venerdì 12 luglio 2013

QUESTIONI DI NEUROBIOETICA: lezione Corso Estivo di Aggiornamento in Bioetica 2013

Dal 1 al 12 Luglio 2013 si svolgerà il Corso Estivo di Aggiornamento in Bioetica organizzato dalla Facoltà di Bioetica in collaborazione con l'Istituto di Scienza e Fede e l'Istituto Superiore di Scienze Religiose. Titolo del corso: “La Bioetica, crocevia tra Fede, Ragione e Scienza”. Il tema del corso sarà: “La Bioetica, crocevia tra Fede, Ragione e Scienza”.

Le problematiche studiate dalla Bioetica sono spesso connesse con i progressi delle science biologiche  e mediche. Ma non possono essere ridotte alla razionalità scientifica...



La soluzione etica di dilemmi che riguardano la vita e la morte, la guarigione e la sofferenza, la relazione tra le persone, etc., non può prescindere dalla propria visione della realtà.

Visione che può essere aperta o chiusa alla Trascendenza; di sola ragione o di ragione illuminata dalla fede. Il Corso si propone come uno sforzo di analisi di queste relazioni profonde e come una piattaforma di dialogo tra visioni diverse, anche contrapposte, in funzione della ricerca sincera del miglior bene per tutti.

Si può seguire i due moduli che compongono il Corso o uno dei due.

Nel primo verranno trattate questioni di fondamentazione: rapporto fede e ragione; la relazione tra la scienza e la ragione filosofica; lo scientismo; scienza e tecnologia di fronte alla vita umana; la questione della bioetica laica e quella cattolica; l’approfondimento teologico della bioetica; la bioetica nel Magistero cattolico; legge morale e bioetica; la bioetica nelle diverse visioni religiose; l’applicazione pastorale della bioetica, etc.

Il secondo modulo affronterà alcuni dei problemi specifici della bioetica alla luce delle diverse visioni di  fondo: dalla questione dell’embrione umano alle questioni di fine vita; dalla procreazione alla custodia dell’ambiente; le manipolazioni genetiche e l’eugenetica, etc.


QUESTIONI DI NEUROBIOETICA
prof. Alberto Carrara, L.C.

Schema – “Questioni di Neurobioetica”

-       Introduzione: il contesto della nascita della Neuroetica a seguito degli ingenti sviluppi della tecnica associati ai paralleli progressi della conoscenza medica nell’ambito neurologico
-         Il neurocentrismo e la neuromania
-         Nascita e storia della Neuroetica
-         Definizioni di Neuroetica
-         Le sfide della Neuroetica: i dilemmi etici specifici sollevati da questa pseudo-disciplina
-         Diversi approcci alla Neuroetica: visioni chiuse alla trascendenza, che riducono tutto alla sola razionalità scientifica (empirica), in dialogo con visioni aperte alla trascendenza, che “potenziano” la razionalità umana con il lume della fede
-         Conclusioni: la necessità di un’opzione per il “meglio”, che corrisponde al “vero”: la Neuroetica contemporanea ha inscritto in sé, quale approccio interdisciplinare alle sfide dalle neuroscienze, la tendenza ad una razionalità “aperta” ad integrare tutte le dimensioni dell’essere umano, inclusa la sua trascendenza e la ricerca del senso del suo essere ed agire. 

