venerdì 20 maggio 2011

CERVELLO SENZA LIMITI

Un film eccessivamente al limite del surreale? Oppure uno spaccato frutto dello scenario neuroscientifico che sta dominando la nostra odierna società? 

Eccone una breve recensione. Eddie Morra (Bradley Cooper) è uno scrittore in crisi depressiva, incapace di cominciare il primo romanzo che gli è stato commissionato. Per questa sua tendenza all'autocommiserazione e al boicottaggio autoindotto, la fidanzata decide di lasciarlo. Lo stesso giorno incontra per caso Vernon, il fratello della donna con cui è stato sposato per poco tempo molti anni prima. Per placare i suoi tormenti, Vernon, che è un ex-spacciatore, gli offre un farmaco in via di licenza in grado di aumentare le capacità dei recettori neuronali ed attivare tutte le aree del cervello.

La famigerata pastiglia trasparente (che è frutto della fantasia dello sceneggiatore) si chiama NZT. Il protagonista del film di Neil Burger si converte così da persona mediocre a genio dell'alta finanza, poliglotta senza limiti, eccellente problem solver. Il farmaco ha subito un effetto incredibile su Eddie, facendogli non solo recuperare l'autostima perduta ma anche tutti i ricordi più distanti e reconditi. Quando l'effetto svanisce, decide di tornare subito da Vernon per farsi dare altre pillole, ma una volta raggiunto il suo appartamento, trova l'ex-cognato morto sul divano, ucciso da qualcuno interessato allo stesso farmaco.

Una domanda problematica è proprio quella che circola sui mezzi di comunicazione e nelle menti di molti: e chi non se la prenderebbe una smart-drug capace di estendere al 100% le potenzialità della mente?

Ecco un primo punto di riflessione. Il protagonista del film non è un supereroe, tanto meno un personaggio fantastico, come accade sovente, ma una persona come tante, come noi, che pur di superare una momentanea crisi creativa e di autostima, accetta di testare su se stesso gli effetti di un farmaco in fase di sperimentazione, una smart drug top-secret che promette di amplificare le capacità intellettive e utilizzare il 100% del cervello.

Insomma, passa l’idea che l’odinarietà della vita, le difficoltà e i comuni intoppi della nostra natura umana possano essere, tranquillamente e senza sforzo, risolti attraverso il progresso della farmacologia applicata alle neuroscienze.

Per il protagonista di Limitless, convertito improvvisamente dalla tecnoscienza in un genio poliglotta della letteratura e dell'alta finanza, i limiti insiti nella nostra natura umana sono considerati di per sé inaccettabili. Non sarà certo un caso se il titolo del film rispecchi questa riflessione. Mi chiedo: è davvero così?

In effetti, se ci guardiamo intorno, ma se ci guardiamo un pò meglio anche noi, non è forse vero che ci anima un globale senso di iperattività frenetica? Non è forse vero che fremiamo e ci irritiamo così di sovente quando il nostro agire subisce battute d’arresto, quando la stanchezza ci soprassale e siamo per l’ennesima volta in ritardo con una consegna o con un lavoro? Non è forse vero che desideremmo avere tra le mani una NZT o un suo surrogato?

Ma per non andare troppo lontani: la naturale tristezza a seguito di un lutto già è trattata con antidepressivi, la timidezza viene aggirata attraverso spray nasali all’ossitocina (l’ormone dell’attaccamento empatico), ma non solo. Moltissimi studenti dei college statunitensi già sono abituati ad una “aiutino” farmacologico, le famose "smart drugs",  utili per poter rendere di più nello studio evitando stanchezza, ansia, stress e per attivare al meglio i propri neuroni con la speranza di ottenere risultati eccellenti in poco tempo. Così, il mind-enhancing (potenziamento mentale) attraverso la somministrazione di farmaci quali il Ritalin, l’Adderall o il Modafinil, sono pratiche consuete per intere generazioni di giovani che del resto non risultano affetti da alcuna patologia psichiatrica. Già si prospettano anche caschi elettromognetici transcranici a basso voltaggio per implementare i successi accademici e professionali (Douglas Fox, Brain Buzz, Nature, vol. 472, 14 April 2011).

La frenesia e l’eccessiva competizione a tutti i costi che viviamo quotidianamente a tutti i livelli sociali, è sufficiente a giustificare l’assunzione di farmaci potenzianti normalmente impiegati nella terapia di stati patologici, anche gravi?

I neuro-film alla Limitless prospettano un futuro roseo. Ma c’è anche l’altro lato della medaglia, forse quello che l’opinione pubblica non vede, ma che poi ricade sui medici e sugli operatori sanitari, oltre che su intere famiglie.
Mi riferisco ai rischi altissimi dell’ampio utilizzo di queste neurobiotecnologie in soggetti sani. Assuefazione, dipendenza, gravi psicosi, etc., sono solo alcuni lievi effetti che l’assunzione prolungata di psicofarmaci e loro derivati causa.

Ma il problema principale è che oggigiorno la tecnologia ha quasi superato le conoscenze mediche, nel senso che ancora non possediamo l’intero quadro delle interferenze di tali farmaci con le funzioni neuronali, però essi vengono “sperimentati” in diretta su ampi spettri di soggetti. Non conosciamo gli effetti di tali sostanze nel lungo termine.

Limitless è un vero e proprio manifesto della mentalità postmoderna  che si sta diffondendo e che esprime il limite di non avere limiti, oltre che dal punto di vista bioetico, nemmeno medico.

Qui la scienza medica deve allearsi alla riflessione bioetica per avere il coraggio di sfatare false aspettative a basso costo, per ridimensionare gli scenari cinematografici, per riportare sul dibattito l’autentico concetto di “medicina” e di “salute” che non può ridursi al’essere un tecnocrata specializzato che distribuisce al paziente le novità del momento secondo il criterio della convenienza economica, del prestigio o del ricatto legalizzato.

Allora le risposta alla iniziale domanda faziosa diverrebbe: non se la prenderebbe una smart-drug capace di estendere al 100% le potenzialità della mente colui che abbia capito che i limiti della natura umana non sono inaccettabili dal punto di vista medico tanto da volerli superare nell’immediato pregiudicando la propria salute a lungo termine.

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