venerdì 30 dicembre 2011

Differenza uomo-donna? Le neuroscienze la confermano!

Che esistano differenze tra uomo e donna (e per fortuna!), lo sappiamo tutti, almeno credo, per esperienza.

Che tali differenze dipendano (in gran parte anche) dal cervello, forse è meno noto.
Il 29 dicembre 2011 il Corriere della Sera pubblicava un curioso articolo di Chiara Lalli intitolato: Nel cervello delle donne http://lettura.corriere.it/nel-cervello-delle-donne/ 

«I cervelli delle donne hanno un ippocampo più grande, che di solito le rende più brave a mantenere i ricordi. Quelli degli uomini hanno una corteccia parietale più spessa, che è utile nel respingere le aggressioni. Le donne sono predisposte a esprimersi attraverso il linguaggio, gli uomini non così tanto». Così cominciava «What is it about men», la sesta puntata dell’ottava stagione del serial televisivo Grey’s Anatomy.

Ecco allora alcune neuro-prove della famigerata diversità tra i due sessi. Ciò che fin dalla preistoria era scontato e di dominio del senso comune, ora sembra corroborato da prove neuroscientifiche.

La realtà è forse amara per noi maschietti: il cervello femminile non solo esiste, ma è più sofisticato di quello maschile. Ad esempio, nel cervello femminile, il corpo calloso (una struttura composta da fibre nervose che connettono l’emisfero di destra con quello di sinistra) è molto più complesso. Nella donna, quindi, i due emisferi comunicano più facilmente tra loro.

Conseguenze? L’uomo tende ad elaborare la realtà basandosi soprattutto sull’emisfero sinistro, razionale, logico e rigidamente lineare, mentre la donna utilizza in misura maggiore l’emisfero destro che permette di compiere operazioni mentali in parallelo, ed è più legato alla sfera emozionale e al linguaggio analogico. Il celebre “intuito” femminile si basa proprio su questo: sulla possibilità del cervello di elaborare la realtà in modi diversi e paralleli.
Vantaggi? In situazioni complesse è avvantaggiata la donna, perché il cervello femminile è meno “rigido” e quindi è portato ad analizzare uno spettro più ampio di dati e possibilità. Il cervello maschile è favorito in situazioni semplici e collaudate. Se il primo è come una “fuoriserie” - un pò delicata ma capace di prestazioni strabilianti - il secondo ricorda di più un trattore: semplice, robusto, inarrestabile, ma limitato.
Oltre al corpo calloso, le ricerche hanno evidenziato che nella donna una zona dei lobi frontali è più attiva: è un’area legata ai processi decisionali, molto connessa alle cosiddette aree “limbiche”, la sede dell’emotività. Il processo decisionale delle donne è quindi influenzato emotivamente in misura maggiore rispetto a quello degli uomini. Questo il buon senso comune già lo sapeva!

La cosa più sorprendente, però, è che la donna risulta molto più resistente del maschio agli stress: sia in campo fisico che psicologico. E non solo per la ragione, ormai nota a tutti, che la donna da un punto di vista cardiocircolatorio risulta più protetta, in virtù di una più alta concentrazione di estrogeni, ormoni che hanno un’azione protettiva sulle arterie.
Nel 1997 un gruppo di importanti fisiologi dell’Università di Cape Town si prese la briga di studiare come mai con l’aumentare della distanza in chilometri, il divario cronometrico tra uomini e donne tendesse a diminuire sempre di più. Infatti, per distanze tra i 5 e i 42.2 km della maratona il divario uomo-donna risulta netto, ma su prestazioni con distanza superiore alla maratona (le ultramaratone, per l’appunto) tale divario tende a diminuire in modo molto significativo.
Il monumentale studio evidenziò che:
1- le donne hanno probabilmente una maggiore capacità di ossidare gli acidi grassi; in parole semplici riescono ad utilizzare in misura maggiore il grasso corporeo come combustibile, risparmiando il prezioso e limitato glicogeno muscolare ed epatico (la “benzina super” del nostro organismo).
2- le donne -a parità di velocità- hanno una corsa “più economica” dei maschi, nel senso che si muovono in modo più efficace, diminuendo la spesa energetica. In parte -come indicato da altri studi- questo fattore sarebbe influenzato dalla migliore capacità elastica della muscolatura femminile, in grado di “restituire” una maggiore percentuale della forza trasmessa al terreno.
In realtà sembra che la popolare convinzione che le donne posseggano soglie più alte per la percezione del dolore non rispecchi la realtà. Recenti studi compiuti presso la Pain Management Unit dell’University of Bath  (http://www.bath.ac.uk/news/articles/releases/paingender040705.html) farebbero pensare che le donne siano in realtà più vulnerabile al dolore ( lo prova la schiacciante maggioranza femminile tra i pazienti che soffrono di sindromi dolorose croniche): ma che siano costrette ad affrontare questa esperienza più frequentemente durante la vita, in un maggior numero di aree del corpo, più spesso e più a lungo degli uomini. Ciò in qualche modo le renderebbe più “abituate” a confrontarsi con le sensazioni dolorose.
La donna è anche più capace -mediamente- di gestire stress: Da un punto di vista psicologico le donne tendono ad affrontare i problemi ricorrendo di più al supporto sociale o gestendo le emozioni negative, mentre i maschi tendono a concentrarsi maggiormente sulla soluzione del problema in sé. Lo stile femminile risulta spesso vantaggioso, in quanto l’incapacità maschile di gestire l’aspetto emozionale spesso conduce a disturbi di tipo somatico.

Si potrebbe continuare per le lunghe, in effetti, numerosi sono gli studi neuro-specialistici emergenti in materia. C’è da ricordare che “differenza” non è sinonimo di discriminazione, “differenza” non significa un più o un meno, un meglio o un peggio, significa ciò che la parola vuol dire: diversità.  
Certamente la scienza progredisce e accanto ai dati oggettivi si affiancano spesso abusi, interpretazioni affrettate, forzature, come afferma nel suo articolo Chiara Lalli.
La conoscenza del nostro cervello dev’essere considerata non in senso univoco e riduttivo, bensì come un gran apporto che ci serva ad integrare le molteplici dimensioni di quel gran mistero che è l’essere umano.

È la libertà umana che può utilizzare informazioni scientifiche manipolandole, creando aspettative inesistenti, paure senza fondamento,... la neuroetica, che il prossimo anno (2012) compirà 10 anni di vita, vuole essere quella riflessione ponderata che cerca di incasellare razionalmente i numerosi dati neuroscientifici all’interno di una cornice che spieghi e dia senso pieno alla verità della e sulla persona umana. Questa riflessione risulta sempre più necessaria in un clima culturale dove l’ignoranza e i pregiudizi abbondano e proliferano.

3 commenti:

  1. Ma allora i primi a non accettare la "diversità" sono gli omosessuali. La vera diversità è tra l'uomo e la donna e non quella tra individui dello stesso sesso. Sono gli omosessuali ad essere affetti da "fobia per il diverso".

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  2. Questo video è carinissimo e mi ha fatto capire alcune cose del mio lui! http://www.youtube.com/watch?v=-AvNvN7CyJk

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