venerdì 12 luglio 2013

1° LUGLIO 2013: 40esimo di matrimonio

1° luglio 2013, ore 18:0, Chiesa di San Francesco a Padova


P. Alberto Carrara, L.C., dottore in Biotecnologie mediche, professore di Filosofia presso l’Ateneo Regina Apostolorum ed esperto in Neurobioetica, da poco ordinato diacono, ha ricevuto il rinnovo delle promesse matrimoniali dei genitori nel 40esimo di matrimonio. Pubblichiamo il testo della sua omelia...


Venga il tuo Regno!

Padova, 1° luglio 2013
OMELIA – MESSA ANNIVERSARIO 40 ESIMO DI MATRIMONIO DEI MIEI GENITORI
Padre Alberto Carrara, L.C.

Sia lodato Gesù Cristo! Sempre sia lodato!
Buona sera a tutti! È una grandissima gioia per me poter rivolgervi qualche riflessione sulla Parola di Dio che abbiamo appena ascoltato per poterla calare nella celebrazione di oggi in cui ricorre l’anniversario di 40 anni di matrimonio di mamma Mariagrazia e papà Luciano.

Chiediamo al Signore: O Gesù, pietoso e misericordioso, fa che in tutta la nostra vita possiamo scoprire il primato della tua presenza, la priorità della tua azione su di noi, così da illuminare il senso del nostro vivere, soffrire e gioire. Gesù, donaci un cuore nuovo, un cuore di carne, un cuore che sappia sempre ascoltare e mettere in pratica la tua Parola (Sal 94 – Invitatorio).

Questa è la mia prima omelia dopo l’ordinazione diaconale dello scorso 29 giugno. Si dice che chi ben comincia è a metà dell’opera, speriamo di iniziare bene, soprattutto, di essere breve e chiaro.

Vi propongo di partire dalla Parola di Dio, di scoprire insieme cosa ci dice e di illuminare, con questa stessa Parola, l’anniversario che oggi celebriamo con tanta gioia.

Cercando una parola che possa accomunare la prima lettura, tratta dal libro della Genesi, il salmo 102, l’antifona dell’Alleluia, tratta dall’invitatorio che abbiamo pregato all’inizio delle Lodi mattutine o salmo 94 del salterio e il Vangelo di Matteo, il comune denominatore è un termine ebraico caro a tutta la Bibbia: la misericordia, in ebraico, l’hezed divina, una qualità di Dio, anzi, la sua nota essenziale, potremmo dire, che la misericordia, con la lettera maiuscola, costituisca ciò che Dio è, Dio stesso!

È facile ritrovarla, la misericordia, nel salmo appena letto: Misericordioso e pietoso è il Signore! questo salmo è un elogio, un canto che l’anima del credente, del fedele innalza a Dio per tutti i suoi benefici. Esprime la sovrabbondanza del Signore nei confronti dell’uomo fedele, dell’uomo che segue i suoi passi, dell’uomo che si mette all’ascolto di Dio e lo segue, dovunque indichi, anche, e soprattutto, nelle difficoltà e negli imprevisti della vita. Dio non ci tratta secondo i nostri peccati, non ci ripaga secondo le nostre colpe, è Dio, cioè è misericordioso. Come direbbe il nostro caro Papa Francesco, Dio è tenero!

Ecco allora che la misericordia si declina come tenerezza, tenerezza di Dio.

È curiosissimo trovare già nell’Antico Testamento questa caratteristica di Dio, la sua tenerezza. Ve lo sareste aspettato? Eppure nella letteratura sapienziale, specie nei Salmi, compare! Nel  Salmo 103, un inno di lode del re Davide alla bontà di Dio, al versetto 4 si legge: “ha strappato dalla fossa la tua vita, ti ha coronato di grazia e di tenerezza” (traduzione Bibbia CEI, ed. San Paolo); ancora nello stesso salmo, al versetto 13 una frase stupenda: “come un padre ha tenerezza per i suoi figli, così con quanti lo temono è tenero il Signore”. Si potrebbe anche citare il salmo 145 (versetto 9) e ancora altri testi.

Dio è tenero verso quanti ascoltano la sua voce e la mettono in pratica.

