martedì 7 febbraio 2012

I VERI NEMICI DELLA RICERCA SCIENTIFICA (II)

È stato classificato come “saggio disputa” all’interno delle “guerre staminali”, il testo di Armando Massarenti, filosofo italiano e giornalista del «Sole 24 Ore», edito da Ugo Guanda Editore nel settembre 2008 e pubblicizzato con un articolo apparso sul Corriere della Sera del 9 ottobre 2008.

A promuovere il libro, un’autorevole firma del mondo scientifico italiano: il neuroscienziato Edoardo Boncinelli.

In 208 pagine, al modico prezzo di 14 euro e mezzo, l’autore, con una vistosa capacità narrativa e sintetica, illustra la vicenda, spesso intrigante e speranzosa, del dibattito scientifico, etico, politico ed ideologico creatosi attorno all’efficacia clinica e terapeutica delle cellule staminali, embrionali ed adulte.


Dopo una concisa introduzione, Massarenti va sviscerando, attraverso 19 capitoli, l’intera vicenda sulle cellule staminali, sorta a partire dalle possibilità sperimentali del 1981, anno in cui Martin Evans e Mario Capecchi (premi Nobel per la medicina nel 2007), insieme a Oliver Smithies, svilupparono metodiche di laboratorio capaci di estrarre e mantenere linee di cellule staminali embrionali dal topo.

Dopo aver fatto il punto sulla situazione della ricerca scientifica in Italia  (tema  che  si  ripresenterà  in numerose battute critiche attraverso il testo), l’autore, con un forte “appello ai fatti” e all’analisi obbiettiva sull’effettivo stato della ricerca e della cura utilizzando cellule staminali, delinea, attraverso un’ampia documentazione giornalistica e scientifica, la storia (non sempre e non molto “felice”) di quest’ambito di scienza medico-biologica sulle staminali, che ha una tale presa mediatica e sociale.

Notevole e positiva la capacità di sintesi dell’autore come pure interessanti e arricchenti i numerosi dati e citazioni scientifiche che vengono forniti attraverso la narrazione.

Quella che molti hanno battezzato “la più grande promessa” o la “rivoluzione” della medicina del XXI secolo, si profila, dalle pagine del libro, una vicenda molto complessa, intrisa di problemi, non esclusivamente etici e morali (prevalenti e consistenti a mio avviso, a dispetto dell’autore), ma anche scientifici e che, per l’ennesima volta nella storia umana, riafferma la necessità, più che mai urgente, di criteri e regole oggettive.

Chiaramente (a dispetto dell’autore) questi ultimi (criteri e regole oggettive) non possono essere prodotti dalla scienza stessa, ciò sarebbe un’assurdità di principio, poichè significherebbe che chi si vuol regolamentare fungerebbe anche, allo stesso tempo, sia da origine e sia da fondamento della legge stessa, come se un imputato si trovasse ad essere non solo e giudice, e difensore, e accusa, ma anche legislatore. Questo risulterebbe essere un classico esempio di dittatura.

I criteri e regole oggettive non possono che venire dall’analisi obbiettiva e priva di pregiudizi sulla natura umana stessa. Essi non vanno “creati” o inventati dall’uomo, ma da quest’ultimo scoperti, portati alla luce.      

Quello di Massarenti si delinea un saggio che richiama indubbiamente l’attenzione. L’apparente stranezza del titolo che, sebbene voglia rievocare il tema delle staminali, sottolinea in profondità la forte critica alla posizione italiana sulla materia: “staminalia”, infatti, come afferma l’autore, significa: “stam-in-(it)alia”.

La chiara grafica di copertina di Guido Scarabotto, ritrae un vescovo stilizzato (se non il Papa stesso!) mentre, chinato, osserva attraverso gli oculari di un microscopio. Tale immagine si trova in perfetta sintonia con il sottotitolo del libro: “le cellule «etiche» e i nemici della scienza”. Già, i nemici della scienza sono raffigurati sulla copertina del capolavoro di Massarenti. Tutto il testo del libro ne segue, in modo fiero, la scia.
  
Il riassunto e la linea interpretativa di guidizio dell’autore in materia di cellule staminali è così evidente che non serve nemmeno sfogliare il saggio, basta voltarlo e leggere le cinque righe della quarta pagina:

“i «miracoli» delle cellule staminali adulte e la demonizzazione della ricercha sulle embrionali. Un saggio filosofico-scientifico che smaschera i falsi argomenticontro la libertà della ricerca e che racconta la sperimentazione oggi più promettente in campo medico”.

