È l’ennesima notizia di cronaca sanitaria quella che viene riportata sabato 9 aprile 2011 sulle pagine dei giornali. La sentenza della Cassazione numero 13476 è chiara: condannati tre medici, tra i quali l’ex primario pioniere della chirurgia microinvasiva, che nel 2001, presso l’Ospedale San Giovanni di Roma, avevano operato una signora di 44 anni, madre di due bambini, malata di cancro in fase terminale.
Su richiesta della paziente i medici avevano proceduto all’intervento chirurgico pur sapendo della sua inefficacia terapeutica e clinica. In effetti la paziente decedette poco dopo. Una domanda, a cui pochi vorrebbero trovarsi a dover rispondere, ha percorso i diversi gradi giudiziari fino a culminare in una sentenza definitiva: ha senso operare una persona in fase terminale pur sapendo che, dal punto di vista medico, non ce la farà?