mercoledì 25 settembre 2013

Benedetto XVI e la neuroetica

di Alberto Carrara, L.C. (direttore esecutivo N&N)

Sorprendono sempre più questi due personaggio in bianche vesti: l'uno, il Pontefice in carica, Papa Francesco, che risponde con una lettera all'ex-direttore del quotidiano italiano La Repubblica Eugenio Scalfari, l'altro, il Papa emerito, Benedetto XVI che, con la sua lettera di 11 pagine datata 30 agosto 2013, si dirige al matematico “impertinente” Pier Giorgio Odifreddi.

LaRepubblica di ieri, 24 settembre, titola così: Ratzinger: “Caro Odifreddi le racconto chi era Gesù”. La fede, la scienza, il male. Un dialogo a distanza fra Benedetto XVI e il matematico.


Dall'estratto pubblicato (infatti non sono state pubblicate ancora tutte le 11 pagine), emerge un pensiero chiaro di Benedetto XVI in relazione alle interpretazioni filosofiche, di stampo materialistico, relative ai progressi copiuti dalle neuroscienze e dalle neuro-tecnologie ad esse connesse. Ecco un passo dell'estratto pubblicato che abborda la tematica contemporanea neuroetica della neuro-libertà:

«Con il 19° capitolo del Suo libro torniamo agli aspetti positivi del Suo dialogo col mio pensiero. (...) Anche se la Sua interpretazione di Gv 1,1 è molto lontana da ciò che l'evangelista intendeva dire, esiste tuttavia una convergenza che è importante. Se Lei, però, vuole sostituire Dio con "La Natura", resta la domanda, chi o che cosa sia questa natura. In nessun luogo Lei la definisce e appare quindi come una divinità irrazionale che non spiega nulla. Vorrei, però, soprattutto far ancora notare che nella Sua religione della matematica tre temi fondamentali dell'esistenza umana restano non considerati: la libertà, l'amore e il male. Mi meraviglio che Lei con un solo cenno liquidi la libertà che pur è stata ed è il valore portante dell'epoca moderna. L'amore, nel Suo libro, non compare e anche sul male non c'è alcuna informazione. Qualunque cosa la neurobiologia dica o non dica sulla libertà, nel dramma reale della nostra storia essa è presente come realtà determinante e deve essere presa in considerazione. Ma la Sua religione matematica non conosce alcuna informazione sul male. Una religione che tralascia queste domande fondamentali resta vuota».

Benedetto XVI riprende sinteticamente ciò che magistralmente aveva espresso lungo l'intero 6º capitolo dell'Enciclica Caritas in veritate (dai nn. 68-77), in particolare ricordo l'interessante n. 76:
«Uno degli aspetti del moderno spirito tecnicistico è riscontrabile nella propensione a considerare i problemi e i moti legati alla vita interiore soltanto da un punto di vista psicologico, fino al riduzionismo neurologico».


Così concludo, con le medesime parole di Benedetto XVI a Odifreddi: «Ill. mo Signor Professore, la mia critica al Suo libro in parte è dura. Ma del dialogo fa parte la franchezza; solo così può crescere la conoscenza. Lei è stato molto franco e così accetterà che anch'io lo sia. In ogni caso, però, valuto molto positivamente il fatto che Lei, attraverso il Suo confrontarsi con la mia Introduzione al cristianesimo, abbia cercato un dialogo così aperto con la fede della Chiesa cattolica e che, nonostante tutti i contrasti, nell'ambito centrale, non manchino del tutto le convergenze».

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