Di una cosa siamo concordi, le promesse, di alcuni, sulle cellule staminali sono oggi semplici promesse.

Ad un occhio accorto, abituato a ricercare i puntini sulle “i”, specialmente in campo biotecnologico, risultano dal testo di Massarenti numerose e palesi lacune in ambito biologico e diversi strafalcioni medici per non parlere poi delle inferenze e conclusioni filosofiche, degne di un autentico sofista.

Solo per citarne alcuni (cercherò in altri “post” futuri di analizzare punto per punto i diversi errori-sofismi-interpretazioni fuorvianti del libro, mettendo in evidanza i dati omessi, le ultime frontiere e i più recenti dati scientifici autorevoli che smentiscono la linea interpretativa di Massarenti):

·        in primis, il discorso sullo zigote e sulla blastocisti, che vengono definiti “gruppi di cellule omogenee” (a pagina 51) e “ammassi di cellule” (a pagina 70), è in pieno contrasto con la scienza stessa. Sono omessi i risultati scientifici della biologia dello sviluppo e dell’embriologia molecolare, come della genetica che affermano che lo sviluppo del concepito è un continuo, privo d’interruzioni e di salti che possano far affermare scientificamente che “qui, o meno, l’embrione diventa uomo”. Centinaia di studi scientifici, ricapitolati nel classico libro di testo Developmental Biology (capitolo 7, pagina 254) di Scott F. Gilbert, affermano, senza ombra di dubbio (per cui il “in dubiis libertas” proposto dall’autore a pagina 54 non funziona!), che: “con la fertilizzazione inizia un nuovo organismo vivente. C’è un unico continuo processo dalla fertilizzazione allo sviluppo embrionale e fetale, alla crescita postnatale, alla senescenza fino alla morte”. È la scienza stessa che chiarisce come, nel processo che si attiva con la fecondazione, la quantità della materia coinvolta cambia e si organizza, mutando e accrescendo la complessità del tutto, ma l’entità che cresce, che si specializza, che evolve, è sempre la stessa: l’unico essere umano, l’unica persona concepita.

·         In secondo luogo, l’uso scorretto dei termini, per esempio, quello di “pre-embrione”, usato poco coerentemente affiancato al totale fraintendimento rispetto ai co-principi metafisici reali atto e potenza nel contesto embrionale.

·         Grave errore medico risulta l’aver esplicitamente uguagliato lo stato vegetativo persistente con la morte della persona, tema tragicamente attuale dopo la conferma della “sentenza Englaro”, sancita con l’omicidio della stessa paziente.

·        Scorretto anche l’aver abbondantemente citato, passandoli per voci autorevoli della cattolicità, personaggi, tra i quali anche e purtroppo, sacerdoti, apertamente anticattolici, vale a dire apertamente in contrasto con il Magistero della Chiesa che, nonostante l’autore non lo riesca a riconoscere, su questi temi, è di una chiarezza e semplicità unica, basterebbe leggersi l’enciclica Humanae Vitae e Veritatis Splendor.

·        Forse è proprio la troppa luce di una conoscenza e una sapienza millenarie che accecano gli occhi così sensibili di coloro che, per usare la metafora delle nottole di Aristotele, hanno vissuto troppo a lungo nell’oscurità e si ostinano a farlo.

La conclusione dello stesso Massarenti la traggo dalle sue stesse parole: su temi delicati come l’essere personale dell’embrione e l’uso delle cellule staminali embrionali ed adulte bisognerebbe, come si legge all’inizio di pagina 56: “sospendere il giudizio”, cosa che vorrei anch’io fare su questo saggio, ma che non mi è moralmente lecito per correttezza nei confronti della verità scientifica e della dignità della persona umana.

La democrazia tanto invocata e desiderata dalle prime pagine fin all’analisi conclusiva, ecco che si cristallizza in quell’ambiente pluralista dove tutto e il suo contrario sono affermati e poi confutati, ma dove purtroppo, lungi dall’esserci liberati degli “assoluti dispotici” e clericali, impera un unico assoluto, quello secondo cui la verità può e deve essere ricercata, ma mai potrà essere trovata ed affermata. Che bella e consolante conclusione, specie per la scienza moderna!

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