giovedì 3 ottobre 2013

Neuroetica nel Dizionario medico della Treccani

di Riccardo Carrara

L'Enciclopedia Italiana di scienze, lettere ed arti, meglio nota con il nome Treccani, la prima vera enciclopedia universale tutta italiana, è stata fondata a Roma il 18 febbraio 1925 da Giovanni Treccani, imprenditore tessile. Dalla prima edizione, composta da 35 volumi e un volume di indice, la Treccani si è sviluppata non solo come enciclopedia (che nella versione lusso aggiunge alla prima edizione 17 volumi di appendici e 1 volume di indice), ma ha saputo risponde alle esigenze della cultura e del sapere della società pubblicando diverse collane.

Ricordiamo, inoltre, che dal 1993 al 1998 a ricoprire il ruolo di presidente dell'Istituto della suddetta Enciclopedia Italiana ci fu il premio Nobel Rita Levi Montalicini, che riuscì in quegli anni a rilanciare l'opera e ad allargare la partecipazione societaria. 

Oggi, possiamo consultare gli estratti dell'enciclopedia Treccani anche online, dove troviamo in aggiunta diverse sezioni dedicate alla scuola, una web tv, una community e un magazine, segno dello stare al passo con i tempi. 

Che cosa scopriamo riguardo alla NEUROETICA? 
Viene considerato dall'enciclopedia italiana questo termine così moderno? 
Sotto che aspetti ne viene resa una definizione?



Nella versione online troviamo il termine neuroetica in diversi settori: 3 volte per quanto riguarda il Dizionario di medicina, 2 volte nel XXI secolo, 2 volte nel Lessico del XXI secolo e una volta sia nel Dizionario sia in Frontiere della vita. Il termine neuroetica non è affatto sconosciuto.

Nel Dizionario di medicina la neuroetica è associata a 3 ambiti: 

1) "Condizione sociale e cervello", nella parte dedicata ai nuovi contesti nelle neuroscienze cognitive viene riportato: "Collegata a questa linea di studio (si stava parlando di neuroeconomia) vi è l'analisi dei correlati neuronali del giudizio morale. Questa sottodisciplina, chiamata neuroetica, analizza gli aspetti emozionali e quelli legati ai ragionamenti di fronte ai dilemmi morali che prevedono risultati eticamente spiacevoli". I contenuti continuano poi parlando di neuroestetica e di neuroermeneutica.

La neuroetica è qui definita come una sottodisciplina e non una disciplina vera e propria come stiamo tentando di spiegare nella rubrica di questo blog "Storia della neuroetica", sottodisciplina legata all'ambito dei giudizi morali e che prenderebbe in considerazione più che altro la parte negativa degli aspetti etici (ossia quello che concerne più lo sbagliato che il giusto).

2) "Psicologia cognitiva", dove ritroviamo il termine neuroetica tra gli aspetti sociali: "Le ricadute della psicologia cognitiva sono oggi molteplici e spaziano dalla cosiddetta neuroetica (le basi cerebrali di alcune scelte morali), alla neuroeconomia, al neuromarketing (analisi di scelte, desideri ed emozioni di un possibile acquirente), tutti settori in cui si ricerca uno stretto rapporto tra predisposizioni cerebrali, ragionamento, emozione e scelte: questi rapporti sono accentuati dai modelli sperimentali proposti dai ricercatori."

Anche in questo caso si parla di "alcune scelte morali", come se la neuroetica si occupasse solo di una parte limitata di scelte e non potesse prendere in analisi tutti gli aspetti morali dell'agire umano. Inoltre, si sottolinea, ancora, lo stretto rapporto tra la neuroetica e altre neuro-discipline (neuroeconomia, neuromarketing...).

3) "Filosofia della mente", dove nell'ultima parte, sempre in collegamento alle scienze cognitive, si afferma: "A partire dall'ultimo decennio del secolo scorso, la filosofia della mente ha profondamente cambiato il proprio statuto metodologico, abbandonando la pura analisi concettuale ed entrando in stretto contatto con la ricerca empirica, particolarmente con le scienze cognitive, le neuroscienze e la teoria dell'evoluzione", e dopo aver citato Paul e Patricia Churchland, Benjamin Libet e il suo testo (Mind Time, Il fattore temporale nella coscienza, 2004), Leda Cosmides e John Tooby, Daniel Dennet, Dan Sperber e Marc D. Hauser, si conclude asserendo: "In questo nuovo quadro di collaborazione con le scienze cognitive e le neuroscienze, alla filosofia della mente paiono aprirsi oggi nuove feconde prospettive: e basterà citare in questo senso la fortuna del prefisso neuro- nel definire nuovi promettenti campi di studio, dalla neuroetica alla neuroeconomia , dalla neuroestetica alla neurofenomenologia".

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