lunedì 17 giugno 2013

GAZZANIGA Michael e la NEURO-ANTROPOLOGIA (I)

Michael S. Gazzaniga: il neuro-antropologo delle neuroscienze cognitive contemporanee” è il titolo che io e mio fratello Riccardo (entrambi membri del Gruppo di Ricerca Interdisciplinare in Neurobioetica, GdN) abbiamo voluto dare all’articolo pubblicato sull’ultimo numero della rivista 21mo Secolo – Scienza e Tecnologia – (anno XXIII, n. 5 – dicembre 2012) dedicato interamente alla Neurobioetica.

Quest’oggi ne inizio la presentazione.



Introduzione

Il suffisso “neuro” sta dominando ogni ambito disciplinare. Sempre più spesso si sente parlare di neuroetica, neuromarketing, neurodiritto, neuroestetica, neurofilosofia e chi più ne ha più ne metta. Una certa neuro-mania[1] pervade la nostra mentalità in una sorta di “rivoluzione copernicana”, nella quale le più recenti indagini neurobiologiche sembrano ridisegnare i confini e il senso di ciò che propriamente consideriamo “umano” [2].

Se la decade che ci ha preceduto fu denominata “il decennio del cervello”, oggigiorno ci troviamo nella decade “sorella”, quella della mente. La scienziata e premio Nobel Rita Levi Montalcini, che ha dedicato una vita intera allo studio del cervello umano e a decifrare i misteri della mente a esso, in qualche modo, relazionata, ha magistralmente riassunto così la mentalità contemporanea: «Conosci il tuo cervello: è la sfida più importante che l’uomo abbia mai affrontato e che dovrebbe costituire il motto socratico del nostro tempo». Al classico problema dell’io [3] dell’adagio socratico: «Investigai me stesso», le neuroscienze contemporanee sostituiscono così il problema del cervello e del suo funzionamento: «Conosci il tuo cervello».



Giorno per giorno si assiste a un sempre maggiore interesse nei confronti dei progressi delle neuroscienze, intese come l’insieme eterogeneo di discipline che con metodiche e approcci diversificati studiano il sistema nervoso nei suoi differenti aspetti: morfologici, fisiologici, embriologici, genetici, biochimici, patologici, psicologici e perfino filosofici [4]. Tale interesse, seppur non nuovo, risulta rinnovato anche grazie alla possibilità, offerta dalle moderne e sempre più raffinate tecniche di neuro-immagine (più comunemente denominate neuroimaging), di visualizzare le aree cerebrali più attive durante l’esecuzione di funzioni più o meno complesse alle quali soggetti volontari sani sono sottoposti: dall’esperienza delle emozioni sino all’apprendimento [5]. Anche se tali sviluppi richiedono notevoli approfondimenti interdisciplinari, non si può negare che da diverse parti viene invocato l’appellativo di “era neurocentrica” per riferirsi ad una certa tendenza di voler correlare causalmente le attività tipicamente umana all’ambito neuronale.

Affermazioni quali: “l’anima è nel cervello” , “noi siamo il nostro cervello”, emergono da una vasta opera di testi e saggi sempre più spesso intrisi di un aperto e dichiarato riduzionismo antropologico di stampo naturalistico e materialistico, che suona quale lemma dogmatico: l’anima, lo spirituale, ciò che una volta nell’uomo costituiva l’“oltre”, il trascendente, ora è puro mito, al suo posto c’è il cervello.  Nel recente libro di David J. Linden, La mente accidentale, recensito dalla rivista scientifica Nature nel 2007 e riproposto nel numero del 16 ottobre 2008, si sottotitolava come l’evoluzione del cervello ci avesse fornito l’amore, la memoria, i sogni e persino Dio; e ancora, un altro saggio di Sandra e Matthew Blakeslee titolava clamorosamente: Il corpo ha una mente al suo interno: come il corpo mappato nel tuo cervello ti aiuta a fare (almeno) tutto in modo migliore.

La dimensione caratterizzante dell’essere umano, quella spirituale, portatrice delle sue peculiari e distintive capacità, quali la riflessione su di sé e sul mondo esterno, l’intelligenza e la coscienza, vengono oggi attribuite al nostro complesso e misterioso organo corporale, il cervello. Un «lungo processo di naturalizzazione dello spirito» [6] ha accompagnato il pensiero moderno e appare oggi rafforzato dalle numerose e sempre più diffuse evidenze sperimentali in ambito neuroscientifico.

Molti acclamano alla riuscita naturalizzazione [7] dell’anima e dello spirito dell’uomo operata dalle neuroscienze contemporanee, frutto anche dell’antecedente svolta paradigmatica operata a partire dalla modernità in ambito filosofico quando l’anima o spirito venne convertita alla mente e, quest’ultima, venne ridotta alle strutture neuronali da cui emergerebbe. Un’apparente senso di liberazione pervade la società.



Prima di soccombere acriticamente a tale senso liberante, resta da chiedersi quale sia la visione dell’uomo, quella neuro-antropologica, che sta emergendo nell’epoca contemporanea; soprattutto, rimane da verificare se tale visione dominante sia giustificata razionalmente dalle evidenze sperimentali di scienze biologiche e psicologiche sempre più aggressive, se cioè sia vera scientia, ossia cognitio certa per causas, oppure, se molto di ciò che si propone anche a livello mediatico, non sia soltanto un’interpretazione e appartenga a quella sfera noetica che gli antichi greci amavano designare δόξα, cioè opinione personale. 

In questo contributo ci proponiamo di ricostruire, o meglio, di decifrare, a partire dai testi e dal pensiero di un grande neuroscienziato e neuropsicologo contemporaneo, considerato il “padre” delle neuroscienze cognitive, il professor Michael S. Gazzaniga, la visione filosofico-antropologica emergente. Eventualmente, sottolineeremo i limiti e apporteremo alcune critiche allo scopo di contribuire a una neuro-antropologia capace di integrare i diversi e complessi ambiti della persona umana. L’approccio che ci ispira è quello ribadito nell’Enciclica Fides et ratio: andremo dal fenomeno al fondamento [8], dalle affermazioni di Gazzaniga al suo pensiero filosofico, molto spesso sottaciuto.

....... (continua)




[1] Cf. P. Legrenzi - C. Umiltá, Neuro-mania. Il cervello non spiega chi siamo, Il Mulino, Bologna 2009.
[2] Cf. G. F. Frigo, «Cervello come coscienza? La “rivoluzione” neurobiologica della soggettività?», Idee Annuario di filosofia 70 (2009), 115.
[3] Cf. C. Fabro, L’anima. Introduzione al problema dell’uomo, Editrice del Verbo Incarnato (EDIVI), Roma 2005, 12.
[4] Cf. G. Cimino, «Neuroscienze», in Enciclopedia Filosofica, Bompiani, Milano 2006, 7851.
[5] Cf. G. Berlucchi, «Neuroscienze e filosofia», Idee Annuario di filosofia 70 (2009), 107.
[6] Cf. G. F. Frigo, «Cervello come coscienza? La “rivoluzione” neurobiologica della soggettività?», Idee Annuario di filosofia 70 (2009), 119.
[7] Cf. S. Semplici, «Il vissuto della mente e la sfida della neuroetica», Idee Annuario di filosofia 70 (2009), 154.
[8] Ioannes Paulus II, Litt. enc. Fides et ratio, 83: AAS 91 (1999), 5-88.

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