giovedì 9 maggio 2013

9 MAGGIO 2013: NEUROETICA A PADOVA (III)


La sessione pomeridiana l’ho potuta seguire soltanto parzialmente su streaming.  

Due sono state le sessioni: la prima ha trattato la relazione tra etica e biologia, in particolare la neurobiologia. Moderata dal professor Massimo Reichlin dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, la sessione Ethics and Biology è iniziata con l’intervento del professor Michele Di Francesco dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.  



Due sono state le domande affrontate:
1.     Quando e come una decisione morale possa essa spiegata dalle neuroscienze.
2.     Quando e come una decisione morale possa essa giustificata da evidenze biologiche, neuroscientifiche.

Durante la presentazione è stato citato abbondantemente il professor Michael S. Gazzaniga e la sua opera The Ethical Brain (2005, p. 167), come l’ultimo lavoro della filosofa Patricia Churchland, Braintrust (2012).

Sono stati illustrati e discussi classici esempi: The trolly problem, introdotto da Philippa Foot,  The Ultimatum Game, etc. È stato messo in evidenza che spiegazioni antropologiche  (si parla di antropologia culturale in questo caso: fattori culturali, differenze religiose, etc.) sembrano essere più rilevanti rispetto al ruolo delle strutture cerebrali, come ad esempio l’insula anteriore. Questo è stato chiarito dagli studi di Francesco Guala (2008) della MacArthur Fundation.

Emerge l’importanza della psicologia del senso comune e la necessaria correlazione tra livello esplicativo neurobiologico (terza persona) e quello di prima persona, tipico della psicologia del senso comune. Ciò richiede spiegazioni e chiarimenti filosofici profondi.
Vi è perciò la necessità di integrare le evidenze neuroscientifiche all’interno di una cornice più ampia, quella della razionalità che include concetti e realtà come: valori, scelte, etc. non  riducibili a livello neuroscientifico.

La giustificazione di un’azione morale va perciò dalla mente al cervello (goes from mind to brain) più che dal cervello alla mente.

Il secondo intervento di questa prima sessione pomeridiana è stato condotto da Shaun Nichols dell’University of Arizona. Sono state illustrate le linee di pensiero che prendono in considerazione l’approccio biologico alla moralità. Il fondamento biologico del giudizio morale si può trovare in:

1.     Emozioni
2.     Approccio linguistico o analisi linguistica
3.     Probabilità.

Shaun ha sottolineato che nel caso del The trolly problem le emozioni non spiegano il tutto, non spiegano l’intero fenomeno del fatto che noi, come esseri umani, diamo risposte che non seguono il principio utilitaristico. Molti dei nostri ragionamenti non-utilitaristici non sono giudati dalle emozioni.

Perchè facciamo ragionamenti non-utilitaristici nell’agire morale?
Perchè abbiamo, come umani, una grammatica morale innata! Questa la conclusione.

La seconda sessione che purtroppo non ho potuto seguire ha trattato l’interessante tema del potenziamento o Enhancement. La sessione, moderata dal professor Vittorio Sironi dell’Università Milano Bicocca, ha coinvolto due relatori: Neil Levy dell’Oxford University, University of Melbourne e Roberto Mordacci dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.

Come sempre è seguito un dibattito. 

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