giovedì 1 marzo 2012

COSCIENZA E LIBERTÀ: RITA LEVI MONTALCINI INCONTRA TOMMASO D’AQUINO (I)

Nel mio intervento di martedì 28 febbraio 2012 presso la Pontificia Università della Santa Croce, ho cercato di sostenere la tesi compatibilista, anzi, armonica, tra la magistrale definizione sintetica del premio Nobel per la Medicina Rita Levi Montalcini e la tradizione filosofica perennis che in Tommaso d’Aquino trova il suo vertice e sistematizzatore.
Per la neuroscienziata Rita Levi Montalcini, la coscienza umana è «tra le proprietà più sorprendenti e affascinanti del cervello umano» che consiste proprio nell’essere consapevole (il cervello) della propria consapevolezza.

Per coscienza «si intende lo stato di consapevolezza della nostra esistenza come entità individuale, che implica il riconoscimento delle proprie azioni e del susseguirsi temporale e sequenziale» [1].
Nella stessa pagina di questo splendido compendio di saggezza che è Abbi il coraggio di conoscere, la neuroscienziata italiana sintetizza anche il rapporto tra coscienza, io (Self) e libero arbitrio quando afferma:
«la coscienza collega il nostro io con le esperienze degli eventi, in quanto ci consente di comprendere la nostra esistenza come entità pensante, rendendoci responsabili delle nostre azioni» [2].
La coscienza umana sarebbe così una proprietà, una facoltà, una funzione “emergente” (tutti termini mutuati dalle diverse ridefinizioni che la Montalcini propone) del nostro organo cerebrale secondo la teoria di Gerald Edelman di derivazione della coscienza superiore (secondaria o umana) da quella primaria tipica di tutti i vertebrati superiori [3].



[1] R. Levi-Montalcini, Abbi il coraggio di conoscere, Bur Rizzoli, Milano 2004, p. 25.
[2] R. Levi-Montalcini, o.c.
[3] G. J. Edelman, Sulla materia della mente, Adelphi, Milano 1993.

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