Abstract

L’applicazione sempre più rapida ed immediata all’uomo delle scoperte neuroscientifiche, frutto dell’abbondante ricerca che mira a decifrare i misteri del cervello e della mente umana, ha fatto sorgere nell’opinione pubblica sentimenti spesso antitetici. In quasi tutti i contesti socio-culturali, il suffisso “neuro” sta trovando largo impiego e successo per le finalità più svariate: dal vendere al convincere. Si parla già di neuro-mania, neuro-fobia e di neuro-filia. Le immagini di risonanza magnetica fanno già parte della cultura d’ogni giorno: termini come PET (tomografia ad emissione di positroni) o risonanza magnetica funzionale (fRMN) sono parte integrante della nostra memoria, li abbiamo uditi ed ascoltati ripetutamente per radio, in televisione, li abbiamo letti su Internet nelle circostanze più disparate.
In questo contesto è sorta la pseudo-disciplina denominata neuroetica o neurobioetica che ha “festeggiato” in quest’anno 2012, il suo 10° anniversario dalla “nascita”.
Il termine neuroetica appare nella letteratura scientifica sin dal 1989 in un contesto prettamente bioetico riguardante le decisioni sul fine vita. È il neurologo R. E. Cranford che in un articolo scientifico del 1989 utilizza l’accezione “neuroeticista” sancendo l’ingresso dei neurologi all’interno dei comitati etici ospedalieri[1]. In ambito filosofico, questo neologismo entra in scena per la prima volta nella discussione circa le prospettive filosofiche riguardanti il sé (Self) e il suo legame-rapporto col cervello. È la filosofa P. S. Churchland ad affrontare le “neuroethical questions” in una sua conferenza a fine novembre del 1990[2]. Nonostante il concetto neuroetica fosse già ventilato in diversi ambiti del sapere, la “paternità” del neologismo viene attribuita storicamente alla prima definizione “canonica” risalente al maggio 2002. In questa data, a San Francisco (USA), si tenne il primo congresso mondiale di esperti intitolato: “Neuroethics: mapping the field”. In tale contesto, William Safire, politologo del New York Times recentemente scomparso, suggerì la seguente definizione contemporanea di neuroetica definendola: quella parte della bioetica che si interessa di stabilire ciò che è lecito, cioè, ciò che si può fare, rispetto alla terapia e al miglioramento delle funzioni cerebrali, così come si interessa di valutare le diverse forme di interventi e manipolazioni, spesso preoccupanti, compiuti sul cervello umano[3]. È perciò il 2002 che si considera l’anno fondativo della neuroetica e gli atti delle conferenze di San Francisco segnano la nascita di questa nuova pseudo-disciplina e ne sono l’emblema e il punto di riferimento privilegiato. Il termine neurobioetica, che invece vuol sottolineare la centralità della persona umana in ambito di ricerca neuroscientifica, è stato coniato ed utilizzato per la prima volta nel 2005 dal neuroscienziato James Giordano. Il 10 marzo del 2009, presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma, sorse il Gruppo di Neurobioetica, una realtà costituita da professionisti e studiosi provenienti da diversi ambiti che attraverso una metodologia di approccio pluri e interdisciplinare affrontano sia le questioni etiche delle Neuroscienze, come pure le Neuroscienze dell’etica.

Dopo aver caratterizzato lo sviluppo e la storia della neurobioetica, in questa lezione verranno esposti i principali dati scientifici relativi alla ricerca sugli stati di coscienza cercando di fornire un quadro d’insieme su una tematica ancora molto dibattuta. Ci si avvarrà di un’analisi abbastanza approfondita e critica dei dati neuroscientifici attuali ai quali verranno integrati i relativi fondamenti filosofici ed  antropologici, secondo una visione prettamente personalista.
Un approccio integrativo tra ricerca medica e riflessione filosofica come questo, può essere molto utile per favorire il confronto e un serio dibattito, oltre ad integrare i saperi e le loro applicazioni alla persona umana che si caratterizza sempre, anche quando fragile, malata o prossima alla morte naturale, quale unità-totalizzante di bimensioni biologiche, psicologiche, sociali e spirituali.




[1] Cf. R.E. Cranford, «The Neurologist as Ethics Consultant and as a Member of the Institutional Ethics Committee. The Neuroethicist », Neurologic Clinics 7 (1989), 697-713.
[2] Cf. P.S. Churchland, «Our brain, our selves – Reflections on neuroethical questions», in: D.J. Roy – B.E. Winne – R.W. Old (a cura di),  Bioscience-Society: Report of the Schering Workshop, Berlin 1990, November 25-30, Wiley and Sons, New York 1991, 77-96..
[3] Cf. W. Safire, «Visions for a new field of “neuroethics”», in: S. Marcus (ed.), Neuroethics: Mapping the Field. Conference Proceedings, Dana Press, New York 2002, 3-9.

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