giovedì 19 gennaio 2012

NEUROLIBERTÀ (III): SIAMO DAVVERO LIBERI?

La problematica DETERMINISMO-LIBERTÀemerge con tutta la sua forza dalle pressanti e struggenti domande: siamo davvero esseri dotati di libertà, oppure automi in balia di uno stretto determinismo neurobiologico?

Nel fondo la questione si riassume nella domanda seguente: che cos’è la libertà?

Caso emblematico è quello riportato in questi ultimi giorni:


alcuni neuroscienziati si sono proposti, con un finanziamento di 1,5 milioni di euro, di studiare come risponde il cervello del grande campione Messi (vedi http://acarrara.blogspot.com/2012/01/neuro-calcio-leonel-messi-il-suo.html). L’intento è scoprire come quest’organo risponde nella scelta cruciale in situazioni di tensione e stress come una intensa partita di calcio.

Oggigiorno, lo sviluppo delle capacità tecnologiche rende possibile studiare in vivo e visualizzare le aree del nostro cervello osservandone, anche in tempo reale, la loro maggiore o minore attivazione nelle circostanze più svariate. Questo ha prodotto un vero e proprio fiume di studi scientifici.  

L’elettroencefalografia e lo sviluppo delle tecniche di neuroimaging (tra le quali è da annoverare l’ormai famosa fRMN, detta anche risonanza magnetica funzionale) non poterono per molto rimanere confinate alla pura, anche se importantissima, area clinica indispensabile alla diagnosi di patologie localizzate a livello cerebrale. Dal laboratorio, queste moderne e sofisticate tecnologie hanno letteralmente invaso la nostra quotidianità. Gli studi scientifici si moltiplicarono (e continuano a moltiplicarsi) in base alla fantasia e al genio di ciascun ricercatore. Dal voler capire le basi neurofisiologiche di attività umane quali la memoria, il linguaggio, la vista, la personalità, etc., si iniziò a studiare uno dei tratti più caratteristici dell’umano: la sua libertà.

Dagli esperimenti di Benjamin Libet degli anni ’80, dalle repliche di Haggard e Eimer, dai lavori di Soon e di Haynes (solo per citare alcuni dei più famosi neuroscienziati coinvolti nel settore), uno stuolo di ricercatori si è prodigato per sviscerare uno dei dilemmi più pressanti che lo spirito umano abbia conosciuto. Sembra proprio che alcuni di questi risultati empirici della ricerca neuroscientifica supportino con forza il fatto che l’essere umano possieda una semplice credenza di agire liberamente, quando, in realtà, sarebbe completamente determinato dal suo stesso cervello.

Possiamo allora rinunciare a ciò che chiamiamo libertà? Essa è soltanto una mera illusione frutto del nostro organo cerebrale? Dobbiamo far nostre le conclusioni di taluni neuroscienziati? Meglio ancora: le interpretazioni neuroscientifiche che vorrebbero aver cancellato per sempre la libertà umana riducendola ad attività elettrochimica cerebrale, sono consistenti dal punto di vista scientifico? Di che cosa realmente ci parlano questi interessanti studi?

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