lunedì 23 aprile 2012

OMOSESSUALITÀ & CERVELLO (I)

Oggi, lunedì, continuo il consueto appuntamento con la rubbrica dedicata all’omosessualità. La prospettiva è quella prettamente scientifica, in particolare, neuroscientifica.

Dopo aver chiarito nel mio articolo sintetico l’infondatezza del determinismo neurobiologico relativo alla presunta esistenza di un cosiddetto “CERVELLO GAY”, dopo aver considerato l’opinione in materia di un neurochirurgo prestigioso come il professor Massimo Gandolfini, torno a dare fondamento a ciò che è stato dimostrato attraverso altra bibliografia.


Continuo oggi iniziando la prima parte della splendida descrizione che il dottor Roberto Marchesini, noto psicologo e psicoterapeuta, particolarmente nell’ambito considerato,  svolge nel capitolo secondo del sul libro sull’omosessualità maschile [1].
Il paragrafo intitolato “L’ipotesi biologica” (sottointeso: dell’omosessualità), si colloca all’interno del capitolo secondo riguardante l’Eziologia.
Diverse sono le conferme a quanto già ho esposto nel mio articolo sintetico, le enumero di seguito:
-         «l'ipotesi biologica circa l'origine dell'omosessualita ha un valore particolare per gli attivisti gay; non ci si stupira, quindi, di scoprire che la maggior parte degli studi su questo argomento sono stati condotti da ricercatori gay» (p. 61);
-         Inoltre viene dimostrato come tali « ricerche sono state per lo piu condotte in modo tendenzioso e con conclusioni predeterminate (che a volte, addirittura, contraddicono gli esiti delle stesse ricerche)»
-         «Accade talvolta che l'oggetto di una ricerca assuma un valore non solo scientifico, ma anche politico, ideologico, filosofico»;
-         Ecco emergere un dato importante e significativo: «appartiene alla storia del movimento gay il tentativo di rivestire di un'aura di scientificita le proprie rivendicazioni ideologiche e politiche. Il precursore di questa strategia, il dottor Magnus Hirschfeld, e considerato tra i fondatori del movimento gay internazionale. Omosessualista militante, amante del travestitismo con abiti femminili, il dottor Hirschfeld fondo nel 1897 il Comitato Scientifico-Umanitario con l'obiettivo di chiedere l'eliminazione dal Codice Penale tedesco del paragrafo 175 che dichiarava illegali gli atti omosessuali. Nel 1919 fondo a Berlino l'Istituto per la Ricerca Sessuale con il significativo motto “Per scientiam ad iustitiam” che esplicitava la strategia dell'utilizzo della scienza al fine di ottenere cio che Hirschfeld considerava giusto. L'istituto per la Ricerca Sessuale – che ospitava un Museo del sesso – aveva la caratteristica di utilizzare come campione di ricerca i frequentatori di un bordello annesso all'istituto; con il passare degli anni l'Istituto raccolse una tale mole di documenti circa la vita e le abitudini sessuali dei suoi frequentatori da costituire un pericolo per i vertici del Quarto Reich e per Hitler stesso; secondo diversi autori, infatti, il rogo della biblioteca e dell’archivio dell’Istituto fondato da Hirschfeld distrusse la documentazione circa le perversioni sessuali di numerosi leader nazionalsocialisti, molti dei quali avevano cominciato a frequentare l’Istituto prima dell’instaurazione del regime hitleriano» [2].

Prossimo appuntamento per lunedì prossimo.


[1] Cf. R. Marchesini, Omosessualità maschile, Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, Roma 2011, 61-72.
[2] Cf. SCOTT LIVELY - KEVIN ABRAMS, The pink swastika. Homosexuality in the Nazi Party, Veritas Aeterna Press, Sacramento (CA) 2002, p. 36.

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