mercoledì 2 maggio 2012

NEURO-DIRITTO (NEURO-LAW) (IV)

- neuroscienze e diritto: quando le neuroscienze entrano nei tribunali -
di Alberto Carrara, LC

Con questo quarto post della RUBBRICA NEURO-LAW (NEURO-DIRITTO), voglio descrivere il caso della seconda famigerata “neuro-sentenza” del 2011 analoga a quella di Trieste, raccontata e descitta la settimana scorsa.

La si potrebbe denominare “il caso di Como” come ben lo descrive Viola Rita su Mente & Cervello di marzo 2012 (n.87) nell’articolo che porta il titolo: Le neuroscienze nei tribunali italiani, la capacità di scegliere tra bene e male è legata a processi mentali che non possiamo controllare?

Il caso può essere brevemente riassunto così: nel 2009 Stefania Albertani uccise la sorella Maria Rosa e tentò di far fuori anche i genitori. L’assassina, infatti, scoperta dalla sorella nel sottrarre fondi dall’azienda di famiglia, pensò bene di eliminare tutti i parenti più prossimi: sorella, padre e madre.
Stefania sin dal 2007 aveva iniziato a rubare i soldi della famiglia provocando il dissesto finanziario dell’azienda familiare.
La corte di Como stabilì, l’anno scorso, 2011, la parziale incapacità di intendere e volere sulla base della perizia di parte addotta.
L’avvocato della donna, il prodessor Guglielmo Gulotta (che è anche ordinario di psicologia all’Università di Torino) ha esposto con queste parole il proprium di questa sentenza:
“nel caso di Como, la novità consiste nel fatto che in perizia, rispetto al punto di vista genetico, che ha comunque identificato nell’imputata tre alleli in versione “sfavorevole”, sono prevalsi gli aspetti neuropsicologici, rilevati tramite test comportamentali e risonanza magnetica funzionale”.
Prosegue l’avvocato:
“con queste analisi è stato accertato un particolare disturbo frontale in quella parte del cervello, nel cingolato anteriore, coinvolta nei processi che regolano la menzogna e la pianificazione della condotta”.
In letteratura è noto l’influsso che una disfunzione frontale può avere nel regolare la normale capacità di inibire comportamenti automatici.
All’imputata venne diagnosticato uno stato dissociativo per il quale la personalità dominante convive con un alter ego patologico.
Sia in questo caso, come nel precedente della sentenza di Trieste, ci si è basati molto su perizie formulate da psicologi.
Ci potremmo chiedere se non sia meglio, in questi casi così delicati e patologici, affiancare allo psicologo, clinici quali: psichiatri, neurologi, neuroradiologi, neurochirurghi, che potrebbero delucidare in modo più scientifico il reale stato dell’arte sull’argomento. Molte sono, infatti, le critiche scientifiche che vengono mosse alle due perizie presentate.

La prossima settimana considererò alcuni chiarimenti metodologici.

2 commenti:

  1. Mi scusi, mi ha citato (Viola Rita - Mente e Cervello), c'è un errore però: il mio nome è Viola e il cognome è RITA. Grazie!

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    1. Stimata dottoressa Rita, le chiedo scusa per l'errore che ho già provveduto a correggere sulla nota a fine articolo, come pure ho invertito nome e cognome nell'altro da lei segnalato. Come forse già saprà il BrainForum Italia di novembre ha come tematica il Neuro-Law. Ne parlerò prossimamente sul mio blog dove spero poter ospitare l'amica Viviana Kasam, presidente del BrainForum Italia. Tante grazie a lei.

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