lunedì 13 febbraio 2012

SEMINARIO: Rapporto mente-cervello nell’unità della persona umana - IV

FILOSOFIA ANTICA
Dai presocratici a Socrate e Platone, da Aristotele ad Agostino, da Tommaso d’Aquino al tardo medioevo, dal dualismo cartesiano al contemporaneo monismo neuroscientifico (dove approda la filosofia post-analitica), questa breve e limitata «sintesi delle principali concezioni filosofiche sull’anima, la mente, l’io (Self) e lo spirito dall’antichità ai giorni nostri» ([1]), vuole gettare uno sguardo sulle diverse ed antitetiche teorie ed ipotesi riguardanti la vita mentale dell’uomo per poter scorgervi, se fosse il caso, una cornice filosofica unitaria e costante ([2]).
«MENTE»: tra ψυχή e πνεῦμα
Il significato del termine “mente”, in latino mens, può essere rintracciato nella similitudine dei significati antichi dei termini: ψυχή (psyché) o anima razionale, concetto caro ad Aristotele, e πνεῦμα (pnéuma), spirito o spiritus ([3]).
DUPLICE SIGNIFICATO ANTICO
Se la cultura attuale attribuisce al concetto di “mente” quello di dimensione psicologica dell’uomo o funzione emergente dal cervello, tale termine, sin da prima del V sec. a.C., possedeva un duplice significato: cosmologico ed individuale spaziando dalla psicologia alla fisica, dalla metafisica all’etica ([4]). Queste accezioni designavano, sia il “soffio”, vale a dire, la forza che dava vita al corpo (forza vitale dell’individuo), sia il νοῦς responsabile dell’ordine e del movimento stesso del cosmo ([5]).


[1] S. Nannini, L'anima e il corpo..., viii.
[2] Cf. Ibid., 204.
[3] Cf. Ibid., 3.
[5] Cf. S. Nannini, L'anima e il corpo..., 3. Per un percorso storico più articolato: C. Fabro, L’anima..., 108-111.

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