giovedì 24 ottobre 2013

Il cervello di Einstein: intelligenza e genialità

di Riccardo Carrara

Albert Einstein morì nella sua casa a Princeton la mattina di domenica 17 aprile 1955 per un aneurisma aortico, come è stato rilevato dall'autopsia eseguita dal dottor Thomas Harvey del Princeton Hospital.

A sole 14 ore dalla morte, il corpo del grande scienziato fu cremato. 
T. Harvey, però, fece qualcosa che ancora oggi, dopo più di cinquant'anni, attira l'attenzione dei ricercatori e la curiosità di tutto il mondo: senza il permesso dei famigliari, il medico rimosse il cervello di Einstein dal cranio durante l'autopsia, iniettò della formalina nelle arterie e conservò l'organo nel liquido di conservazione.

Mentre tutti credevano che ogni singola parte di Albert Einstein fosse stata ridotta in cenere e sparsa in un luogo segreto, il suo cervello, dopo essere stato misurato e fotografato, venne suddiviso in circa 240 pezzi numerati, alcuni dei quali furono poi ulteriormente sezionati in modo che potessero essere osservati al microscopio.

Il cervello di Einstein è, da più di 50 anni, nelle mani di ricercatori e scienziati: cosa hanno potuto scoprire fino ad oggi della sua genialità? C'era qualcosa nel suo cervello che lo ponesse al di sopra degli altri uomini? La sua straordinaria intelligenza era dovuta ad un particolare substrato neuroanatomico?
Recentemente, molti giornali italiani e stranieri hanno ripreso le tesi di un interessante studio, pubblicato nella rivista Brain e intitolato The corpus callosum of Albert Einstein's brain: another clue to his high intelligence?, dove si mette in evidenza l'enorme sviluppo del corpo calloso del cervello dello scienziato rispetto ad altri cervelli di uomini anziani. 
Quest'attenzione sottolinea quanto ancora oggi il cervello del grande scienziato e la ricerca della sede neuroanatomica della genialità e dell'intelligenza siano argomenti di interesse e di discussione.


Il corpo calloso è quell'insieme di fibre che mette in connessione l'emisfero destro con quello sinistro e viceversa. È una banda di fibre nervose che mette in relazione regioni con funzioni differenti e permette loro di lavorare insieme. Uno degli autori dell'articolo, la professoressa di antropologia Dean Falk, afferma che "tutti noi abbiamo questa connessione tra la parte destra e quella sinistra, ma in Einstein, la connessione era straordinaria". Einstein avrebbe avuto una migliore interconnettività emisferica rispetto ai soggetti di controllo. Questo fatto lo rende però più intelligente? È l'avere un corpo calloso più sviluppato a rendere un essere umano più intelligente rispetto ad un altro?

Alcuni per smentire la tesi secondo la quale il corpo calloso potrebbe essere la sede neuroanatomica dell'intelligenza, potrebbero portare altri esempi di personaggi considerati estremamente intelligenti, ma dotati di una connessione callosa poco sviluppata. Per esempio il vero "Rain Man" Kim Peek, uomo dotato di una memoria formidabile, aveva una agenesia del corpo calloso, disordine congenito che porta alla mancanza dei ponti di connessioni tra i due emisferi.

Possiamo, inoltre, considerare altri studi precedenti sul cervello di Einstein, come quello pubblicato sempre sulla rivista Brain circa un anno fa, The cerebral cortex of Albert Einstein: a description and preliminary analysis of unpublished photographs, che aveva messo in evidenza che il cervello di Einstein non era sferico, visto che la superficie del lobo parietale inferiore era più grande a sinistra rispetto a destra, mentre il lobo parietale superiore era più grande a destra rispetto a sinistra. Questa morfologia inusuale dei lobi parietali potrebbe essere il substrato neuroanatomico per le abilità visuospaziali e matematiche del grande scienziato? Sono queste allora le regioni neuroanatomiche della sua intelligenza?


Eppure, secondo lo stesso studio, un'altra area insolitamente espansa del cervello di Einstein sembra essere quella della corteccia prefrontale che solitamente viene messa in relazione con le abilità cognitive superiori.

