mercoledì 1 giugno 2011

CERVELLO E AMORE

Cervello e amore sul piatto della bilancia. Che significa?

L’applicazione sempre più rapida ed immediata all’uomo delle scoperte neuroscientifiche, frutto certo dell’abbondante ricerca che mira a decifrare i misteri del cervello e della mente umana, ha fatto sorgere nell’opinione pubblica sentimenti spesso antitetici. Proprio dal loro carattere intrinsecamente “umano”, da questi sviluppi scientifici sorge la corrispondente riflessione etica, nasce cioè nella pratica, la neuroetica.

Le immagini di risonanza magnetica fanno già parte della nostra cultura d’ogni giorno: termini come PET (tomografia ad emissione di positroni) o risonanza magnetica funzionale (fRMN) sono parte integrante della nostra memoria, li abbiamo uditi ed ascoltati ripetutamente per radio, in televisione, li abbiamo letti su Internet nelle circostanze più disparate.

In quasi tutti i contesti socio-culturali, il suffisso “neuro” sta trovando largo impiego e successo per le finalità più svariate, dal vendere al convincere.

Ci potremmo chiedere: cos’è l’amore secondo l’odierna cultura neurodeterminista?

Ci siamo forse illusi per molti secoli, per millenni, che l’amore, quella “forza” non soltanto composta di sentimento ma anche di razionalità, fosse una nota caratteristica della nostra specie homo sapiens sapiens.
Filosofi, poeti, letterati ne hanno da sempre cantato le gesta. Persino l’apice della rivelazione religiosa ha definito Dio: Amore sommo.  
Gli scolastici medioevali hanno caratterizzato l’amore quale atto supremo della nostra facoltà spirituale denominata volontà.

Mentre stavo tranquillamente scartando un cioccolatino brasiliano mi sono imbattuto su questo messaggio riportato sull’interno dell’involucro: l’amore è soltanto una combinazione di molecole chimiche!

Il messaggio veicolato con tanta semplicità è chiarissimo: si pretende illustrare il senso profondo e “scientifico” dell’amore umano attraverso un palese determinismo biologico, anzi, neurobiochimico.
Per alcuni neurodeterministi l’amore umano altro non sarebbe che l’associazione di neurotrasmettitori cerebrali: dopamina, ossitocina, etc.

Ma è questo ciò che ogni giorno sperimentiamo nella nostra esistenza?

Noi comuni esseri umani facciamo l’esperienza dell’amore, non sperimentiamo certamente le catene di amminoacidi associati per formare i neurotrasmettitori.

Non è forse l’amore che motiva le nostre vite? Che ne da un certo gusto, un interesse, uno slancio vitale? Non è l’amore che ci coinvolge completamente, nel nostro tutto, che ci prende anima e corpo?

Forse resta ancora oggi valido l’adagio dantesco che conclude la sua opera magna: “l’amor che move il sole e l’altre stelle”  (Paradiso XXXIII,145). 


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