Così nella prima lettura, il colloquio tra Abramo e Dio, quel famoso botta e risposta insistente per la salvezza di Sodoma, manifesta il cuore tenero di Dio.

Ma dov’è la tenerezza di Dio nel Vangelo letto?

Le parole, in apparenza dure e forti di Cristo, forse non ci parlano di tenerezza! Invece si! Ricordo soltanto che stiamo in questi giorni leggendo il “vangelo della chiamata”, dell’esigenza della chiamata di Dio all’uomo. Nell’ultimo versetto letto quest’oggi, del capitolo ottavo, Gesù utilizza due imperativi, dice: “Seguimi e lascia…”. 

Possiamo sintetizzare questo brano con un lemma che suona così: questo vangelo ci parla dell’ “amore senza se e senza ma” che Dio ci chiede, che Cristo chiede a noi chiamati, chiamati alla fede come battezzati, chiamati come mamma e papà ad essere l’uno strumento dell’altra nell’opera della salvezza, aiuto mutuo nel matrimonio per raggiungere insieme il cielo. Questa vocazione, questa sequela di Gesù nel matrimonio, come in tutti gli altri stati di vita, è chiamata a innamorarsi della sua persona, vivere con lui, senza privilegi, senza sicurezze o vantaggi. Gesù è l’unico tesoro che veramente vale, l’unica nostra ricchezza in grado si dar senso e di illuminare tutti gli altri amori della nostra vita. Gesù è la verità che libera.

E non è allora quest’amore senza se e senza ma, questa totale disponibilità a Dio, la risposta concreta alla sua misericordia!?

Il grande Sant’Agostino diceva che amando ci si rende simili all’amato! Amando Dio senza se e senza ma, seguendolo “dovunque egli vada”, dovunque egli ci indichi nella vita, anche se, molte volte, il cammino appaia oscuro, sfuocato, a noi incomprensibile, specie se toccato dal dolore e dalla sofferenza fisica e spirituale, seguire quest’amore è, in un certo senso, venir trasformati nell’Amato, acquisirne un cuore tenero!

Allora concludo con una breve applicazione di quanto detto all’anniversario che stiamo celebrando.

40 anni di matrimonio! 40 anni sono come l’esodo del popolo d’Israele.
40 anni di luci e ombre, di gioie e dolori, 40 anni di vita insieme, di alti e bassi, lo sappiamo, e lo sapete meglio di me voi, mamma e papà. Non è stato facile, come non è facile la vita, ma avete sempre cercato quella fedeltà a Dio e a voi stessi nel donarvi uno all’altra.

40 anni non si possono riassumere in poche parole. Ma i frutti parlano da soli!
Quanto è in voi benedice il santo nome di Dio, come dice il salmo letto, tanti sono i benefici che avete ricevuto e che avete, a vostra volta, saputo donare agli altri.

In primo luogo a noi, vostri figli. Siete per noi, con la vostra fedeltà, un esempio e una testimonianza, una roccia salda che ha contribuito alla nostra maturazione, alla nostra crescita e alla nostra vita di fede.

Solo Dio sa quanto i vostri sacrifici abbiano contribuito a far maturare in me la vocazione sacerdotale che Dio mi ha donato. La vostra fedeltà, specchio dell’amore sempre fedele di Dio, mi ha sempre sostenuto lungo questi anni di formazione, specie nei molti momenti di difficoltà, di buio, di umana incertezza.

Allora, grazie, mamma, grazie papà, per aver fatto della vostra vita, delle nostre vite, un segno del primato di Dio, la scelta di lottare, senza se e senza ma, per restare fedeli a Gesù, con realismo, sempre consci che è tutto un dono, che è tutto merito di quell’Amico con la A maiuscola.

Con lo scriba del Vangelo, ripetiamo anche noi nel nostro cuore: Gesù, ti seguirò, almeno ci proverò, giorno per giorno, dovunque tu vada, dovunque tu mi indicherai nella vita.
O Gesù, pietoso e misericordioso, fa che in tutta la nostra vita possiamo scoprire il primato della tua presenza, la priorità della tua azione su di noi, così da illuminare il senso del nostro vivere, soffrire e gioire. Gesù, donaci un cuore nuovo, un cuore di carne, un cuore che sappia sempre ascoltare e mettere in pratica la tua Parola.

Così sia!


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