martedì 3 maggio 2011

La stimolazione cerebrale (Brain Stimulation): orizzonti terapeutici ed implicazioni etico-giuridiche


Lo scorso 1° aprile 2011, nell’ambito del XIX° incontro del Gruppo di Neurobioetica dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma (www.neurobioetica.it), si è svolto il 4° seminario aperto al pubblico dal titolo: La stimolazione cerebrale (Brain Stimulation): orizzonti terapeutici ed implicazioni etico-giuridiche. La tavola rotonda rientrava all’interno della settimana culturale della Biomedicina promossa: dal Vicariato per la Pastorale Universitaria della Diocesi di Roma, dal Ministero della Pubblica Istruzione e dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR).

Di seguito gli abstracts dei relatori.


dottor Alberto Carrara, LC
Contesto della tematica
Sulla scia dell’adagio «conosci il tuo cervello: è la sfida più importante che l’uomo abbia mai affrontato e che dovrebbe costituire il motto socratico del nostro tempo» del premio Nobel Rita Levi Montalcini, questa tavola-rotonda si propone di riflettere sulla tecnologia della stimolazione cerebrale. Giorno per giorno assistiamo ad un sempre maggiore interesse nei confronti dei progressi delle neuroscienze. Tale interesse, seppur non nuovo, risulta sicuramente rinnovato grazie all’estremo sviluppo della tecnologia. Le più raffinate tecniche di neuro-immagine ci sono oramai familiari, entrano nello scenario collettivo del cittadino medio. Anche se tali sviluppi richiedono notevoli approfondimenti interdisciplinari, non possiamo più negare di trovarci in un’era neurocentrica. La stimolazione cerebrale fa parte di queste tecnologie neuroscientifiche emergenti che, come ogni forma di biotecnologia, porta sempre con sé un’aura che provoca stupore, meraviglia, da un lato, ma anche inquietudine, dall’altro. Agendo sul mondo vitale, queste tecnologie neuroscientifiche arrivano a dare forma alla realtà stessa intervenendo in modo incisivo sull’esperienza concreta delle persone, permettendo un superamento e persino prospettando un ampliamento delle potenzialità umane. L’essere umano non resta immutato dal modo con cui manipola tramite la tecnologia la realtà, a trasformarsi non sono soltanto i mezzi fisici o le sue strutture anatomiche, ma è l’uomo stesso, la persona umana che ne viene beneficiata. La tecnologia è un fatto profondamente umano legato all’autonomia e alla libertà dell’uomo.

prof. Massimo Gandolfini
Stimolazione Cerebrale Profonda: cosa la scienza medica ci dice
La neurostimolazione affonda le sue radici nientemeno che nella medicina praticata dai nostri progenitori latini. Nel 47 a.C., il medico romano Strabonio Largo suggerì di curare il mal di testa cronico e la melanconia applicando sulla testa del malato una torpedine, le cui scariche elettriche avrebbero portato certamente beneficio.
Nel XVIII° secolo, mentre Galvani poneva le fondamenta della moderna elettricità, vi fu chi propugnò la “galvanizzazione” per le cure delle malattie mentali.
Con alterne vicende, giungiamo al 1930 , quando due neurologi italiani, Cerletti e Bini, mettono a punto la “terapia elettroconvulsivante” (comunemente nota come “elettroshock terapia”) , con indicazione in ambito psichiatrico, in particolare nelle depressioni maggiori e nelle psicosi maniaco-depressive. Con l’affermarsi di una nuova disciplina, nata sulla radice delle neurologia, negli anni 1950/1960 si è iniziato ad utilizzare tecniche di neurostimolazione e di neuroregistrazione corticale cerebrale, con tecnica cruenta che richiedeva un approccio craniotomico, nell’ambito dello studio e cura dell’epilessia.
Agli inizi degli anni ’80, si iniziò ad utilizzare tecniche di neurostimolazione in ambito di terapia antalgica, soprattutto attraverso la stimolazione midollare cordonale posteriore (SCS).
Giungiamo al 1990 quando si pensò e si realizzò la tecnica di stimolazione cerebrale profonda (DBS), con impianto di elettrodi in target intracerebrali ben definiti per via stereotassica, nella terapia – dapprima – della malattia di Parkinson e – successivamente –  in altri stati patologici (cefalea farmacoresistente, sindromi depressive maggiori, sindromi epilettiche).

dott.ssa Lucilla Bossi (Parkinson Italia)
Sottoporsi alla DBS: breve storia di un’esperienza personale
Il mio contributo a questa Tavola Rotonda non è che il fedele resoconto del mio incontro con la malattia di Parkinson all’età di 36 anni e del mio intervento di DBS 12 anni più tardi. Ripensando alla mia disperazione in quei giorni lontani, sento l’urgenza di testimoniare - 25 anni più tardi – che, grazie alla DBS – anche se la malattia alla fine avrà la meglio (ma chi può dirlo?), non sarà riuscita a togliere senso e bellezza alla mia vita. Quello che io temevo più di ogni altra cosa al tempo della diagnosi, era che la malattia potesse fermare la mia vita. Invece il Parkinson - lo si creda o no – ha reso la mia vita, nonostante momenti di una sofferenza psichica indicibile, più profonda, intensa e ricca di significato. E la mia fede tenace nella voce interiore della mia anima mi ha condotto lungo percorsi concreti e metaforici che, senza la malattia, non avrei mai conosciuto.

dottor Riccardo Carrara
Stimolazione del nervo vago nel trattamento della depressione
La stimolazione del nervo vago nel trattamento della depressione resistente ha conquistato negli ultimi anni maggiore credibilità e sta diventando una possibile e seria opzione terapeutica di supporto nel trattamento di questa patologia di salute pubblica di primaria importanza. Punti affrontati: Disturbo depressivo maggiore, Il nervo vago, questo vagabondo, La stimolazione, L'intervento chirurgico e i parametri di stimolazione, L'efficacia clinica, Gli effetti collaterali, Speranze e considerazione etiche.


«Esorto gli scienziati a proseguire i loro sforzi restando sempre in quell’orizzonte sapienziale, in cui alle acquisizioni scientifiche e tecnologiche s’affiancano i valori filosofici ed etici, che sono manifestazione caratteristica ed imprescindibile della persona umana».

(Fides et ratio – 106)

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