domenica 8 gennaio 2012

NEUROLIBERTÀ (I): SIAMO DAVVERO LIBERI?

La tematica relativa alla libertà umana, come sempre lungo la storia dell’umanità, è tornata di moda particolarmente nell’ultimo mezzo secolo, alimentata dalla “rivoluzione” scientifica in campo neurologico.

Inizio, con questo articolo, una riflessione su questo argomento neuroetico che spero possa interessare.

Fin da adolescente, quando lessi il romanzo Guerra e Pace di Lev Tolstoj, mi colpì l’analisi finale che egli propone nella seconda parte dell’epilogo. Al capitolo VIII di quest’ultima parte dell’opera l’autore afferma:

“se la volontà di ogni uomo fosse libera, cioè ognuno potesse agire come gli talenta (come gli pare diremo noi oggi), tutta la storia sarebbe una serie di casi fortuiti slegati.
Se anche un solo uomo fra milioni di uomini nel corso di un millennio avesse la possibilità di agire liberamente, e cioè, a suo piacere, evidentemente un solo libero atto di quell’uomo, contrario alle leggi, annienterebbe la possibilità dell’esistenza di qualsiasi legge per tutto il genere umano.
Se invece esiste anche una sola legge che governi le azioni degli uomini, non può esistere la libertà dell’arbitrio, poichè la volontà degli uomini deve essere soggetta a questa legge.
In questa contraddizione consiste il problema del libero arbitrio, che dai tempi più remoti ha preoccupato i maggiori ingegni dell’umanità, e dai tempi più remoti è stato posto in tutto il suo immenso significato” [1].

Ecco ben sintetizzata la problematica: determinismo o libertà! Siamo davvero liberi?

Il grande scrittore russo concludeva la sua opera così: “nel caso presente, è ugualmente necessario rinunciare a un’inesistente libertà e riconoscere una dipendenza che non sentiamo” [2].

La risposta del grande Tolstoj appare oggi, a quasi due secoli di distanza, la tesi “sposata” da alcuni neuroscienziati.

Possiamo allora rinunciare a ciò che chiamiamo libertà? È soltanto una mera illusione frutto del nostro cervello? Dobbiamo far nostre le conclusioni di taluni neuroscienziati?

Meglio ancora: le interpretazioni neuroscientifiche che vorrebbero aver cancellato per sempre la libertà umana riducendola ad attività elettrochimica cerebrale, sono consistenti dal punto di vista scientifico?

Queste sono alcune delle domande a cui cercherò di rispondere nei prossimi “post”.

Dagli esperimenti di Benjamin Libet degli anni ’80, dalle repliche di Haggard e Eimer, dai lavori di Soon e di Haynes (solo per citare alcuni dei più famosi neuroscienziati coinvolti nella tematica), tenterò un approccio sintetico cercando con equilibrio un avvicinamento alla realtà dei fatti.



[1] Cf. L. Tolstoi, Guerra e pace, vol. IV, Mondadori, Verona 1957, 365.
[2] Cf. Ibid., 385.

Nessun commento:

Posta un commento