venerdì 29 aprile 2011

L’Unione Europea difenderà l’embrione umano? Vincerà la scienza o l'ideologia?

Il 10 marzo 2011 sarà considerato il giorno del “buon senso giudiziario”, particolarmente  necessario nelle sedi burocratiche e legislative dell’Unione Europea. Come mai? Yves Bot, avvocato generale del Tribunale di Giustizia dell’Unione Europea (UE) ha pubblicato una serie di conclusioni in merito alla liceità di patentare cellule staminali embrionali.
Il giurista chiede che si proibisca il rilascio di brevetti e patenti per cellule staminali se per ottenerle si è dovuto manipolare o distruggere, diciamolo pure, ammazzare, un embrione umano. Bot difende, nelle sue argomentazioni razionali, che le cellule totipotenti dell’ovulo fecondato hanno per se stesse la capacità di svilupparsi fino a formare un essere umano completo, pertanto devono essere considerate giuridicamente come embrioni umani.

Ciò che afferma Yves Bot non è semplicemente un’opinione, come vorrebbero molti detrattori della vita umana e favorevoli all’aborto, cioè all’omicidio di vite innocenti in nome dell’utopica libertà assoluta. È la realtà dei fatti che già da decenni la scienza medica, l’embriologia, la genetica molecolare, hanno confermato e continuano a ribadire: lo zigote, la morula, la blastula, l’embrione, sono tutte fasi dello stesso soggetto e individuo umano.
Dalla fecondazione, il nuovo essere costituitosi è realmente e biologicamente un nuovo, irripetibile essere appartenente alla specie umana, è veramente un essere umano titolare perciò del diritto alla vita, in primis, e della difesa, essendo un soggetto vulnerabile. Dallo zigote, passando attraverso tutti gli altri stadi di sviluppo ininterrotto dell’embriogenesi (convenzionali e stabiliti dall’uomo), l’essere vivente che già è in atto, è già una persona umana, non è in potenza di diventarlo. L’embrione è certamente un bambino o un adulto in potenza, ma è un essere umano già in atto, non come sofisticamente vorrebbero affermare alcuni che non hanno la benché minima coscienza della appropriata terminologia filosofica.
Le argomentazioni che riporta Bot si fondano sulla direttiva europea 98/44, articolo 5, in cui si afferma la protezione del corpo umano in tutti i diversi stadi della sua costituzione e del suo sviluppo. Pertanto le cellule totipotenti dello zigote sono parte del corpo del nuovo essere umano originatosi dalla fusione dei due gameti, quello maschile o spermatozoo, e quello femminile, o ovocito. Tali cellule totipotenti formano pertanto parte del corpo del nuovo essere umano e devono essere protette secondo la normativa vigente. Inoltre, viene esteso il termine “embrione” anche alla fase successiva allo zigote, cioè al blastocisto in quanto il principio di dignità umana affermato nella direttiva 98/44 si applica alla persona umana esistente, al bambino nato, ma anche al corpo umano sin dal suo primo stadio di sviluppo intrauterino, cioè sin dal momento della fecondazione.
Ci voleva un giurista per ritrovare il senno e la sensatezza? Doveva essere un avvocato a chiarire ciò che la scienza medica già ha esplicitato da decenni? Basti ricordare l’opera grandiosa compiuta dal converso dottor Bernard Nathanson, scomparso lo scorso 21 febbraio: da promotore e attivista abortista, Nathanson attraversò una conversione prima scientifica e poi religiosa rendendosi conto che quel “grumo di cellule” che era abituato a estirpare, non era un semplice tessuto, ma un essere umano, una persona umana.
Speriamo adesso che tali sprazzi di lucidità da parte della giustizia siano accolti, non dall’ideologia, ma dalla sana ricerca della verità da parte del Tribunale dell’Unione Europea che dovrà avvalorare con una sentenza ufficiale i giudizi del sensato Yves Bot.

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