lunedì 21 ottobre 2013

Storia della Neuroetica (5)

Continua la Rubrica del lunedì: Storia della Neuroetica.

Con l’inizio dell’età moderna (XVI° secolo), la scienza sperimentale, che si riflette nel campo medico attraverso la conoscenza sempre più precisa dell’anatomia e della fisiologia del corpo umano, si è vertiginosamente sviluppata fino ai nostri giorni. Lo sviluppo della medicina moderna è vincolato, in buona parte, dal cambio di paradigma che si produsse nella storia del pensiero: dando la priorità allo sviluppo delle ricerche sulla natura, entra in scena, con una forza propulsiva, il famoso metodo scientifico sperimentale. 

L’uomo del Rinascimanto per eccellenza, Leonardo da Vinci, fu un autentico precursore nell’analisi anatomica cerebrale: fu, infatti, lui stesso il primo in utilizzare materiale solido, nello specifico, cera, per visualizzare la forma tridimensionale completa dei ventricoli cerebrali e, conseguentemente, fu il primo che osservò le relazioni che i ventricoli cerebrali instaurano con le altre strutture circostanti29.



Verso la metà del secolo XVII°, ha luogo un evento di capitale importanza: la formulazione, da parte del professore di anatomia dell’Università di Padova, Andrea Vesalius, di un principio medico chiave per il conseguente sviluppo delle neuroscienze. Per Vesalius la conoscenza dell’anatomia o della morfologia di una struttura cerebrale porta a comprenderne meglio la fisiologia. 

Fu però merito del medico inglese Thomas Willis (1621-1675), l’aver caratterizzato con precisione il sistema nervoso centrale (SNC). Il suo celebre trattato sull’anatomia cerebrale, Cerebri Anatome, pubblicato nel 1664, segna, a detta di numerosi esperti, l’origine delle moderne neuroscienze. Willis fu anche il primo scienziato che cercò di assegnare a precise aree cerebrali, determinate funzioni mentali30.

Il secolo XIX° è, senza alcun dubbio, un periodo di straordinaria importanza per lo studio del cervello e entra a pieno titolo come il “secolo d’oro” delle neuroscienze. Tra le molte annotazioni, bisogna segnalare alcune caratteristiche di questa tappa verso il neurocentrismo contemporaneo: in primo luogo, gli studi anatomo-clinici sulle funzioni cerebrali; in quest’ambito, si ricordi la famosa disputa tra dottrine localizzazioniste e anti-localizzazioniste, a seguito delle evidenze del fisiologo Franz Joseph Gall (1758-1828) e del medico francese Marie Jean Pierre Flourens (1794-1867), rispettivamente. 

Gall era convinto che le funzioni mentali risiedessero in aree specifiche del cervello; per lui, ciò determinerebbe il comportamento della persona umana in maniera certa e calcolabile. Per Flourens, invece, dopo aver analizzato numerosi casi di ablazione di porzioni cerebrali in mammiferi (roditori, per la precisione), il danno conduttuale prodotto dalla lesione cerebrale non dipenderebbe dalla zona concreta che veniva estirpata, bensì dalla quantità della massa cerebale lesionata31.

Sappiamo che esistono alcuni dati sperimentali che dimostrano che lesioni di zone specifiche del cervello umano producono alterazioni della condotta. 

Tipico è l’esempio della lesione che coinvolse l’operaio americano Phineas Gage che il 13 settembre 1848, a seguito di un’esplosione, mentre stava lavorando alla costruzione di un tratto ferroviario, venne colpito da un’asta di metallo di circa un metro di lunghezza e tre centimetri di spessore, la quale gli attraversò il volto, penetrando dalla guancia sinistra e fuoriuscendogli dalla teca cranica. A seguito della lesione a livello della corteccia cerebrale prefrontale (PFC), e dopo essere sopravvissuto in maniera inspiegabile, Gage si recuperò, ma la sua personalità soffrì un notevole cambiamento32.

Sulla stessa linea, un altro esempio di capitale importanza per le neurosceinze, sono le scoperte del medico francese Paul Pierre Broca nel 1861 e del medico tedesco Karl Wernicke nel 1874. Broca identificò una zona della certeccia cerebrale che contiene il cosiddetto “centro della parola”, posizionato a livello della circonvoluzione frontale inferiore del lobo frontale che, nella maggior parte degli individui, è localizzata nell’emisfero cerebrale sinistro. 

Wernicke, dal canto suo, identificò, grazie a studi condotti in forma interdisciplinare, una seconda area cerebrale distinta da quella di Broca, grazie alle sue ricerche su un particolare tipo di afasia nella quale i pazienti potevano parlare, ma non capivano ciò che stavano proferendo33.

Un altro tratto caratteristico che preparò la tappa neurocentrica contemporanea consiste nella scoperta della cosiddetta teoria cellulare e negli studi attraverso tecniche istologiche del sistema nervoso da parte del medico e citologo italiano Camillo Golgi (1843-1926) e dello spagnolo Santiago Ramón y Cajal (1852-1934). 

Bisogna anche ricordare in questo panorama sintetico, l’avvento della cosiddetta psicofarmacologia, che si sviluppò a partire dall’introduzione, nel 1950, del primo farmaco utile nel trattamento della schizofrenia: la clorpromacina34.

..... (continua lunedì prossimo)


29 Cf. J. M. Giménez Amaya – S. Sánchez-Migallón, De la Neurociencia a la Neuroética..., 22.
30 Cf. J. M. Giménez Amaya – S. Sánchez-Migallón, De la Neurociencia a la Neuroética..., 23-25.
31 Cf. J. M. Giménez Amaya – S. Sánchez-Migallón, De la Neurociencia a la Neuroética..., 25-26.
32 Cf. J. M. Giménez Amaya – S. Sánchez-Migallón, De la Neurociencia a la Neuroética..., 26-27.
33 Cf. J. M. Giménez Amaya – S. Sánchez-Migallón, De la Neurociencia a la Neuroética..., 27-28.
34 Cf. J. M. Giménez Amaya – S. Sánchez-Migallón, De la Neurociencia a la Neuroética..., 29-32.

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