giovedì 31 ottobre 2013

L'approccio neuronale ai trascendentali: l'ultimo libro di Changeux

Il bello, il buono, il vero. Un approccio neuronale, è il titolo emblematico del nuovo capolavoro di 386 pagine del neuroscienziato francese Jean-Pierre Changeux. Edito da Cortina, edizione italiana a cura di Chiara Cappelletto, a soli 29 euro, i lettori interessati alla neuroetica, possono trovare un ricco “compendio” che vuol aggiornare le precedenti opere del professore 77enne del Collège de France e dell’Institut Pasteur: L’uomo neuronale e L’uomo di verità.

Le recensioni delle case editrici on-line che lo promuovono scrivono:
«Che cosa significa “percepire”? In che modo siamo consapevoli della nostra esistenza? Che cosa impareremmo sulla nostra specie se integrassimo davvero neuroscienze, biologia e scienze umane con la storia della cultura? In questa discussione affascinante e audace, Jean-Pierre Changeux ci guida nei meandri dell'oggetto fisico più complesso del mondo vivente: il cervello umano. Prendendo in considerazione le più recenti ricerche morfologiche, fisiologiche, chimiche e genetiche e collocandone le scoperte nel contesto dell'indagine psicologica, filosofica, artistica e letteraria, Changeux si avventura in modo illuminante nei nuovi territori in cui si incontrano queste differenti discipline. Con acutezza e immaginazione, spiega l'evoluzione del cervello e rivela quali possono essere i nuovi sviluppi neuroscientifici che si preannunciano per il futuro dell'umanità».


Un vero approccio interdisciplinare e multidisciplinare!

Ieri il collega dottor Andrea Lavazza, nel suo articolo su Avvenire (30 ottobre 2013) intitolato Vero, buono, bello: solo elettrochimica? (che consiglio di leggere qui) scriveva:

«Nel libro, la ricchezza di spunti, ricostruzioni storiche, excursus eruditi e citazioni di classici di ogni arte e disciplina che davvero pochissimi scienziati sono oggi in grado di padroneggiare dimostrano ampiamente che l’autore è tutto fuorché uno specialista rinchiuso nella propria angusta nicchia. Ma la cultura umanistica dovrebbe essere l’explanandum di un approccio neuronale (come dice il sottotitolo) capace di dare conto dell’emergere dei fenomeni estetici, morali ed epistemici.» 


e ancora:

«Per quanto riguarda il vero, Changeux ripropone la sua idea di un cervello attivo costruttore della realtà in base a vincoli interni e criteri evoluzionistici (di sopravvivenza) e sottolinea il ruolo della coscienza, sulle cui basi neuronali, tutt’altro che accertate, fornisce una lunga disamina attraverso le teorie oggi ritenute più promettenti. Alla base di tutto, in definitiva, una cascata di processi elettro-chimici molecolari straordinariamente complessi, di cui cominciamo a conoscere molte caratteristiche. Ci si può tuttavia chiedere se questo sia tutto

Certamente, la mente ha bisogno del cervello come condizione necessaria. Ma esso è anche condizione sufficiente? Tutta l’arte, persino quella più concettuale o la musica dodecafonica si spiegano con le attivazioni dopaminergiche? Gli atti morali supererogatori come si radicano nei meccanismi evolutivi? L’idea di verità si esaurisce nei rapporti causali tra il nostro sistema nervoso e il mondo?».


Ecco che il filosofo, la filosofia, interroga il neuroscienziato, le neuroscienze!

E il tutto diventa dibattito, confronto, dialogo... diventa neuroetica!

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