lunedì 7 ottobre 2013

Storia della Neuroetica (3)

Continua la Rubrica del lunedì: Storia della Neuroetica. Le prime due parti si possono leggere qui e qui.
Le domande relative al nostro cervello e al sistema nervoso in generale, hanno attraversato l’intera storia del pensiero, dalle origini e dagli albori delle prime civiltà organizzate e strutturate, sino ai nostri giorni dove si registrano i maggiori successi derivati dall’alleanza tra ricerca neuroscientifica e tecnologia. Se da una parte, filosofi e medici sin dagli antichi Egizi, passando per la Grecia classica, approdando alla prima decade del XXI° secolo, hanno speculato e formulato ogni ipotesi relativa a questo misterioso ed affascinante organo situato nella cavità cranica, dall’altra, gli anni ’90 del secolo scorso e la prima decade di questo Terzo Millennio ci presentano strabilianti risultati neuroscientifici in grado di suscitare problematiche filosofiche inquietanti e appassionanti, specialmente nel campo etico.
L’applicazione sempre più rapida all’uomo dei risultati neuroscientifici, frutto delle numerosissime ricerche che mirano a decifrare i misteri del cervello e della mente umana, hanno suscitato nell’opinione pubblica sentimenti molto spesso opposti e antitetici: dai neuro-scettici e neuro-critici, passando ai neuro-fili o amanti delle neuroscienze. È questo il quadro in cui si è sviluppata ed è sorta, la Neuroetica, un nuovo ambito di ricerca e riflessione.
Negli ultimi anni, il termine “Neuroetica” si è imposto sempre più, specie in ambito anglosassone, per quanto concerne la sua diffusione e il suo contenuto proprio. La “Neuroetica” si era già diffusa, per lo meno quanto al concetto stesso, a livello globale. Sembra oggigiorno indiscusso il suo status di nuova e consistente disciplina.
Allora ci chiediamo: che cos’è la “Neuroetica”? di che cosa si occupa? Quali sono i suoi campi di ricerca? Da chi sorge questa denominazione? e quando? C’è una domanda spinosa da farsi: la “Neuroetica” è un ramo ulteriore, magari nuovo, della tradizionale Bioetica, oppure possiede un campo di ricerca e di riflessione proprio, particolare tale da distinguerla e da farle assumere uno statuto proprio di scienza medico-filosofica?
Il neurocentrismo e la neuromania
Per poter comprendere l’origine, la definizione e lo sviluppo della Neuroetica, bisogna innanzitutto considerare il contesto socio-culturale in cui sorse. Per delineare questo contesto, si devono prendere in considerazione due premesse che incorniciano la nostra tematica. La prima premessa può venir sintetizzata parafrasando il brillante testo di Michael S. Gazzaniga Human, quel che ci rende unici12 estrapolandone il termine “neurocentrismo13, mentre la seconda è stata “battezzata” da alcuni autori “neuromania14.
Stiamo vivendo in un contesto contemporaneo che può essere ben definito: neurocentrico. Esso è il risultato di un lungo processo storico di sviluppo della prassi medica dagli antichi Egizi, fino alle odierne neuro-nano-tecnologie. Per renderci conto di ciò possiamo ricordare alcuni pilastri storici tra i più recenti. Il presidente degli Stati Uniti George W. Bush aveva sancito la famosa “Decade del Cervello” (1990-2000) alla quale seguì la “Decade della Mente” (2001-2011) e, più recentemente, il governo spagnolo proclamò l’anno 2012, “Anno della Neuroscienza”. Per non parlare della recentissima iniziativa del presidente Obama che, il 2 aprile 2013 alla Casa Bianca ha lanciato il Progetto “BRAINInitiative”, lo stanziamento di 100 milioni di dollari allo scopo di “spingere” e stimolare la ricerca neuroscientifica sul cervello e la mente per trovare nuove terapie e prevenire i numerosi disordini che coinvolgono il cervello: dall’Alzheimer, alla schizzofrenia, dall’epilessia, all’autismo e ai traumi cerebro-vascolari15.
Questi sono solo alcuni brevissimi cenni delle migliaia di iniziative che, in tutto il mondo, coinvolgono la ricerca e la riflessione sul cervello umano. L’istituzione che più promuove una “cultura sul cervello” è l’americana TheDANA Foundation16.
Il professor Collins, uno dei promotori del Progetto Genoma Umano, ha utilizzato l’analogia, con questa colossale rivoluzione dell’umanità, traslandola alla ricerca neuroscientifica: allo stesso modo in cui i grandi colossi pubblici e privati ci avvicinarono sempre più al grande mistero della vita (al genoma umano) e, ciò che prima veniva considerato un enigma, ora è un qualcosa di accessibile, così gli sviluppi tecnologici nell’ambito delle immagini di risonanza magnetica funzionale, per esempio, ci stanno avvicinando sempre di più al grande enigma della mente umana17.
Bene hanno riassunto questo quadro due autori italiani quando affermano: «Il neurocentrismo che in questi anni ha dominato e domina (1990-200 decennio del cervello; 2001-2011 decennio della mente) la cultura biomedica è stato all’origine di nuove informazioni e conoscenze sulla struttura e sul funzionamento del sistema nervoso centrale (neuroimaging), ha aperto interessanti prospettive terapeutiche in campo neurologico per diverse patologie (neuromodulazione farmacologica e neurostimolazione elettrica), ma ha anche determinato la comparsa di inquietanti interrogativi etici relativi alla possibilità di manipolare il cervello e la mente»18.
… (continua lunedì prossimo)

12 Cf. M. S. Gazzaniga, Human. Quel che ci rende unici, Cortina, Milano 2009.
13 Cf. V. A. Sironi – M. Di Francesco, Introduzione. Dal neurocentrismo alla neuroetica, in: V. A. Sironi – M. Di Francesco (a cura di), Neuroetica. La nuova sfida delle neuroscienze, Laterza, Bari 2011, 3.
14 Cf. P. Legrenzi - C. Umiltá, Neuro-mania. Il cervello non spiega chi siamo, Il Mulino, Bologna 2009.
17 Cf. F. S. Collins, ¿Cómo habla Dios?: la evidencia científica de la fe, Temas de Hoy, Madrid, 2007.
18 Cf. V. A. Sironi – M. Di Francesco, Introduzione. Dal neurocentrismo..., 3. 

Nessun commento:

Posta un commento