martedì 21 gennaio 2014

RoboEarth: un cervello digitale

di Riccardo Carrara

Cosa potrebbe succedere se dei robot potessero apprendere direttamente dal web? Cosa potrebbero fare se avessero accesso a tutte le informazioni disponibili in internet?

In questi ultimi anni, stiamo assistendo ad una fortissima spinta per quanto riguarda l’ambito dei robot e della cosiddetta intelligenza artificiale. Quello che, in passato, trovava spazio solo nella letteratura e, più recentemente, nella cinematografia, oggi sta diventando realtà. E come sempre la realtà sembra superare ogni immaginazione.


È partito, infatti, da pochi giorni l’importante progetto RoboEarth, che si prefigge di realizzare uno speciale “cervello digitale”, una sorta di enciclopedia virtuale tramite la quale le diverse informazioni possano essere a disposizione di diversi robot, affinché “da soli” si possano aggiornare e quindi possano imparare e migliorare le loro capacità

L'ambizioso obiettivo di RoboEarth è creare un “cervello centrale unico”, un “cervello digitale”, dal quale i robot possano attingere per apprendere nuove competenze e ampliare così il loro raggio d'uso e l'efficienza nella realizzazione delle varie mansioni. L’idea portante è che robot ed esseri umani siano in grado di caricare informazioni in un database online, per creare una sorta di cervello comune, come una centrale di smistamento. Si parla già di una sorta di "cervello virtuale" o " cervello digitale".

Un lavoro, durato 4 anni, ha permesso la realizzazione di RoboEarth, grazie al finanziamento dell’Unione Europea, tramite la Cognitive Systems and Robotics Initiative e il supporto di ricercatori che operano in Philips e nelle università di Saragozza, Stoccarda, Zurigo, Monaco ed Eindohoven.

È proprio in un ospedale di Eindohoven che è partita la prima sperimentazione: quattro robot collaborano tra loro a sostegno dei pazienti. Gli assistenti virtuali si occuperanno non solo di aprire le scatole di pillole e servire uno sciroppo, ma anche di caricare la mappa della stanza per facilitare l'orientamento dei "colleghi". Questi robot utilizzeranno la piattaforma digitale di RoboEarth come base di conoscenza, mezzo di comunicazione e le risorse computazionale per aggiornarsi e migliorare le loro prestazioni.

RoboEarth non è altro che un World Wide Web per robot: una rete di informazioni gigante dove i robot potranno condividere le informazioni e imparare gli uni dagli altri. Nella presentazione del progetto si afferma che i robot potranno imparare qualcosa sul loro comportamento e sull'ambiente che li circonda. Si darà così una nuova prospettiva alla frase "experience is the best teacher" (l'esperienza è la migliore insegnante). Si spera di avere in questo modo un rapido e significativo miglioramento dei comportamenti e dell'apprendimento delle macchine, ma non solo.

Un altro scopo giace sotteso al progetto in questione: una nuova e sofisticata interazione uomo-macchina. Per esempio, da un lato un robot potrà scansionare una stanza e farne una mappa, che una volta scaricata nella piattaforma digitale RoboEarth, sarà a disposizione degli altri robot, che collegandosi, potranno scaricare l'informazione e quindi senza dover scansionare la stanza, già la "conosceranno" alla perfezione e potranno muoversi con facilità in essa. Un altro potrebbe acquisire nuove informazione su come aprire le scatole di pillole o come versare nel modo migliore lo sciroppo e in automatico, con un semplice sguardo nell'enciclopedia digitale (aggiornamento) gli altri robot potrebbero apprendere tale informazione.

Le nuove informazioni su RoboEarth potranno essere caricate anche da noi uomini, accelerando così il processo di apprendimento di nuove informazione da parte dei robot che salterebbero la fase di "fare esperienza", ma acquisirebbero direttamente nuove informazione imparandole dal web. 

L'obiettivo che fa sorgere più domande è quello che riguarda l'autonomia. Grazie a questo progetto, o a progetti simili (certamente non rimarrà una sperimentazione isolata, ma molti altri tenteranno questa strada che fa risparmiare tempo e denaro), si potrebbe raggiungere una sorta di autonomia dei robot che potrebbero acquisire direttamente le informazioni e "apprendere" tramite il web e senza più il bisogno di una programmazione da parte dell'uomo.

Questo affascinante progetto, risulta allo stesso tempo inquietante, perché riporta alle solite domande sullo sviluppo delle nuove tecnologie e sul loro utilizzo, ma va anche oltre. La domanda che sempre ci si dovrebbe fare è "sarebbe stato meglio non aver attuato questo scoperta?", "sarebbe stato meglio lasciarla chiusa nei laboratori di ricerca?", oppure "come utilizzerà la gente questa nuova tecnologia?", "cosa potrebbe succedere se venisse immessa nell'enciclopedia un'informazione da parte di terroristi?".

Oltre a queste, rimangono le domande "visto che stiamo parlando di autonomia dei robot: potranno uscire dal controllo umano?", "potranno i robot diventare imprevedibili?", "cosa succederebbe se arrivassero a poter accedere a tutte le informazioni disponibile nella rete internet?"

Per il momento, il progetto è applicato in un reparto di un solo ospedale (e se da un lato potrà servire e aiutare i pazienti, ci si potrebbe chiedere se non sia un rischio esporre delle persone malate e quindi più fragili a questa sperimentazione)... ma presto (tra circa 10 anni, dicono gli stessi ricercatori di RoboEarth), robot simili potranno essere disponibili ad uso domestico. Siete pronti ad avere in casa un robot che impara molto più velocemente e facilmente di voi e che forse potrebbe acquisire informazione fuori dal vostro controllo?

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