venerdì 17 febbraio 2012

STAMINALIA (I)

Inizio con questo post l’analisi e la riflessione sul libro Staminalia. Le cellule «etiche» e i nemici della scienza di Armando Massarenti (Ed. Guanda, Parma 2008) che ho avuto modo di recensire per la rivista Studia Bioethica.

L’analisi che condurrò si baserà sulle affermazioni, “chiare ed evidenti”, che citerò di volta in volta, e che saranno le parole stesse dell’autore, le “ipsissima verba Massarenti” come vorrebbero i latini.

Iniziamo subito dall’INTRODUZIONE.


A pagina 5 l’autore esordisce così: “È la più grande promessa della medicina del XXI secolo, ma non è detto che riusciremo a beneficiarne”. È chiaro che ci si sta riferendo alla ricerca sulle cellule staminali. Bisogna notare la verità della frase iniziale: è, in effetti, una grande PROMESSA. Come è ovvio, una promessa è qualcosa che si attende con speranza nella sua PROBABILE REALIZZAZIONE FUTURA.

Massarenti dice bene: la ricerca scientifica che coinvole le cellule staminali (da ora in poi abbrevierò: staminali) è davvero un settore di grande sviluppo che sta attualmente già provocando enormi risultati a livello di conoscenze di biologia molecolare, di genetica e citologia.

Basti pensare che c’è stata una vera svolta epocale: dal “dogma” che affermava la presenza di cellule staminali adulte soltanto a livello di alcuni organi ed apparati (anche in biologia molecolare si parla e si affermava il “dogma”: “un gene, una proteina”, poi smentito dalle stesse evidenze sperimentali relative allo splicing genetico, etc., cose che appassionano i tecnici biotecnologi come il sottoscritto, ma che forse è meglio sorvolare per non entrare, in questa sede, in maggiori dettagli), fin all’evidenza che gruppi (pools) di cellule staminali adulte si riscontrano praticamente in tutti gli organi del nostro corpo, basterebbe considerare due recenti pubblicazioni apparse su Nature, persino a livello cerebrale e cardiaco!

Inoltre, gli studi sperimentali su cellule staminali adulte hanno permesso l’evidenza del processo di TRANSDIFFERENZIAZIONE cellulare. In sintesi, si definisce la transdifferenziazione il processo di trasformazione di cellule provenienti da uno dei 3 foglietti embrionali (ectoderma, mesoderma ed endoderma) in cellule di altro foglietto attraverso un processo di “riprogrammazione ed espressione genetica” che in teoria era già stato precedentemente (ed ovviamente) postulato. Un biologo molecolare lo troverebbe abbastanza ovvio (almento in teoria!).

Bisognerebbe leggere una delle recenti pubblicazioni circa le speranze e previsioni sull’uso delle cosiddette “cellule staminali indotte” o iduced pluripotent stem cells (iPS) per rendersi conto della situazione odierna sulle cellule staminali.

Concludo per il momento con una semplice consatatazione. Fa sorridere la sintonia che c’è tra il libro di Massarenti e certi slogan che si ripetono purtroppo anche su siti di una certa serietà come l’italiamo Molecular Lab che pubblica un articolo dal titolo: “Staminali adulte e deludenti” che inizia con questi toni: “La campagna referendaria è stata segnata dalla contrapposizione fra difensori delle staminali embrionali e crociati delle staminali adulte”. Certamente il connotato “crociati” per coloro che promuovono la ricerca scientifica con cellule staminali adulte è sicuramente un refuso o uno sbilanciamento involontario... considerando poi che le fonti citate da questo articolo risalgono al 2002-2004, cioè a circa di 10 anni fa, non mi resta che concludere amaramente: se questa è serietà e aggiornamento scientifico allora ben venga la barbarie dell’impiego di esseri umani (embrioni umani) per il puro diletto di certi scientisti. Certo non si pretende un super-aggiornamento al giorno presente, ma un pizzico di serietà e rigore scientifico.


3 commenti:

  1. Mi meraviglia l'analisi che il Professore Carrara ha fatto. Grazie
    Profssa. Martha Tarasco Universidad Anáhuac México Norte

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  2. Gli scienziati e la vita embrionale: la risposta nei principi costituzionali

    Tutti gli scienziati pronti ad utilizzare gli embrioni riprodotti in vitro, in soprannumero, clonati o ancora abortiti, stimano la vita appena concepita allo stesso livello di un “serbatoio di cellule staminali istocompatibili” come se si trattasse di semplice materiale organico privo di qualunque aspettativa alla dignità umana. Costoro, certamente esperti nel loro mestiere, ignorano la verità autoevidente esplorata dalle lenti dei loro microscopi e incancellabile quanto la stessa esistenza umana. Eppure se quell’essere minuscolo potesse chiedere asilo politico, lo farebbe e sicuramente invocherebbe l’osservanza del valore della vita umana,Volendo però rispettare uno dei principi basilari del convivere civile, il neminem laedere, basterebbe per esempio ispirarsi alla stessa Convenzione del Consiglio d’Europa approvata ad Oviedo dal Consiglio d’Europa il 19.11.1996 . In essa all’art.2, si afferma perentoriamente il primato dell’uomo sul solo interesse della società e della scienza” da rispettare sia come individuo che appartenente alla specie umana….(considerando n.9)…assicurando la dignità umana da atti impropri della biologia e della medicina.
    Potremmo concludere affermando che un’equilibrata visione delle due prospettive, ci impedirebbe di degradare la dignità di chi è più debole e indifeso e tanto meno di sperimentare sulla vita dei nostri simili; e così facendo, potremmo evitare che gli embrioni possano avere un valore inferiore al nostro, al punto di poter essere sacrificati da una scienza priva di coscienza o forse stolta, portata avanti senza un minimo di precauzione.



    dott.ssa silvia bosio

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  3. segue:

    E allora in termini concreti cos'è l'embrione? Una persona o cosa? Sicuramente è da escludere che non identificandosi né con l’uno, né con l’altro, si tratti di un tertium genus, intermedio tra un oggetto e un soggetto di diritto per due ordini di ragioni. Non solo perché nel diritto tertium non datur ovvero non esiste altra categoria al di fuori dei soggetti o degli oggetti; ma come ben evidenziato da Oppo , sicuramente la tutela dell’integrità fisica dell’embrione, dev’essere ricercata nella considerazione della vita quale ‘bene in sé’ meritevole di autonoma protezione .
    D’altronde questa impostazione è stata chiaramente espressa dal legislatore Costituente, determinato nel volere garantire a tutti gli esseri umani i valori essenziali, primo fra tutti la vita. Ma a quell’epoca rimaneva pur sempre la grande difficoltà di armonizzare dal punto di vista politico, ideologie tra loro fortemente contrapposte che i nostri Padri Costituenti riuscirono a comporre rifacendosi alla comune cultura di matrice romanistica.
    Ciò porta a concludere che le stesse solide basi normative della Carta Costituzionale oggi si rivelerebbero dei validi strumenti per tutelare la posizione giuridica del concepito e per tirarlo fuori dall’angusta visione patrimonialistica del diritto . In ogni caso non possiamo rispondere senza prima considerare lo status del concepito: è una vita umana a pieno titolo avente la medesima dignità di tutti gli esseri umani definiti persone? La risposta la possiamo trovare in una frase di Guardini: “E’ il precetto non uccidere che sottrae l’uomo dal regno delle cose e lo colloca in quello delle persone”.
    Silvia Bosio
    dottore di ricerca in bioetica U.C.S.C. roma

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