sabato 28 gennaio 2012

TOMMASO D’AQUINO E LE NEUROSCIENZE (I)

Oggi celebriamo la festa di San Tommaso d’Aquino (1224-1274). Ha forse qualcosa da dirci un teologo medioevale sulle contemporanee visioni dell’essere umano scaturite dall’evoluzione degli studi neuroscientifici?

Nella sua opera magistrale, la Summa Theologica, la parola “cervello” appare ben 12 volte! Non è incredibile.

Credo che la visione antropologica di Tommaso, filosofo e teologo, costituisca un apporto notevole al dibattito contemporaneo sul rapporto anima-corpo, mente-cervello e, in generale, sono convinto che la sua riflessione possa essere d’aiuto alla neuroscienza e alla contemporanea neuroetica. Perchè?
Tommaso e una lunga tradizione pluri-millenaria, concepisce la soluzione al problema dell’anima secondo la visione aristotelica dell’ilemorfismo.

L’anima è la forma sostanziale del corpo a cui compete la facoltà intellettiva. Quest’ultima, come per quella volitiva, a causa della natura trascendente, immateriale, “aperta” degli atti concettuali e giudicativi che pone in esercizio, è associata per necessità razionale l’immaterialità. L’immaterialità implica non mescolanza alla materia e perciò l’intelletto per agire, in altre parole per pensare, non necessita intrinsecamente di nessun organo corporale, esso esiste di per sé, cioè sussiste [1].

Certamente Tommaso si rendeva conto della dipendenza, questa volta estrinseca, ma necessaria, tra l’organo materiale del cervello, che egli appella quale “organo della cogitativa”, e la possibilità di porre in esercizio atti intellettivi o volitivi.

L’anima umana dando l’essere, in quanto forma, alla potenzialità di un corpo lo rende vivente, senziente e pensante: lo costituisce una persona [2].

Tale anima è creata direttamente da Dio per il suo corpo. Tra questi due principi metafisici c’è un legame essenziale, immediato. Tommaso, così, salva l’unità della persona nella dualità dei principi che la costituiscono.

Tommaso è il punto equilibrante delle antitesi materialistiche e idealistiche riuscendo magistralmente a coniugare razionalismo e naturalismo aristotelico: l’anima è sì forma del corpo, ma forma auto-sussistente ed immortale proprio per l’analisi del suo atto peculiare e caratteristico, l’atto d’intellezione che, trascendendo la materia, non resta al particolare, ma scopre l’universale, astraendolo dalla realtà sensibile.


[1] Cf. S. Nannini, L'anima e il corpo. Un'introduzione storica alla filosofia della mente, Laterza, Roma-Bari 2002, 18.
[2] Cf. S. Thomas Aquinas, S. Th. I, q.75, a.2.

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