mercoledì 21 novembre 2012

L’uomo. Perchè? (II)

(continua dalla prima parte)

Per alcuni neuroscienziati la coscienza emergerebbe dalla competizione e cooperazione dei diversi aggregati delle cellule cerebrali, i neuroni appunto; coscienza e anima avrebbero perciò una genesi e una verificabilità materiale, sarebbero soltanto l’effetto dinamico di operazioni neurologiche, frutto dell’evoluzione biologica della specie umana.

 
Come ripeto ai miei studenti, già Ippocrate più di duemila anni fa nel suo trattato sull’epilessia intitolato Il Male Sacro, riprendendo la teoria encefalocentrica di Alcmeone di Crotone sulla centralità del cervello quale organo principe nell’essere umana, affermava:

Bisogna che gli uomini sappiano che da null’altro si formano i piaceri e la serenità e il riso e lo scherzo, se non dal cervello, e così i dolori, le pene, la tristezza e il pianto.

E soprattutto grazie ad esso pensiamo e ragioniamo e vediamo ed udiamo, e giudichiamo sul brutto e sul bello, sul cattivo e sul buono, sul piacevole e sullo spiacevole […]

Ed è a causa del cervello se impazziamo, e deliriamo, e ci insorgono incubi e terrori […] E tutto ciò soffriamo per via del cervello, quand’esso non sia sano […] Per queste vie ritengo che il cervello svolga l’azione più importante nell’uomo: esso infatti è per noi l’interprete degli stimoli […]
Il cervello è invero il veicolo alla coscienza […] è l’interprete della coscienza[1].

A questo punto dobbiamo chiederci: qual’è lo stato dell’arte della ricerca scientifica sulla coscienza? 

Il concetto di “coscienza” abbraccia diversi aspetti. Nell’ambito della ricerca neuroscientifica ne ricadono sostanzialmente due: quello della “coscienza del proprio ambiente circostante” e quello della “coscienza di sé”, intesa come capacità di autoriconoscimento o autocoscienza.

Attraverso la ricerca clinica, la scienza afferma che per avere coscienza è essenziale la presenza di tre strutture cerebrali intatte e ben funzionanti: la corteccia cerebrale, il talamo e la sostanza bianca dove si estendono le connessioni tra la corteccia e il talamo (connessioni cortico-talamiche).

Le neuroscienze ci stanno aiutando a capire le strutture cerebrali fondamentali, direi essenziali per l’espressione e la manifestazione della coscienza intesa come capacità di percepire se stessi in relazioni all’ambiente interno ed esterno.

La ricerca sui cosiddetti stati di coscienza: coma, stato vegetativo, stato di minima coscienza, sindrome a chiavistello, stanno offrendo numerosi dati empirici sulle strutture e i meccanismi cerebrali essenziali per la coscienza. Importanti non sono soltanto le singole aree cerebrali funzionanti, ma la funzionalità dei collegamenti tra le diverse aree, cioè è importante il “dialogo” tra le aree cerebrali coinvolte.

Secondo la scienza empirica, pertanto, la coscienza può essere considerata come una nuova proprietà emergente che scaturisce dal funzionamento in comune di una serie di aree cerebrali specifiche dell’enorme rete di cellule nervose presente nella nostra testa.


[1] Ippocrate, Male sacro, XVII-XX, testo italiano in: Ippocrate, Opere di Ippocrate, a cura di M. Vegetti, UTET, Torino 19762.

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