giovedì 16 maggio 2013

UN LIBRO DA NON PERDERE: “Ogni giorno vale una vita”, di Lucilla Bossi


Quest’oggi, giovedì 16 maggio 2013, a Milano, in via Marghera 28, alle 18:00 l’amica dottoressa Lucilla Bossi, presidente di Parkinson ItaliaOnlus, presenterà il suo libro intitolato: Ogni giorno vale una vita. Un libro da non perdere!



La dottoressa Bossi ha partecipato il 1° aprile 2011 nell’ambito del XIX° incontro del Gruppo di Neurobioetica dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma al 4° seminario aperto al pubblico dal titolo: Lastimolazione cerebrale (Brain Stimulation):orizzonti terapeutici ed implicazioni etico-giuridiche.

Riporto ora l’intervista alla dottoressa Bossi riportata sul sito di Parkinson ItaliaOnlus.

Intervistiamo Lucilla Bossi, presidente di Parkinson ItaliaOnlus, mentre da pochi giorni è in distribuzione il suo libro autobiografico, edito da Mondadori, "Ogni giorno vale una vita"....

Come è nato il libro?

All’origine di questa avventura c’è una circostanza del tutto fortuita: facevo parte di un progetto EPDA (European Parkinson’s Disease Association) che prevedeva la redazione di un breve testo autobiografico sulla propria esperienza di malattia.
È stato così che un giorno mi sono ritrovata al computer con mille idee e una sola domanda nella mente: da dove iniziare? E poi le parole hanno incominciato a fluire, dapprima incerte, poi con sempre maggiore facilità ed è nato così, alimentato da emozioni profonde, il capitolo sulla mia infanzia – il primo in ordine cronologico. 
Ricordo distintamente il piacere che provavo mano a mano che i ricordi, che giungevano alla mia coscienza prevalentemente come immagini, si facevano parola trasformandosi in frasi di senso compiuto. Come un apprendista stregone avevo messo in moto qualche cosa di più grande di me: la narrazione. Tutto il resto è venuto di conseguenza.

Qual è lo scopo che ti proponi di raggiungere raccontando la tua storia?

Non ho uno scopo preciso, ma credo nella condivisione dell’esperienza. A maggior ragione se è abbastanza insolita. Non so prevedere se saranno tanti o pochi, ma a qualcuno servirà. Mi piacerebbe riuscire a mostrare che anche su una cosa negativa come il Parkinson è possibile gettare uno sguardo diverso e considerare le cose da un altro punto di vista. E come questo cambiamento di prospettiva possa essere decisivo per la qualità della nostra vita.

Forse può essere d’aiuto a spiegare meglio il mio pensiero la nota similitudine con un temporale in montagna: se siamo in fondo alla valle sono tuoni, fulmini e acqua a catinelle, ma se riusciamo a raggiungere le cime circostanti, scopriamo che il cielo è azzurro e il sole splende.

Per quanto mi riguarda, la cosa più penosa dell’esperienza col Parkinson è stata il senso di una condanna senza via di scampo e tutti i “Mai più!” che ho dovuto dire di tante cose che arricchivano la mia vita. Oltre, naturalmente, al più tragico di tutti i “Mai più!”: non sarò più normale, sarò per sempre “diversa”, qualcuno che la gente fissa perché si muove in modo strano.

Il dolore era troppo grande, una sofferenza psichica che mi spaccava in due. È stato a questo punto che ho avuto l’intuizione che mi ha salvato: dovevo credere in qualche cosa che non uccidesse la speranza, dovevo potermi aggrappare a un’aspettativa positiva e allora, ho deciso di credere che anche se non sapevo come, me la sarei cavata, anche se non sapevo come, ce l’avrei fatta.

È stato un escamotage con il quale ho, per così dire, imbrogliato la mia mente; di lì a poco ho incominciato a praticare il pensiero positivo. Il fattore veramente decisivo, però, è stato la mia fede in una dimensione invisibile e spirituale della vita.

