domenica 1 dicembre 2013

Neurobioetica della memoria umana - 1

di Alberto Carrara, LC

Quest'oggi, domenica 1 dicembre, ho avuto il piacere di impartire, a Milano, una lezione di tre ore (circa) agli studenti (tutti professionisti: psicologi, medici, neuroscienziati,...) della S.I.S.P.I. (Scuola Internazionale di Specializzazione con la Procedura Immaginativa) diretta dall'amico dottor Alberto Passerini

Questa lezione di formazione era rivolta prevalentemente agli studenti dell'ultimo anno della Specializzazione Quadriennale in Psicoterapia (riconosciuta dal M.I.U.R. con D.M. 10/10/2008). 

Riporto l'abstract della lezione e prossimamente su questo blog ne presenterò un sunto. 

Abstract
Oscar Wilde soleva definirla come “il diario che ciascuno di noi porta con sé” (L’importanza di chiamarsi Ernesto). La memoria è una delle tematiche neurobioetiche contemporanee che più affascinano, sia all’interno delle ricerche neuroscientifiche sulle sue basi neuro-anatomiche e neuro-fisiologiche, che per la relativa riflessione filosofica.

Come per altre peculiarità umane come la “coscienza” e la “libertà”, anche la “memoria” ha una storia antica quanto l’uomo stesso. Si pensa che l’arte della memoria venne inaugurata dal poeta Simonide di Ceo nel V secolo a.C. (come narrato in modo leggendario da Cicerone nel De oratire e da Quintiliano nel Institutio oratoria).

Oggi, alla luce di secoli di storia e di ricerca scientifica, grazie alle scoperte e alle integrazioni che provengono dalle neuroscienze, più che di “memoria” al singolare, si parla di “memorie” al plurale; inoltre, le insidiose patologie neurodegenerative e traumatiche (di diversa natura ed eziologia) rappresentano il “pane quotidiano” di uno stuolo di ricercatori sparsi un pò ovunque, finanziati da grossi consorzi pubblici e privati, in una lotta contro il tempo per ridare futuro e speranza ai numerosi pazienti affetti da Alzheimer e da altri disturbi neuro-cognitivi che coinvolgono in primis la nostra capacità di ricordare.

Se per un verso, è chiaro che la capacità di trattenere, archiviare e richiamare alla mente le nostre esperienze, i nostri vissuti in prima persona, è essenziale alla costituzione e allo sviluppo del nostro “io” (Self), e perciò alla formazione e al preservarsi della nostra identità cosciente ed esplicita, dall’altro, ricordi traumatici possono spesso costituire un ostacolo serio all’esistenza. Una ricerca neuroscientifica d’avanguardia si spinge oggi sino alla frontiera del rimuovere selettivamente o ad attenuare alcuni ricordi. I primi risultati cominciano ad arrivare: l’ultima generazione di farmaci è in grado di rimuovere la paura appresa negli animali. Possimo assumere la “pillola dell’oblio” a piacimento? È lecito farlo? Fino a che punto? Quando e per che situazioni la si dovrebbe prescrivere? Chi lo dovrebbe fare? Come si modificherebbe la nostra identità personale da tutto ciò? Quanto, anche ricordi dolorosi e spiacevoli sono parte di “noi” e ci costituiscono le persone che siamo? Esiste un dovere alla cosiddetta “memoria collettiva”, specie a seguito di eventi come attentati, omicidi efferati, crimini cruenti, violenze gratuite, etc.? Queste sono soltanto alcune delle questioni neurobioetiche che la ricerca sulla memoria sta suscitando.

In questa lezione, cercherò di abbozzare la problematica della cosiddetta: Neurobioetica della memoria, cioè della riflessione filosofica e bioetica relativa agli enormi sviluppi neuroscientifici e neuro-tecnologici che coinvolgono questa caratteristica del nostro “umano”. La storia ci aiuterà ad abbozzare alcune definizioni di “memoria”; in parallelo considereremo le diverse “memorie”, come si formano e come se ne possono andare (dal punto di vista neuro-funzionale); per poi considerare brevemente le questioni sulla memoria collettiva o pubblica. La considerazione del “trauma”, della sua possibile cura e della modulazione chimica della memoria, ci introdurranno alla Neurobioetica della cancellazione dei ricordi, tematica centrale di questa lezione. Questo settore specifico del cosiddetto Enhancement cognitivo, presenta vantaggio, ma apre numerosi pericoli, solleva dilemmi antichi e questiona una visione antropologica e sociale oggi così necessaria.

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