lunedì 17 settembre 2012

CORSO ESTIVO DI NEUROBIOETICA 2012: ... E LA COSCIENZA? - 4 (XIII)

Neurobioetica: La Persona al centro
delle Neuroscienze, Etica, Diritto e Società

Roma,  3 luglio 2012 -
Modulo 1 : Fondamenti ed Etica delle Neuroscienze

... (continua dal precedente)

CASI EMBLEMATICI - ATTIVITÀ DINAMICA: …E LA COSCIENZA?


2)     Il caso Zach Dunlap

Il caso di Zach Dunlap ci porta a considerare la fase estrema dei disordini della coscienza, il confine della vita: la morte. Definire i confini vuol dire sapere con certezza fino a dove l’intervento umano può spingersi, togliendo il rischio di toccare posizioni aberranti o pericolose per la dignità dell’uomo.

Questo, come altri casi riportati dai mezzi di comunicazione sociale, toccano un ambito estremamente sensibile e ancora oggi dibattuto: quello del cosiddetto CRITERIO NEUROLOGICO DI MORTE CEREBRALE.

A mio avviso, come più avanti avrò modo di spiegare su questo blog, è necessario associare, alle evidenze neuroscientifiche oggi in possesso, una riflessione filosofica di stampo realista, centrata sulla persona umana, sulla sua irripetibilità, sulla sua trascendenza e, soprattutto, sulla sua realtà di INCARNAZIONE.

Gli accaniti avversari del criterio neurologico di morte cerebrale amano portare a loro prova un caso che, secondo loro, “vale per tutti”, o varrebbe per tutti. Quello di Zach Dunlap, 21 anni, di Oklahoma City, del marzo 2008.

Zach fu dichiarato morto dopo due scansioni al cervello; viene sostenuto. I test eseguiti assicuravano che non vi era nessun flusso ematico nella zona encefalica, il quadro clinico soddisfaceva tutti i requisiti medico-legali richiesti per la morte celebrale, almeno apparentemente. Dopo 36 ore di “brain death” fu disposto l’espianto degli organi.

Invece Zach si è risvegliato, esclamano con trionfo alcuni.

Certo, trionfo della vita che mai era stata perduda. Alcuni hanno parlato di miracolo, ma è proprio la scienza a dirci come è andata.

Intanto, alcune domande da porci: non si capisce bene come sia stata accertata la morte cerebrale per Zach. Sembra che sia stata “accertata” solamente attraverso due esami che valutavano il flusso ematico a livello cerebrale.

Altri dubbi sorgono in quanto prima dell’espianto effettivo sarebbero stati ripetuti ulteriormente gli esami, quindi, non non era stata dichiarata la morte cerebrale. Non ne erano ancora certi. E, in effetti, poi è stato verificato: Zach non era morto.

Il fatto che forse ora i medici affermino che la diagnosi era corretta, quella cioè di morte cerebrale, non significa molto (così si proteggerebbero da eventuali risarcimenti e denunce legali) e il fatto che la famiglia creda nel buon lavoro dei medici può rispecchiare il fatto che i genitori vogliano sostenere e credere in un miracolo.

Il dato scientifico è ovviamente quello di una scorretta diagnosi di morte cerebrale.


... (continua)

Nessun commento:

Posta un commento