mercoledì 5 settembre 2012

CORSO ESTIVO DI NEUROBIOETICA 2012: ... E LA COSCIENZA? - 3 (XII)

Neurobioetica: La Persona al centro
delle Neuroscienze, Etica, Diritto e Società

           Roma,  3 luglio 2012 -
Modulo 1 : Fondamenti ed Etica delle Neuroscienze

... (continua) INTRODUZIONE ATTIVITÀ DINAMICA: …E LA COSCIENZA?

2.  Distinzioni utili: Wakefulness – Consciousness

 
Parliamo perciò della «coscienza» nel contesto medico-scientifico, nell’ambito degli studi neuroscientifici che oggigiorno si stanno impiegando.

Alcune distinzioni.

Il 10 novembre 2011 sulla rivista Lancet, Damian Cruse, di cui si parlerà successivamente, pubblicò un’interessante studio intitolato: Bedside detection of awareness in the vegetative state: a cohort study. Ad una prima e semplice lettura dell’abstract, possiamo derivare alcune distinzioni terminologiche utili; si parla infatti di wakefulness - unaware of themselves or their environment - consciously aware - awareness.

In italiano consideriamo perciò wakefulness quale stato vigile o vigilanza, mentre per  awareness si intende la consapevolezza, di sé e/o dell’ambiente circostante.

Ecco i due poli di tutto il dibattito attuale sugli stati di coscienza.

Prenderò ora in considerazione tre casi emblematici di stati alterati di coscienza.


1)     VS – MCS

Lo stato vegetative (VS) è definito quale disordine della coscienza in cui si ha:

wakefulness without conscious awareness of self and environment,

cioè: vigilanza senza consapevolezza.

In generale, i ricercatori accettano la distinzione tra contenuti e livelli di coscienza, nel senso che, mentre i contenuti di coscienza vengono definiti quali esperienze soggettive (ad es. la sensazione del dolore), i livelli di coscienza vengono classificati in modo più oggettivo suddividendo 3 stadi di alterazione della coscienza:

il coma (C),

lo stato vegetativo (VS) e

lo stato di minima coscienza (MCS).

Il criterio distintivo di tali stati alterati della coscienza è comportamentale: i pazienti diagnosticati VS differiscono da quelli in coma dal fatto che mantengono il ritmo sonno-veglia, si svegliano, anche se entrambi vengono considerati completamente incoscienti, cioè incosapevoli di sé e dell’ambiente circostante.

I pazienti diagnosticati MCS “si crede” (are believed), come affermato da Cruse su Lancet, abbiano una coscienza fluttuante, intermittente e si distinguono dai VS poichè l’osservatore esterno, nella maggior parte dei casi un medico, considera che possieda, il paziente MCS un minimo di consapevolezza di sé e del medio ambiente (ad es. quando si notano segni esteriori che indicano che il paziente sta cercando di comunicare senza riuscire, essendone ostacolizzato). 

Primo grande problema scientifico: come affermato da Cruse e riportato in letteratura, si dà attualmente un 43% di casi in cui le diagnosi di VS vengono riclassificati quali, almeno, MCS (Schnakers C, Vanhaudenhuyse A, Giacino J, et al., Diagnostic accuracy of the vegetative and minimally conscious state: clinical consensus versus standardized neurobehavioral assessment. BMC Neurol 2009; 9: 35; Childs NL, Mercer WN, Childs HW. Accuracy of diagnosis of persistent vegetative state. Neurology 1993; 43: 1465–67; Andrews K, Murphy L, Munday R, Littlewood C. Misdiagnosis of the vegetative state: retrospective study in a rehabilitation unit. BMJ 1996; 313: 13–16).

Inoltre, lo stesso Cruse ammette che le recenti applicazioni delle tecnologie di risonanza magnetica funzionale, cominciano chiaramente a porre in seria discussione le diagnosi di VS nel senso di affermare che veramente questi pazienti non sono consapevoli di sé e del medio ambiente.


... (continua)

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