lunedì 13 agosto 2012

CORSO ESTIVO DI NEUROBIOETICA 2012: MAGISTERO E NEUROSCIENZE - 2 (IX)

Neurobioetica: La Persona al centro
delle Neuroscienze, Etica, Diritto e Società

Roma,  3 luglio 2012 -
Modulo 1 : Fondamenti ed Etica delle Neuroscienze

Oggi continuo il riassunto dell’esposizione del professor Padre Francisco José Ballesta Ballester, LC, medico e bioeticista, sui rapporti tra Magistero della Chiesa Cattolica e Neuroscienze.

 
Mi concentrerò tra oggi e domani su alcuni testi illuminanti di Giovanni Paolo II. Già tempo fa, su questo blog mi ero occupato di Giovanni Paolo II e le Neuroscienze, uno dei post si trova in cima alla lista dei post più popolari di questo portale.
  
Interessanti risultano i numerosi interventi del Beato Giovanni Paolo II nel contesto delle neuroscienze. Ai partecipanti del Congresso di Neuropsichiatria, il 12 aprile del 1986 disse:

«Sono particolarmente felice di avere l’opportunità di darvi il benvenuto, illustri signori e signore della scienza medica partecipanti al Congresso Internazionale sulla disfunzione ipotalamica nei disordini neuropsichiatrici… Sono stato informato che lo scopo del vostro Congresso è quello di discutere e valutare l’integrazione delle ultime scoperte nel campo della neuroendocrinologia nel trattamento clinico dei disordini neuropsichiatrici, con particolare riferimento alla disfunzione ipotalamica. Speciale oggetto della vostra ricerca è il microcosmo biochimico costituito dalla struttura e dall’azione dei neuropeptidi, specialmente nella loro mutua interazione con il sistema endocrino». Ecco allora circoscritto l’ambito specifico dell’indagine neuroscientifica.  

Continuando il discorso:

«È un campo molto specifico della scienza medica nella quale si sta progredendo con un passo sempre più accelerato nel grande miglioramento degli approcci clinici ai problemi di salute mentale… Nel vostro campo, strettamente legato all’intimo benessere degli individui, siete messi quotidianamente a confronto dal fatto che i processi biochimici che studiate devono essere integrati con una più ampia verità di ciò che significa essere una persona, essere il soggetto di inalienabili diritti, possedere la dignità di essere umano che non può mai essere perduta...» (AAS 78, 1986, pp. 1115-1117). Qui il legame tra neuroscienze e antropologia filosofica.

Nel Discorso per la Sessione plenaria della Accademia delle Scienze e le Settimane di studio su «L’agricoltura e la qualità della vita» e «La struttura e le funzioni del cervello» il 31 ottobre del 1988 si legge:

«Un secondo gruppo di scienziati ha fatto un consuntivo degli studi sul cervello umano e le sue mirabili funzioni. Le ricerche permettono di conoscere meglio, oggi, le strutture e i processi organici che servono di base alle operazioni cognitive ed affettive dell’essere umano. Ma al di là dell’osservazione empirica, appare il mistero dello spirito, irriducibile ai supporti biologici messi in azione nel comportamento dell’essere intelligente aperto alla trascendenza», e più avanti:

«Davanti a quello che conosciamo oggi, il credente non può dimenticare le parole del libro della Genesi: «Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente». Con termini antropomorfici, l’antico racconto della creazione evoca bene l’intimo legale tra l’organismo e lo spirito dell’uomo. Era quindi giusto che gli scienziati confrontassero i risultati delle loro ricerche sperimentali con la riflessione dei filosofi e dei teologi sul rapporto tra il cervello e lo spirito» (AAS, 81, 1989, pp. 617-622).

In occasione della V Conferenza Internazionale su «La mente umana», il 17 novembre del 1990 Giovanni Paolo II affermò:

«È infatti per voi motivo di fierezza, e per noi tutti di ammirazione, evocare le grandi e ardite conquiste, realizzate in questo secolo, nella progressiva conoscenza della psiche umana. Il campo sconfinato delle neuroscienze - dalla neurobiologia alla neurochimica, dalla psicosomatica alla psiconeuroendocrinologia - offre alla ricerca la possibilità di avvicinarsi in modo particolarmente penetrante alla soglia del mistero stesso dell’uomoper studiare la mente non si potrà mai trascurare l’intera verità sull’uomo, nella sua compatta unità di essere fisico e spirituale; pur muovendosi su base sperimentale la vostra ricerca non potrà ignorare questa seconda e qualificante dimensione…

Il tentativo di spiegare il pensare e il volere libero dell’uomo in chiave meccanicistica e materialistica porta inevitabilmente alla negazione della persona e della sua dignità, con conseguenze che hanno gettato gravi e tragiche ombre sulla storia umana del passato e anche del nostro tempo...

Oggi si parla di “intelligenza artificiale” alludendo alle straordinarie possibilità dei “cervelli elettronici”. Conviene tuttavia sempre ricordare che nella base dell’informatica e della cibernetica sta il dato superiore dell’intelligenza umana che, proprio per il suo carattere spirituale e per la conseguente sua irriducibilità ai soli fenomeni fisico-chimici, nel comprendere liberamente giudica, nel capire può anche scegliere, nel conoscere intravede il suo destino ultimo» (AAS, 83, 1991, pp 667-672).

... (continua)

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