mercoledì 15 febbraio 2012

NEUROLIBERTÀ (IV): SIAMO DAVVERO LIBERI?

La problematica DETERMINISMO-LIBERTÀ emerge nello scenario neuroscientifico sin dagli anni ’70.

Siamo davvero esseri dotati di libertà, oppure automi in balia di uno stretto determinismo neurobiologico?

Dagli esperimenti di Benjamin Libet degli anni ’80.

Il dibattito contemporaneo in quest’area è stato ben riassunto da Kerri Smith e pubblicato sulla rivista scientifica Nature nel 2011[1].

I primi esperimenti che hanno maggiormente influito alla diffusione di una visione neurodeterminista dell’agire libero dell’uomo furono realizzati da Benjamin Libet nella decade degli anni ’70-’80. I risultati di Libet sono stati successivamente pubblicati sulla rivista Behavioral and Brain Sciences nel 1985[2]. Il titolo dell’articolo mette in luce l’esistenza di una “iniziativa cerebrale incosciente” che in qualche modo vincolerebbe la volontà cosciente durante l’azione volontaria.

Libet, deceduto il 23 luglio 2007, nacque nel 1916; era un neuropsicologo, ricercatore del Dipartimento di Fisiologia dell’Università della California a San Francisco (Stati Uniti). Si può a ragione affermare che gran parte del dibattito a cui ci stiamo riferendo trova la sua origine nel noto “esperimento di Libet”. Di che cosa si tratta?

Libet e i suoi collaboratori presero le mosse dalle scoperte di Hans Helmut Kornhuber e Lüder Deecke avvenute nel 1965 e di ciò che questi ultimi denominarono in tedesco “Bereitschaftspotential”, “readiness potential”, in inglese, o potenziale di preparazione o disposizione (PD), in italiano. Il PD consta di un cambiamento elettrico che si ingenera in determinate aree cerebrali e che ha la caratteristica di precedere l’esecuzione dell’azione futura[3].

Libet utilizzò un apparecchio di elettroencefalografia (EEG) col quale registrò l’attività cerebrale di una serie di volontari coinvolti nel prendere una decisione, nello specifico, la decisione di muovere un dito. Lo studio si realizzò nel modo seguente: i partecipanti avevano in una mano un orologio che potevano bloccare con l’impulso volontario di un dito; quando i soggetti sentivano la necessità di muovere le dita della mano libera e lo volevano fare, dovevano bloccare l’orologio. L’esperimento fu disegnato in modo tale da poter conoscere la relazione temporale che vi era tra il potenziale di preparazione (PD), la coscienza della decisione da attuare e l’esecuzione del movimento. Tutto mirava a conoscere quando “appare” il desiderio cosciente o intenzione di portare a compimento un’azione.

I risultati furono sorprendenti: esistono dei potenziali corticali di preparazione localizzati nella corteccia motoria secondaria (corteccia premotoria) che precedono di circa 350 millisecondi l’azione cosciente al realizzare un movimento volontario.



[1] Kerri Smith, Neuroscience vs philosophy: Taking aim at free will, Nature 477, 2011, pp. 23-25.
[2] Benjamin Libet, Unconscious cerebral initiative and the role of conscious will in voluntary action, in « Behavioral and Brain Sciences», volume 8, pp. 529-566.
[3] H.H. Kornhuber und L. Deecke, Hirnpotentialänderungen bei Willkürbewegungen und passiven Bewegungen des Menschen: Bereitschaftpotential und reafferente Potentiale, Pflugers Archive für die Gesamte Physiologie des Menschen und der Tiere 284, 1965, pp. 1-17.

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