mercoledì 4 aprile 2012

NEURO-DIRITTO (NEURO-LAW) (II)

Con questo secondo post introduttivo all’argomento del neuro-diritto, voglio consigliare ai miei lettori un libro interessantissimo che può sicuramente aiutare a far maggior chiarezza sulla tematica.
Si tratta del recente libro pubblicato da Codice Edizioni, intitolato Il delitto del cervello. A firmare l’opera, Andrea Lavazza, studioso di scienze cognitive e di neuroetica e Luca Sammicheli, neuropsicopatologo.
260 pagine per introdurre alla tematica della mente tra scienza e diritto.
Riprendo le parole degli autori riportate sul frontespizio:
L’immagine di uomo adottata dal diritto, quella cioè di persona libera, razionale, consapevole e padrona delle proprie azioni, viene oggi messa radicalmente in discussione dalla ricerca neuroscientifica. Dagli studi più recenti emerge che certe emozioni hanno spesso il sopravvento sulla ragione, che a nostra insaputa siamo condizionati dalle circostanze e che il nostro io è meno solido di quanto pensiamo. La genetica e le neuroscienze sembrano dunque costringere l’ordinamento giuridico a tornare su alcuni suoi quesiti centrali: l’agire criminale è da ritenersi normalmente libero, frutto di un’intenzione consapevole del soggetto? Ha senso punire chi è “determinato” all’aggressività? Si moltiplicheranno le assoluzioni grazie agli esami cerebrali dell’imputato? Gli psicopatici dovranno essere “scusati” a motivo del loro (presunto) deficit di empatia? Temi tipici delle aule di giustizia, ma fondamentali anche nella concezione generale dell’essere umano; temi che sotto la pressione delle scienze cognitive da più parti si propone di ridefinire, come è già accaduto in alcune discusse sentenze. Andrea Lavazza e Luca Sammicheli offrono la prima panoramica unitaria e ragionata delle ricadute giuridiche, filosofiche e sociali di tali complesse questioni. Con una conclusione che non necessariamente vede il cervello “uccidere” mente e diritto.
Come le neuroscienze sfidano alcuni concetti chiave del diritto (e della nostra vita): razionalità, libertà, colpa e punizione.
L’emergere di una prospettiva che può riformulare il nostro modo di considerarci esseri umani.
In un senso siamo certamente uguali, tutti membri della specie Homo sapiens sapiens, e in un altro senso, noto e banale, siamo diversi l’uno dall’altro per gusti, percorsi di vita, scelte, valori. […] Ma forse oggi scopriamo che siamo irrimediabilmente diversi in dotazioni naturali, che la lotteria genetica ha un ruolo più importante di quello che pensavamo.

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