mercoledì 18 aprile 2012

SEMINARIO: Rapporto mente-cervello nell’unità della persona umana - VIII

Dopo aver considerato, nell’ultimo post, del rapporto anima-corpo / mente-cervello in Platone, oggi voglio centrarmi sul grande filosofo Aristotele, lo Stagirita.

ARISTOTELE
Con Aristotele (384-322 a.C.) nasce la psicologia quale studio organico e sistematico, cioè scientifico, dell’anima.
La visione aristotelica che s’incontra in due testi magistrali, il De anima e Parva naturalia, è supportata da una corrispettiva dottrina fisica e metafisica [1].


La bio-fisio-psicologia anti-dualista aristotelica si colloca perfettamente all’interno dell’ileomorfismo metafisico che descrive l’anima, nel secondo libro del De Anima, quale forma del corpo del vivente, cioè atto primo dell’essere organico che possiede la vita in potenza; forma che si realizza sempre in una determinata materia [2].
La visione di Aristotele si caratterizza inoltre per la razionalità intrinseca alla natura, per quel carattere teleologico, e non cieco, degli eventi naturali: i fenomeni organici, infatti, sono descritti in ultima analisi in chiave psicologica e finalistica, in antitesi alla parziale e non soddisfacente analisi materialistica o meccanicistica.  È la psicologia il fondamento della biologia e non viceversa, poiché, ad esempio, è il desiderio di vendetta che spiega, cioè è causa, del ribollire del sangue [3].
Nell’ilemorfismo aristotelico non trova spazio il problema mente-corpo: l’anima, in quanto forma, è l’atto primo che conferisce al corpo, quale potenzialità e possibilità, la capacità di essere organizzato e vivente. Forma e materia sono due co-principi del reale che servono a spiegare i fenomeni osservati e a descriverli in modo razionale e plausibile [4].
L’anima è principio delle facoltà, causa prima in virtù della quale l’essere umano vive, percepisce, pensa [5].
Nella sua quadripartizione delle anime o intelligenze, Aristotele identifica e distingue: l’anima nutritiva dei vegetali, l’anima sensitiva degli animali e dell’uomo, le intelligenze che muovono i cieli e le divinità. L’intelletto umano viene distinto nel libro terzo del De Anima in una parte possibile e una produttiva.  L’intelletto produttivo, rappresentando l’elemento divino, risulta separabile dal corpo e perciò immortale, eterno e destinato a raggiunge la piena felicità nella vita contemplativa [6].


[1] Cf. S. Nannini, L'anima e il corpo. Un'introduzione storica alla filosofia della mente, Laterza, Roma-Bari 2002, 7.
[2] Cf. Aristotele, De anima, II, 1.
[3] Cf. S. Nannini, L'anima e il corpo..., 7-8.
[4] Cf. Ibid., 8-9.
[5] Cf. Aristotele, De anima, II, 2.
[6] Cf. S. Nannini, L'anima e il corpo..., 10-11.

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