lunedì 27 gennaio 2014

Rubrica del lunedì: Storia della Neuroetica (11)

di Alberto Carrara, LC

Dopo una pausa prolungata dall’ultimo post del 25 novembre, riprende oggi la Rubrica del lunedì: Storia della Neuroetica che ha come sottotitolo: Le sfide della Neuroetica: i dilemmi etici specifici sollevati da questa pseudo-disciplina.

La Neuroetica si presenta come una vera e propria finestra aperta nell’ambito della neuroscienza come della filosofia stessa. Quattro furono i grandi blocchi di tematiche che vennero identificati nelle riunioni di San Francisco (2002), poi rivisitati e ampliati da Judy Illes. Secondo questi esperti, i quattro grandi obiettivi della Neuroetica possono venir classificati in questi termini:


(1º) la scienza neurale e la problematica dell’ “io”
(2º) la neuroscienza e le politiche social
(3º) l’etica e la pratica della neuroscienza
(4º) la neuroscienza, il discorso pubblico e la formazione.

Per ciascun appartato vi rientrano temi specifici: nel primo, vengono incluse tematiche come la relazione tra la neuroscienza e concetti filosofici classici come quello di libertà umana, di responsabilità personale, le basi biologiche della personalità e della condotta sociale, la neurobiologia della scelta e della presa di decisione e, finalmente, l’amplio e dibattutissimo capitolo dell’autocoscienza personale.

Al secondo gruppo appartengono temi relativi alla responsabilità personale in relazione al comportamento criminale, lo studio della memoria (vera o falsa), l’educazione e i processi d’apprendimento, le patologie sociali, la privacy e la preddizione di stati patologici non ancora conclamati.

Il terzo settore coinvolge tematiche di farmacoterapia e di chirurgia del sistema nervoso, l’impiego di cellule staminali (SC) all’interno del sistema nervoso, la terapia génica e le diverse protesi neuronali.

Il quarto ambito comprende tutto lo sviluppo del discorso pubblico e della correttezza dell’informazione su queste spinose questioni, oltre alla formazione dei giovani ricercatori e lo stimolo per un’adeguata comprensione dei problemi che emergono, l’opportuna divulgazione di informazioni neuroscientifiche attraverso i mezzi di comunicazione sociale.

Questi temi di sviluppo della Neuroetica vengono raggruppati (per una prima proposta si veda le pubblicazioni della filosofa e neuroscienziata Adina Roskies) sinteticamente in due categorie: l’ “Etica delle Neuroscienze” e le “Neuroscienze dell’Etica”.

I dilemmi che vengono suscitati dagli sviluppi delle tecniche di neuroimaging, della psicofarmacologia e degli impianti cerebrali, fanno parte del primo gruppo e si collocano a pieno titolo all’interno della grande area della Bioetica.

La seconda categoria di questioni si rivolgono ai problemi etici che emergono con l’aumento delle nostre conoscenze sulle basi neurobiologiche della condotta umana, della personalità, dell’autocoscienza o degli stati di trascendenza e spiritualità. Quest’ambito di questioni viene considerato da diversi autori come il “proprium” della Neuroetica che la distinguerebbe e la caratterizzerebbe come vera e autonoma disciplina a sé stante.


Questa comprensione “duale” della Neuroetica, tra “Etica delle Neuroscienze” e “Neuroscienze dell’Etica”, risulta particolarmente feconda per una riflessione interdisciplinare sull’argomento. 

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