In uno studio risalente al 1999 di Sandra Witelson, oltre alla particolarità parietale, era stata messa in evidenza (confrontando il cervello dello scienziato con altri 35 cervelli di maschi normali) la mancanza di un tratto noto come opercolo parietale, una striscia di tessuto che delimita il solco laterale. Potrebbe questa mancanza essere la spiegazione dell'intelligenza o semplicemente potrebbe spiegare il conseguente sviluppo dei lobi parietali che senza l'opercolo avrebbero potuto espandersi e creare un maggior numero di connessioni?

La stessa antropologa Falk aveva messo in luce, in un precedente studio, una grande circonvoluzione a forma di omega nella regione di controllo della mano destra. Sede dell'intelligenza o, come hanno messo in luce altri studi, regione particolarmente sviluppata anche nei violinisti professionisti? Ricordiamo che Einstein fin da piccolo era un bravissimo violinista.

Potremmo concludere con le parole della stessa Witelson dicendo che tutto quanto scoperto fino ad oggi "non risolve certo l'annosa questione del sostrato neuroanatomico dell'intelligenza"

Idealmente, possiamo valutare il cervello di Einstein in termini di dimensioni, così come i segni di riorganizzazione neurologica indicati da schemi sulcali, le caratteristiche istologiche e le asimmetrie anatomiche, oltre alle strutture mancanti, ma non dobbiamo dimenticare che tutte queste valutazioni fanno poi riferimento a specifiche capacità cognitive (miglior uso del linguaggio, memoria più sviluppata, capacità di calcolo, orientamento spaziale, elabrazione visiva, concentrazione...). Una o più capacità cognitive formano l'intelligenza? Quante più capacità cognitive un individuo possiede o sviluppa, tanto più è intelligente? Oppure l'intelligenza è qualcosa di più, come anche afferma la definizione della Mainstream Science on Intelligence, firmata da 52 ricercatori e scienziati:
Una generale funzione mentale che, tra l'altro, comporta la capacità di ragionare, pianificare, risolvere problemi, pensare in maniera astratta comprendere idee complesse, apprendere rapidamente e apprendere dall'esperienza. Non riguarda solo l'apprendimento ai libri, un'abilità accademica limitata, o l'astuzia nei test. Piuttosto, riflette una capacità più ampia e profonda di capire ciò che ci circonda - "afferrare" le cose, attribuirgli  un significato, o "scoprire" il da farsi


1)  Anderson B, Harvey T - Alterations in cortical thickness and neuronal density in the frontal cortex of Albert Einstein - Neuroscience Letters 1996 Jun 7;210(3):161-4.

2) Witelson SF, Kigal DL, Harvey T - The exceptional brain of Albert Einstein - Lancet 1999 Jul 17;354(9174):258.
3) Diamond MC, Scheibel AB, Murphy GM Jr, Harvey T - On the brain of a scientist: Albert Einstein - Experimental neurology 1985 Apr;88(1):198-204.
4) Weiwei Men, et al., “The corpus callosum of Albert Einstein‘s brain: another clue to his high intelligence?,” Brain, 2013
5) Witelson, S. F.; Kigar, D. L.; Harvey, T. (1999). "The exceptional brain of Albert Einstein". The Lancet 353 (9170): 2149–2153
6) Walter Sullivan - Einstein revealed as brilliant in youth - The New York Times 1984 Feb 14
7) Hugh Aldersey-Williams - Anatomie, Storia culturale del corpo umano - aprile 2013 Rcs Libri
8) Gottfredson L.S - Foreword to "intelligence and social policy". Intelligence, volume 24 (fascicolo 1):1-12;1997
9) Donaldson, Henry H. (1891). "Anatomical Observations on the Brain and Several Sense-Organs of the Blind Deaf-Mute, Laura Dewey Bridgman". The American Journal of Psychology (E. C. Sanford)4 (2): 248–294
10) Highfield Roger - Carter Paul . The private lives of Albert Einstein, Faber&Faber, Londono 1993 (trad. it. Le vite segrete di Albert Einstein, F.Muzzio, Padova 1993)

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