mercoledì 8 gennaio 2014

I volti della coscienza

di Alberto Carrara, LC

Nell'articolo intitolato Donazione di organi da morti o anche da vivi? uscito su questo blog (14 ottobre) e scritto a quattro mani con Riccardo Carrara, affrontavo la sintesi e discussione di uno dei due recenti articoli apparsi sulla prestigiosa rivista medica NEJM, New England Journal of Medicine, intitolato: “The Dead-Donor Rule and the Future of Organ Donation” (3 ottobre 2013) nel quale si presentava la possibilità della donazione di organi vitali non solo da morti, ma anche da vivi.

Diversi sono gli interventi che da diversi mesi si susseguono su riviste specializzate o su mezzi di comunicazioni divulgativi che considerano quest'argomento. Al nocciolo della questione c'è certamente una visione antropologica e, nello specifico degli argomenti della Neurobioetica, stiamo considerando quella realtà concreta che è la “coscienza” personale.


Nell'ultima decade, grazie alla ricerca neuroscientifica e al supporto degli sviluppi tecnologici, stiamo approfondendo il concetto clinico di “coscienza”. Tutta una branca della rianimazione e dell'anestesiologia sta definendo i cosiddetti “stati alterati di coscienza” da un punto di vista neuro-fisiologico. Ad esempio,  grazie all'impiego di neuro-tecnologie come la risonanza magnetica funzionale, siamo oggi sempre più in grado di poter distinguere casi di stato vegetativo (VS), rispetto a stati di minima coscienza (MCS) o di ciò che si denomina sindrome dell'imprigionato (locked-in syndrome, LIS).

Recentemente, l'amico professor Massimo Gandolfini, Direttore del Dipartimento di Neuroscienze della Fondazione Poliambulanza di Brescia e specializzato in Neurochirurgia e Neuropsichiatria, ha pubblicato un'interessante volume intitolato: I volti della coscienza. Il cervello è organo necessario ma non sufficiente per spiegare la coscienza (Cantagalli, Siena 2013) di estrema utilità per chi voglia, in sole 135 pagine, farsi un'idea chiara dello status quaestionis sull'argomento relativo a questa peculiarità umana che è la coscienza.

L’indice del libro è così strutturato: Premessa – Le “neuroscienze” – La coscienza – Lo studio dei livelli e delle turbe della coscienza: dal coma allo stato vegetativo – Lo stato vegetativo – Lo stato di minina coscienza (SMC) – Neuroimaging e stato vegetativo – Stato terminale e morte cerebrale – Neuroscienze cognitive. Il rapporto cervello/mente – Geni e cervello – Neurobiologia delle funzioni cognitive – Neurobiologia della coscienza – Dove collocare la coscienza? La questione dei “correlati neurali della coscienza” – Neuroimaging e attività cerebrale – La coscienza come “autocoscienza” – Coscienza e cervello – Conclusione – Bibliografia.

In quarta pagina Gandolfini presenta così una sintesi del volume: “Il tema della coscienza ha attirato da sempre lo sforzo speculativo umano. La filosofia, storica proprietaria dell’argomento, apparirebbe oggi debole, di fronte all’avanzare delle neuroscienze, che – sostenute da un poderoso supporto tecnologico – si propongono di dimostrare come essa non sia altro che il “prodotto” dell’organo cerebrale”.

Effettivamente il tema della “coscienza” è un “filo rosso” che attraversa la riflessione filosofica sin dai suoi albori. La sinergia e l’integrazione filosofia-neuroscienze è oggigiorno non soltanto auspicabile, ma necessaria. Due dei miei corsi seminariali che da alcuni anni insegno presso la Facoltà di Filosofia dell’Ateneo Regina Apostolorum di Roma vogliono sottolineare quest’interdisciplinarietà:

FILS1019   Rapporto mente-cervello, anima-corpo (2c) (3 ECTS)
P. Alberto Carrara, L.C.
FILS1020   Coscienza e libertà tra filosofia e neuroscienze (2c) (3 ECTS)
P. Alberto Carrara, L.C.

Ciò che in un corso universitario si considera in diverse unità di discussione e analisi, il professor Gandolfini lo riassume così: “Ma la conoscenza del come non implica automaticamente la comprensione del perché. Gli organi di senso, il sistema propriocettivo e quello motorio, i neuroni specchio sono certamente strutture necessarie per l’elaborazione cosciente, ma – proprio a causa dell’estrema complessità, coniugata all’assoluta unicità di ogni individuo – sono insufficienti per spiegare il fenomeno coscienza.
Proprio alla luce del progresso neuroscientifico, un modello rigidamente meccanicistico del rapporto cervello/coscienza appare inadeguato e povero, lasciando aperti ampi spazi della conoscenza dell’uomo e della sua condotta che non sono causalmente riconducibili a correlati anatomici, chimici o elettrici”.

Ecco perchè: “Dobbiamo rovesciare il nostro sistema di comprensione della coscienza: il punto di partenza non sono i correlati biologici neurali, ma la natura dell’esperienza e del vissuto, individuale e unico”.

Un’interessante prospettiva che si allinea ad una visione realista dell’essere umano.

Raccomando ai nostri lettori la lettura di questo valido testo che per le dimensioni (quasi tascabile), per la chiarezza espositiva e per il costo (13 euro), risulta un ottimo compendio panoramico sull’argomento, offrendo un’interessante cambio di paradigma!

Buona lettura. 

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