mercoledì 14 dicembre 2011

XXVI SEMINARIO INTERDISCIPLINARE DEL GRUPPO DI NEUROBIOETICA


Ateneo Pontificio Regina Apostolorum
Istituto Scienza e Fede
Cattedra Unesco di Bioetica e Diritti Umani
Gruppo di Neurobioetica


La coscienza, i suoi disturbi e la recente legge sul biotestamento

Consciousness, its Diseases and the New Italian End of Life Policies

XXVIº Seminario del Gruppo di Neurobioetica

Roma, venerdì 16 dicembre 2011
 ore 16:30-19:00

Ateneo Pontificio Regina Apostolorum
AULA TESI

Presentazione
“Poiché nel cognoscimento che l’anima fa di sé, cognosce meglio Dio… e nello specchio dolce di Dio cognosce la dignità e la indegnità sua medesima” (Caterina da Siena, Libro della Divina Dottrina, cap. XIII).
Queste poche parole, espresse qualche secolo fa richiamano, con sconvolgente attualità, le questioni che quasi tutti i malati pongono ai propri medici curanti quando parlano di “coscienza” e “dignità”: ciò avviene soprattutto in riferimento a quelle malattie che essi sentono come potenziale pericolo per la perdita, magari solo temporanea, della prima e come conse­guen­za, forse ineluttabile, anche della seconda.
Lo scopo di questo seminario è quello di far emergere gli aspetti, non solo scientifici, ma etico-filosofico-antropologici di ciò che comu­ne­men­te chiamiamo coscienza, per porlo in una relazione, del tutto imprescindibile e secondo una prospettiva neurobioetica, con la dignità della persona e del suo io più nascosto, partico­larmente quando viene a mancare per malattia e l’essere umano non è più al centro di sé stesso e del mondo esterno. Egli viene a trovarsi in un limbo tanto sospeso che a tutt’oggi, nonostante i grandi passi avanti delle Neuroscienze, il suo stato è ancora considerato una zona grigia del sapere ed etichettato come “vegetativo”.
Soltanto la ricerca continua di questa relazione tra scienza, etica, filosofia ed antropologia può rendere attuabile l'applicazione clinica del Bio­testamento, consentendo una visione globale e centrale dell’uomo e della sua finitezza; la “cognoscenza” lo verrebbe ad identificare, quin­di, non solo come un mero, piccolo am­mas­so di cellule e di interconnessio­ni neuronali, bensì come l’insieme di cervello, anima e pensiero.

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