sabato 30 aprile 2011

GIOVANNI PAOLO II e gli neuroscienziati


Domenica primo maggio  verrà beatificato il “santo subito”: il grande Giovanni Paolo II. Un Pontefice che ha saputo incarnare in sé, per moltissime persone sparse nei cinque continenti, il filosofo, il teologo, il mistico e l’uomo di Chiesa, oltre che il padre e l’amico.

 Ha scritto di tutto e su tutto. Questo grande pellegrino vestito di bianco amava anche la scienza e, particolarmente, stimava gli scienziati. Numerosi sono i suoi discorsi ai membri della Pontificia Accademia delle Scienze, da lui così anelata, voluta, potenziata. Premi Nobel per la medicina, per la fisica, etc. lo hanno incontrato, ascoltato, hanno discusso con lui. Giovanni Paolo II possedeva quella curiosità tipica del ricercatore scientifico, si lasciava cogliere piacevolmente dal senso di meraviglia dinnanzi alle scoperte sensazionali che hanno caratterizzato la fine e l’inizio del terzo millennio.

Tra tutti i settori della scienza, Giovanni Paolo II stimava particolarmente le neuroscienze e gli neuroscienziati. A loro ha sovente rivolto il suo “plauso e incoraggiamento”: “a voi - dico - scienziati, medici, ricercatori, studiosi e pastori d’anime, che con appassionato impegno vi dedicate allo studio del nobilissimo e profondissimo tema della mente umana, nella quale la fede, illuminando le motivazioni razionali, ci aiuta a scorgere una delle più alte conferme dell’origine divina dell’uomo” (Discorso 17 novembre 1990).

In occasione del convegno intitolato: “Mente, cervello e educazione”, il 10 novembre del 2003, l’ormai prossimo beato, in questi termini desciveva il compito e la missione stessa del neuroscienziato: “La neuroscienza e la neurofisiologia, attraverso lo studio dei processi chimici e biologici del cervello, contribuiscono molto alla comprensione del suo funzionamento... le vostre riflessioni non si incentrano solo sulla vita biologica comune a tutte le creature viventi, ma includono anche il lavoro interpretativo e valutativo della mente umana”. Nonostante gli sviluppi lodevoli nel settore delle neuroscienze, “gli scienziati, oggi, spesso riconoscono la necessità di mantenere una distinzione tra la mente e il cervello, o tra la persona che agisce con libero arbitrio e i fattori biologici che sostengono il suo intelletto e la sua capacità di apprendere... lo studio della mente umana comprende molto più che i semplici dati osservabili, propri delle scienze neurologiche. La conoscenza della persona umana non deriva solo dal livello dell'osservazione e dell'analisi scientifica, ma anche dall'interconnessione tra lo studio empirico e la comprensione riflessiva”. Allora “gli scienziati stessi percepiscono, nello studio della mente umana, il mistero di una dimensione spirituale che trascende la fisiologia cerebrale e sembra guidare tutte le nostre attività come esseri liberi e autonomi, capaci di responsabilità e di amore, e caratterizzati dalla dignità”.

Con il suo metodo che sempre lo contraddistinse: “distingui per unire”, Giovanni Paolo II seppe distinguere, senza separare l’ambito della scienza e quello della fede. Per lui, proprio in tale distinzione tra livello empirico e comprensione riflessiva, si vislumbrano “le fondamenta di quella dimensione spirituale propria della persona umana che la Rivelazione biblica indica come rapporto speciale con Dio Creatore (Gn 2, 7), a immagine e somiglianza del quale è fatto ogni uomo e ogni donna (Gn 1, 26-27)”.

Giovanni Paolo II, tra breve “beato”, amava la neuroscienza, ne andava fiero e penso che tutti i neuroscienziati seri dovrebbero omaggiare tale grande uomo, coraggioso difensore della verità. Agli scienziati diceva: “è infatti per voi motivo di fierezza, e per noi tutti di ammirazione, evocare le grandi e ardite conquiste, realizzate in questo secolo, nella progressiva conoscenza della psiche umana. Il campo sconfinato delle neuroscienze - dalla neurobiologia alla neurochimica, dalla psicosomatica alla psiconeuro-endocrinologia - offre alla ricerca la possibilità di avvicinarsi in modo particolarmente penetrante alla soglia del mistero stesso dell’uomo”.


A tutti i neuroscienziati d’oggi va l’augurio del novello beato Giovanni Paolo II: “per studiare la mente non si potrà mai trascurare l’intera verità sull’uomo, nella sua compatta unità di essere fisico e spirituale; pur muovendosi su base sperimentale la vostra ricerca non potrà ignorare questa seconda e qualificante dimensione. Il tentativo di spiegare il pensare e il volere libero dell’uomo in chiave meccanicistica e materialistica porta inevitabilmente alla negazione della persona e della sua dignità, con conseguenze che hanno gettato gravi e tragiche ombre sulla storia umana del passato e anche del nostro tempo” (Discorso 17 novembre 1990).

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