giovedì 9 maggio 2013

9 MAGGIO 2013: NEUROETICA A PADOVA (II)


Il secondo giorno del Convegno di Neuroetica, dal titolo “Neuroetica. Nascita di una disciplina dai laboratori alla vita quotidiana”, aperto ieri alla sua V edizione a Padova, ha esordito questa mattina con una sessione dedicata a tematiche dibattute in ambito neuroetico dal titolo: Debates in Neuroethics.

Questa sessione si è strutturata in due parti.



La prima, sul naturalismo (Naturalism), è stata moderata da Stefano Canali, della Sissa di Trieste. Il primo relatore è stato il professor John Bickle della Mississipi State University. Si può leggere in questo link i riferimenti personali di questo conferenzista.

Il professor Bickle ha illustrato la cosiddetta Molecular and Cellular Cognition Theory o MCC Theory

Questa teoria chiaramente eliminativista e di stampo prettamente riduzionistico ha i suoi pregi in campo scientifico e di risultati medici ed approcci terapeutici, come i suoi difetti se resa un assoluto in campo antropologico.



Il secondo relatore è stato il professor Mario De Caro, dell’Università Roma3. È stato definito il naturalismo quale corrente filosofica che sostiene che nessuna realtà o spiegazione che vada “oltre l’ambito del naturale” debba venir accettata. 

Il naturalismo scientifico poggia su un principio ontologico particolare, l’assunto che la realtà consiste delle entità che possono venir spiegate con successo dalla scienza. Sotteso a tale visione vi è un postulato epistemologico che assolutizza e rende unica la conoscenza umana: soltanto varrebbe il senso comune empirico, la percezione sensibile è l’unica fonte autentica di conoscenza. Tutte le altre forme di conoscenza, sarebbero vacue o, per lo meno, riconducibili alla conoscenza scientifica.

Ciò fa sorgere un corollario metafilosofico: la filosofia, dal punto di vista ontologico ed epistemologico, dev’essere in linea e in sintonia con la scienza (come affermò il filosofo Quine).



A questo punto viene definito il naturalismo libero o Liberal Naturalism (LN), una sorta di versione meno rigida di naturalismo che accetta l’evidenza che non tutte le realtà possono venir descritte e spiegate in toto dalla scienza. Tale visione accetta che esistano entità la cui natura non può essere completamente spiegata tramite la conoscenza scientifica. Comunque vengono escluse realtà soprannaturali (a priori). Per comprendere tali entità è necessario utilizzare forme di conoscenza diverse, come ad esempio: l’analisi concettuale, le argomentazioni trascendentali, il ragionamento controfattuale, etc. tutte forme di conoscenza compatibili con quella scientifica, ma non riducibili ad essa.

Il corollario metafilosofico che emerge da tale allargamento (o “apertura” della conoscenza umana) riguarda la neutralità della filosofia che mantiene il suo status di disciplina autonoma, sia dal punto di vista ontologico, che metodologico, senza del resto discordante dalla scienza.


Sulla relazione tra filosofia e scienza, il professor De Caro conclude che il naturalismo cosiddetto liberale o Liberal (LN) è una visione filosofica legittima e possibile e sembrerebbe, almeno per ciò che sappiamo fin ora, preferibile al naturalismo scientifico, quello “stretto”.

La seconda parte della sessione sui temi dibattuti in ambito neuroetico ha riguardato l’innatismo (Nativism) ed è stata moderata dal professor Pietro Petrini dell’Università di Pisa. 

Il primo relatore è stato Jesse Prinz della City University di New York. Su questo peculiare relatore si può leggere il seguente link ufficiale e si può prendere visione del suo suggestivo sitointernet

Certamente sarà da commentare in futuro! 

Il secondo relatore è stato Giorgio Vallortigara dell’Università di Trento. 

Le sessioni pomeridiane verranno esposte nel prossimo post relativo. 

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