venerdì 23 marzo 2012

SEMINARIO: Rapporto mente-cervello nell’unità della persona umana - VI


Dopo aver parlato, nell’ultimo post, della figura di Alcmeone di Crotone, “padre” della neuroanatomia e considerato iniziatore in occidente della pratica autoptica, oggi mi concentrerò sul grande Ippocrate.


IPPOCRATE
Nato sull’isola di Cos in una data imprecisata che può spaziare dal 460 al 450 a.C., Ippocrate è destinato a diventare nei secoli il simbolo stesso dell’arte medica. A quest’aura di leggenda, che sempre circondò la sua figura, si devono le innumerevoli e fantasiose tradizioni fiorite intorno alla sua esistenza e il confluire sotto il suo nome di uno stuolo di opere appartenenti ad altri autori, note nel loro complesso col titolo di Corpus Hippocraticum.
Ippocrate, riprendendo Alcmeone di Crotone, si era reso conto di una certa relazione causale tra l’organo del cervello e talune funzioni superiori come il linguaggio, tanto è che dal capitolo XVII° al XX° della sua opera, il Male sacro, viene a delinearsi una vera e propria «teoria della centralità del cervello» [1], anticipando e fornendo alcuni presupposti, plausibilmente in maniera incosciente, al materialismo neuroscientifico contemporaneo.

De morbo sacro - Il male sacro - La malattia sacra
Anticamente la malattia dell'epilessia, sindrome neurologica caratterizzata da convulsioni e perdita di coscienza dovute ad un’iperattività neuronale, veniva definita morbo sacro.
Ciò era dovuto all'imprevedibilità delle sue manifestazioni, che per molto tempo contribuirono a ritenerla causata da forze maligne della natura o da divinità avverse.
Ippocrate fu il primo grande personaggio del passato a rifiutare il carattere sovrannaturale di questa malattia, come dimostra nel suo trattato specifico sull'epilessia intitolato De morbo sacro. Il suo contributo fu fondamentale per elevare la scienza medica a modello di sapere scientifico. Ippocrate riteneva che tale malattia avesse struttura naturale e cause razionali e nella sua opera chiarisce come in essa non ci fosse nulla di più divino e sacro che nelle altre malattie. Era piuttosto l'ignoranza degli uomini (quelli che l'autore definisce ciarlatani, maghi, bigotti, stregoni) riguardo le cause e le cure dell'epilessia che contribuiva all'erronea credenza.

Un testo emblematico del suo pensiero:
Bisogna che gli uomini sappiano che da null’altro si formano i piaceri e la serenità e il riso e lo scherzo, se non dal cervello, e così i dolori, le pene, la tristezza e il pianto.
E soprattutto grazie ad esso pensiamo e ragioniamo e vediamo ed udiamo, e giudichiamo sul brutto e sul bello, sul cattivo e sul buono, sul piacevole e sullo spiacevole […]
Ed è a causa del cervello se impazziamo, e deliriamo, e ci insorgono incubi e terrori […] E tutto ciò soffriamo per via del cervello, quand’esso non sia sano […] Per queste vie ritengo che il cervello svolga l’azione più importante nell’uomo: esso infatti è per noi l’interprete degli stimoli […]
Il cervello è invero il veicolo alla coscienza […] è l’interprete della coscienza [2].



[1] Cf. M. Vegetti (ed.), Opere di Ippocrate, UTET, Torino 19762, 296.
[2] Ippocrate, Male sacro, XVII-XX, testo italiano in: Ippocrate, Opere di Ippocrate, a cura di M. Vegetti, UTET, Torino 19762.


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