domenica 5 gennaio 2014

Neurofobia - 1

di Alberto Carrara, LC *

NEUROFOBIA, è l’intrigante titolo del libro del neuroscienziato cognitivo Salvatore Maria Aglioti e del fisiologo Giovanni Berlucchi di recente pubblicato dalla Collana diretta da Giulio Giorello Scienza e Idee di Raffaello Cortina Editore (Milano 2013).

186 pagine di testo, una bibliografia di quasi una ventina di pagine (per l’esattezza 19!), Neurofobia. Chi ha paura del cervello?, si struttura in cinque corposi capitoli, incorniciati tra una prefazione (e i relativi ringraziamenti) e un epilogo.

Inizio oggi la presentazione del libro e nelle prossime settimane, di volta in volta, ne riassumerò le idee centrali, apportando qualche commento di carattere personale.

Ringrazio gli autori all’inizio di quest’anno 2014, Anno Europeo del Cervello, per questo sforzo intellettuale.



La struttura del libro è la seguente: la prefazione (pp.11-12) apre l’appetito e delinea, in poche linee l’argomento e gli estremi della problematica: la dicotomia tra neuro-fobici e neuro-maniaci, se così si possono chiamare i due estremi di coloro che, da una parte, vengono accusati di centrare tutto e di tutto interpretare a partire dal nostro organo cerebrale (neuro-maniaci), dall’altra di coloro che non ne vogliono proprio sapere, anzi, si schierano per una visione antropologica spuria dei recentissimi dati forniti dalle neuroscienze.

Per dirla con gli autori: “Il cervello è il convitato di qualunque umanesimo. Non ci possono essere dubbi sul fatto che inostri comportamenti, sia consci sia inconsci, e le nostre interazioni con l’ambiente animato e inanimato dipendano dal funzionamento del cervello. Tuttavia, la tesi secondo cui l’impatto delle neuroscienze contemporanee avrebbe indotto un’esagerata “neurologizzazione” della condizione umana sta suscitando accese discussioni nella comunità scientifica e nel dibattito culturale contemporaneo. Il pericolo della (neuro)mania sarebbe testimoniato dall’indebito uso del prefisso “neuro” per designare qualsiasi attività umana. Per i censori dei presunti neuromaniaci tale atteggiamento rischia non solo di sottrarre lo strudio della mente alla psicologia, ma anche di far sì che il cervello, supposta quintessenza del riduzionismo e del determinismo della scienza, si candidi arrogantemente a spiegare chi siamo” (Prefazione, p.11).

Mi piace la prima frase d’apertura Il cervello è il convitato di qualunque umanesimo, in effetti, senza cervello umano ci sarebbe un’umanesimo? Ovviamente la risposta è negativa, proprio perché senza sistema nervoso non c’è essere umano che tenga!

Gli autori scendono subito a smorzare le frenesie: “In realtà, se si escludono alcuni eccessi nella divulgazione al grande pubblico, le conquiste delle neuroscienze possono proporre una visione equilibrata, per nulla de-umanizzante, della natura umana, che prenda in giusta considerazione anche le innegabili radici biologiche di carattere complesse e solo apparentemente vietate all'analisi scientifica come la spiritualità” (Prefazione, p.11).

Effettivamente! Bisogna distinguere tra spot pubblicitario e divulgazione scientifica seria. Solo un’informazione corretta sui dati può contribuire a integrare una visione della natura umana in cui le neuroscienze costituiscano un’asse portante, direi, sostanziale. Tutte le dimensioni umane, compresa la spiritualità, ma anche concetti classici della filosofia come, ad esempio, coscienza, libertà, volontà, intelletto, etc.... si dovrebbero arricchire e non svilire, nell'incontro con le neuroscienze.

Ecco la proposta degli autori: “Questo libro si propone di esaminare le ragioni delle attuali accuse di neuromania rivolte ai cultori delle neuroscienze, e di dimostrare che almeno in alcuni casi esse sono ispirate da una più o meno esplicita neurofobia, atteggiamento mentale che può essere tanto pericoloso quanto la neuromania. Punta a capire, in altre parole, chi può essere turbato e impaurito da una concezione per così dire cerebrocentrica del vivere e perché” (Prefazione, p.11-12).

Ecco che la teoria cerebrocentrica, che risale agli albori della civiltà, con Alcmeone di Crotone, lungo millenni di pensiero e di spiriti intraprendenti e coraggiosi, è in costante attualizzazione!

Buona lettura.



* Alberto Carrara, neurobioeticista, biotecnologo medico, filosofo e teologo italiano, si definisce un “neuro-critico” secondo la tripartizione tra “neuro-riduzionisti, neuro-scettici e neuro-critici” che José Alberto Álvarez-Díaz ha postulato nel suo articolo Neuroethics as the neuroscience of ethics”, Rev Neurol, 57, 8, (16th October 2013), pp. 374-382.

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