Assediati da ogni parte da una cultura materialista, del tutto ignari che ci siano “più cose in Cielo e in Terra, Orazio, di quante ne dica la tua filosofia”, abbiamodisimparato a percepire l’invisibile. Per la maggior parte delle persone, “reale” è soltanto ciò che si può vedere, toccare e misurare. Ma non è stato sempre così, ed Eraclito 25 secoli fa poteva insegnare che “armonia invisibile della visibile è migliore”. 

Io credo che sarebbe importante ritrovare la capacità di stupirci davanti alla bellezza e al mistero del mondo. Perché, dopo avere alzato altari alla dea Ragione mossi dall’ardore illuminista di liberarci di ogni superstizione, non ci siamo accorti di avere “buttato il bambino con l’acqua sporca”. Ovvero di avere estirpato dalla nostra vita ogni traccia di una dimensione che trascenda, che vada oltre la piatta quotidianità. Nelle nostre vite abitudinarie e sonnolente è venuta completamente a mancare la dimensione verticale del Sacro: tutto è piatto, tutto è banale; come nella celebre storia zen – ubriachi di parole – confondiamo la luna con il dito che la indica. Ci siamo impantanati in fondo alla valle e non sappiamo trovare la strada per risalire alle cime. In termini medici si chiama depressione ed è la malattia più diffusa nel mondo Occidentale.

Azzardo un’ipotesi: forse se riuscissimo a ritrovare il sentimento della trascendenza, il sentimento di essere parte di un Tutto più grande, se riuscissimo a fare esperienza di una dimensione spirituale della vita, non ci sarebbero tante persone affette da Parkinson così disperate.

Per quanto mi riguarda quello che io oggi posso testimoniare è che 27 anni di Parkinson hanno fatto di me una persona migliore. Ma – si badi bene – non nel senso che soffrire faccia bene perché siamo dei miserabili peccatori e “ben ci sta”. Bensì nel senso che la malattia mi ha obbligato a dire un “sì” incondizionato al mio destino, e a diventare capace di una dedizione assoluta e un assoluto abbandono a quell’impulso interiore a cui nel libro mi riferisco come alla voce dell’anima. E, lasciandomi guidare da un’istanza superiore al mio piccolo “io”, sono andata scoprendo che, anche là dove meno me lo sarei aspettato, la vita aveva ancora in serbo per me momenti di gioia e di inesprimibile pace.

C'è un "messaggio" preciso che vuoi trasmettere ai tuoi lettori?

Da quanto detto fin qui è chiaro che il mio messaggio non può che essere: “Coltivate la speranza non la disperazione!” (sì, anche la disperazione può essere coltivata!) e, per assurdo che possa sembrare, non chiudete mai la porta in faccia ai vostri sogni. Perché davvero le vie del Cielo sono infinite e – davvero – le situazioni più complicate si possono risolvere quando meno ve lo aspettate” e seguendo vie alle quali non avevate mai pensato. 

Sono anche convinta, sulla base della mia esperienza, che se invece di affannarci alla ricerca dell’ultimo ritrovato anti-parkinson sul banco del farmacista, cercando fuori di noi ciò che può essere trovato solo dentro, riuscissimo a partire per un viaggio nelle profondità dell’anima, potremmo scoprire che l’esperienza della malattia non è un tempo morto e inutile ma può essere, al contrario, un periodo di fecondo risveglio interiore. Di apertura a una più vasta consapevolezza.

E allora perché, invece di darci per spacciati, non pensare che questa brutta cosa che ci è capitata può diventare la straordinaria occasione di un viaggio alla scoperta di noi stessi? Perché non pensare che in un modo o nell’altro, anche se non sappiamo come, riusciremo a cavarcela?

Questa è la via che io ho seguito: forse a molti sembrerà poco praticabile, ma a me ha rivoluzionato la vita in positivo.

Ogni giorno vale una vita” può essere acquistato nelle librerie, oppure online sul sito della Mondadori, anche in Ebook, qui:http://www.librimondadori.it/libri/ogni-giorno-vale-una-vita 

Lucilla Bossi donerà a Parkinson Italia ONLUS una parte dei suoi proventi derivanti dalla vendita del libro.

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