venerdì 10 agosto 2012

CORSO ESTIVO DI NEUROBIOETICA 2012: MAGISTERO E NEUROSCIENZE - 1 (VIII)

Neurobioetica: La Persona al centro
delle Neuroscienze, Etica, Diritto e Società

           Roma,  3 luglio 2012 -
Modulo 1 : Fondamenti ed Etica delle Neuroscienze

Oggi inizio l’esposizione degli argomenti trattati durante il secondo giorno (3 luglio 2012) del Corso Estivo di Aggiornamento in Neurobioetica.

 
Il primo conferenzista della mattinata, il professor Padre Francisco José Ballesta Ballester, LC, medico e bioeticista, ha illustrato i rapporti tra Magistero della Chiesa Cattolica e Neuroscienze attraverso l’analisi e il commento di testi specifici. Presento oggi la prima parte soffermandomi in modo particolare su un illuminante testo di Papa Paolo VI.

Dopo una breve introduzione, in cui ci si è riferiti al classico testo: Psicología y Psiquiatría di Pablo Verdier Mazzara (BAC, Madrid 2011) quale linea guida dell’esposizione, il professor Ballesta ha iniziato la sua analisi partendo dal Magistero di Papa Pio XII (1958). Significativo nel contesto delle neuroscienze risulta essere il Discorso alla prima Assemblea Generale del Collegium Internationale Neuro-Psycho Pharmacologicum, del 9 settembre del 1958 (AAS 50, 1958, pp. 687-696). In questo discorso si consideravano i progressi farmacologici in psichiatria, particolarmente dopo la caratterizzazione e l’immissione in commercio della Clorpromazina, della Reserpina (1952) e del Meprobamato. Le difficili questioni di neurobioetica di allora, nel 1958, rigurdavano:

·        Da un lato, la difficoltà oggettiva di poter prevedere il futuro di questi psicofarmaci e il loro influsso biologico e psichico
·        Dall’altro, la caratterizzazione dei meccanismi d’azione a livello molecolare (che iniziavano sulla spinta della scoperta della doppia elica del DNA avvenuta nel 1953)
·        Altra problematica rigurdava i rapporti tra psichiatria e neurofarmacologia, ci si domandava: se i farmaci andassero ad agire sulle cause delle malattie psichiatriche oppure risolvessero soltanto i sintomi; in quale misura tali alterazioni fossero causa o conseguenza dei disordini emotivi tipici della patologia; altra problematica, oggi così ecclatante e attuale, riguardava le cosiddette “addizioni”, cioè i pericoli e gli effetti dell’uso indiscriminato di tali farmaci, anche su soggetti sani.

La Pontificia Accademia delle Scienze (PAS), che nasce quale Accademia dei Lincei a Roma nel 1603 (prima accademia esclusivamente scientifica al mondo), muore nel 1630 e viene rifondata da Papa Pio IX nel 1847, tra le nove discipline d’interesse, annovera le Neuroscienze.

Il 1° evento organizzato dalla PAS avvenne nel 1964 ed ebbe come argomento proprio la COSCIENZA; si intitolava: The Brain an Conscious Experience (StudyWeek, 28 Sept.-3 Oct. 1964, ScriptaVaria 30; edited by Pietro Salviucci). Il 2º evento si tenne nel 1988 ed ebbe come titolo: Brain Research and the Mind-Body Problem. Epistemological and Metaphysical Issues (5 Oct. 1988, Scripta Varia 79; edited by Giuseppe del Re).

Lo stesso Papa Paolo VI, nel 1964, nel suo Discorso alla Sessione plenaria della Settimana di studio su Cervello ed esperienza cosciente della PAS, affermò:

«“Cervello ed esperienza cosciente”, basta vedere associati questi due termini, per comprendere che voi trattate qui ciò che nell’uomo è più specificamente umano, ciò che si avvicina di più ai meccanismi della sua psicologia, ai problemi della sua anima. Certamente, parlando di “coscienza”, voi non intendete indicare la coscienza morale: il rigore stesso dei vostri metodi vi impone di non oltrepassare il campo strettamente scientifico che vi appartiene…».

Continuando, il Papa specificava che:

«Quello cui voi vi riferite esclusivamente è la facoltà di percepire e di reagire alla percezione, cioè il concetto psicofisiologico, che costituisce una delle accezioni della parola “coscienza”. Ma come non vedere la stretta connessione esistente tra i meccanismi cerebrali, quali risultano dai dati della sperimentazione, e i processi superiori, che interessano l’attività propriamente spirituale dell’anima?I vostri lavori, come vedete, sono preziosi ai nostri occhi, in ragione del campo in cui si svolgono, in ragione delle loro affinità, così strette, con quello che interessa soprattutto un potere spirituale come il nostro: il campo delle attività morali e spirituali dell’uomo…» (AAS, 56, 1964, pp. 943-946).

… (continua)

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