venerdì 17 gennaio 2014

Si può cancellare un ricordo traumatico?

di Alberto Carrara, LC

Sembra che la strada sia ben spianata: rimuovere selettivamente ricordi spiacevoli, non voluti, persino subiti. È quello che la ricerca neuroscientifica d’avanguardia e la neuro-farmacologia stanno cercando di ottenere: la famigerata “pillola dell’oblio”, un farmaco che riesca selettivamente a eliminare uno o più ricordi traumatici.
Sarebbe un’ottimo rimedio, ventilato e promosso per aiutare quelle persone colpite da PTSD, cioè dal disordine post-traumatico indotto da stress (post-traumatic stress disorder), una sindrome oggigiorno sempre più studiata e caratterizzata.



Un recentissimo studio pubblicato ieri sulla rivista scientifica Cell ha evidenziato nel modello animale, cioè nel ratto, che la somministrazione di determinate sostanze riesce a modulare la neuro-plasticità a livello della struttura cerebrale denominata ippocampo, dando così l’effetto di un’attenuazione persistente (persistently attenuated) delle memorie remote, oltre che di quelle recenti.

Nello studio si evidenzia come inibitori selettivi per HDAC2 histone deacetylase 2, la deacetilasi istonica 2, gene umano che mappa (cioè si localizza) sul cromosoma 6q21, e che produce una proteina (un enzima) appartenente alla famiglia delle deacetilasi istoniche, cioè di quelle proteine che tolgono gruppi acetilici sugli istoni che sono le proteine che superavvolgono il DNA. Queste molecole giocano pertanto un ruolo chiave nella regolazione dell’espressione genetica.

I ricercatori guidati da Li-Huei Tsai, che dirige l’Istituto Picower appartenente al MIT (MIT’s Picower Institute for Learning and Memory) hanno pubblicato ieri su Cell (vo. 156, 1-2; pp. 261-276, pubblicato online il 16 gennaio 2014) un articolo intitolato: Epigenetic Priming of Memory Updating during Reconsolidation to Attenuate Remote Fear Memories.

Ecco il meccanismo d’azione di queste molecole inibitori selettivi:


L’applicazione di inibitori selettivi di HDACis durante il processo di riconsolidamento della memoria, potrebbero, come affermano gli autori dello studio, costituire validi ausili terapeutici allo scopo di lenire e guarire traumi remoti.

La domanda di apertura: si può cancellare un ricordo traumatico? ancora non ha una risposta affermativa. Questi studi si riferiscono a modelli animali. Inoltre, la selettività della supposta cancellazione è ancora da dimostrare.

Ma il campo della neurobioetica della memoria, come ricorda una validissima e recente opera sull'argomento (Manipolare la memoria. Scienza ed etica della rimozione dei ricordi, di Andrea Lavazza e Silvia Inglese, Mondadori, Milano 2013) è aperto!

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