mercoledì 28 marzo 2012

NEURO-DIRITTO (NEURO-LAW) (I)

- neuroscienze e diritto: quando le neuroscienze entrano nei tribunali -
di Alberto Carrara, LC

Inizio con questo post una rassegna sul quel ramo della neuroetica che viene denominato “neuro-law” o neuro-diritto. Nel n. 87 della rivista Mente&Cervello  (marzo 2012) è apparso un ottimo articolo sintetico sull’argomento, centrato sopratutto sulla situazione italiana che si profila d’avanguardia in questo settore.
Il titolo dell’articolo, firmato da Rita Viola, è emblematico: Le neuroscienze nei tribunali italiani, il sottotitolo dice così:
La capacità di scegliere tra bene e male è legata a processi mentali che non possiamo controllare? A rispondere ci aiutano oggi le tecniche di imaging cerebrale e l’analisi del DNA. Un fronte sul quale l’Italia vanta un primato anche in sede giudiziaria.
Presenterò una breve sintesi e un’iniziale bibliografia sull’argomento.
Due sono infatti le sentenze che l’Italia ha “partorito” e che si contraddistinguono per la ricezione, in sede giudiziaria, delle più sofisticate e avanzate neuro-tecnologie (biotecnologie). La prima, ormai famosa per la pubblicazione sulla prestigiosa rivista scientifica Nature, risale al 2009 e fu emessa dal Tribunale di Trieste. All’algerino che nel 2007 assassinò un giovane colombiano fu ridotta sensibilmente la pena a seguito dei seguenti test diagnostici eseguiti:
-         Polimorfismo tendente all’aggressività del gene codificante l’enzima monoammino-ossidasi A (MAO-A)
-         Disfunzionalità frontale dimostrata con fRMN (risonanza magnetica funzionale) eseguita durante un compito di stop-signal
Alcuni test genetici forniscono informazioni sull’eventuale predisposizione (non causazione!) alla violenza.
Non si deve arrivare, afferma Viola nel medesimo articolo su Mente&Cervello, al determinismo biologico: la genetica e le neuroscienze rappresentano tecnologie utili per individuare fattori che possono intervenire in un quadro più complesso, non sono la causa diretta dei comportamenti umani.

Il secondo caso, del Tribunale di Como del 2011 lo considererò il prossimo mercoledì.

Bibliografia:
-         Intervista al professor Pietrini (genetista della sentenza di Trieste del 2009)
-         Mente&Cervello, n. 87, marzo 2012

1 commento:

  1. Aunque exista una tendencia a la agresividad, o una debilidad mental extrema, por ejemplo o una disfuncionalidad frontal (que también se puede ver si hubiera un problema de circulación ), la tendencia puede obnubilar la libertad, pero nunca suprimirla.
    Como médico en comunicación humana y foniatría veo muchos casos de alteraciones neurológicas con repercusiones psiquiátricas, y sin duda, hay alteraciones de juicio. PERO nunca suficientes como para cometer un asesinato. Por ejemplo podría haber una alteración de juicio relacionado a no guardar un secreto, o a la difamación. Pero ello nunca significa que para un crimen mayor la persona realmente no se percate de ello. Solo un factor externo, como pudiera ser una alucinación podría parecer una ensoñación de hacer con un arma algo que no fuera el homicidio. Pero generalmente eso es justo al revés: creer que cometen un homicido cuando no lo están haciendo.
    Martha Tarasco

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