martedì 4 febbraio 2014

Google si impegna per un comitato di neuroetica?

di Riccardo Carrara

Negli ultimi mesi Google, dopo essersi impegnata nel progetto neuroscientifico anti-invecchiamento Calico, ha dato una forte accelerata ai suoi investimenti nel mondo della tecnologia dei robot e dopo l'acquisto, nel mese di dicembre, di ben 7 compagnie di robotica, grazie alle quali si è classificata al primo e secondo posto alla DARPA Robotics Challenge, si è da poco aggiudicata la DeepMind, azienda londinese di intelligenza artificiale, fondata da Demis Hassabis, Shane Legg e Mustafa Suleyman.

In questi sviluppi si inserisce il fatto che Google sembra aver decido si istituire una commissione etica per sorvegliare il suo lavoro nel campo dell'intelligenza artificiale. In realtà, BigG ha dovuto promettere che si sarebbe impegnata nella creazione di un comitato etico per le tecnologie per potersi accaparrare la società britannica DeepMind. 
Tutto questo potrebbe aprire la strada al primo vero e proprio comitato di neuroetica. Ma questo dipenderà dalle future mosse di Google.
Uno dei motti della grande compagnia del robottino verde è sempre stato "Don't Be Evil", che ricorda e sembra far riferimento al principio di non maleficenza. Ora, sembra che questo motto non basti più e le varie società, startup e gli stessi azionisti cercano qualcosa di più solido di uno slogan, vogliono una sicurezza in più per i loro investimenti.

Le domande che i più si stanno facendo si possono riassumere in queste che seguono. Google che sta pensando di fare con questi investimenti nella robotica? Sta costruendo un esercito di robot a scopo militare? Cosa serve l'intelligenza artificiale al gruppo di Larry Page e Sergey Brin? Dove è impiegata oggi l'intelligenza artificiale e quanto è sviluppata?

Partiamo proprio da quest'ultima domanda, perché in molti ancora non si rendono conto di come e quanto sia già impiegata oggi l'intelligenza artificiale.
Tanto per fare qualche esempio l'intelligenza artificiale attualmente: è la base per i mercati azionari, controlla aeri, automobili ed elettrodomestici; gestisce e implementa la ricerca di informazioni; è inserita nei programmi di sorveglianza...

Una tecnologia molto potente. E come si dice: un grande potere comporta grandi responsabilità.


La risposta può essere un comitato etico?
Si potrebbe pensare ad un comitato etico per la tecnologia, ma la cosa migliore alla quale dovrebbe puntare Google è un comitato di neuroetica o, ancora meglio, neurobioetica. 

Prima di tutto però, si dovrebbe cogliere l'occasione per fermarsi a riflettere su cosa sia realmente un comitato etico.

La maggior parte delle volte si racchiude il ruolo di un comitato etico alla sola consulenza legale e, in effetti, gli avvocati sono in genere i membri più numerosi in questi comitati. Svolgono un ruolo preziosissimo, perché la loro consulenza e competenza sono di estrema importanza per poter seguire il diritto e la legge, ma un vero e proprio comitato di etica (o di neuroetica) prevede un'ampia multidisciplinarietà: medici, ricercatori, filosofi, teologi, sociologi... in un caso come quello in questione (intelligenza artificiale) di fondamentale importanza dovrebbero essere i neuroscienziati e, dentro questa categoria, i neurologi.

Ristringere il ruolo del comitato di Google alla sola consulenza legale e quindi limitarsi a garantire il rispetto delle leggi politiche e della privacy nei vari Stati, sarebbe davvero poca cosa e un grande errore per BigG, se non per l'intera umanità.
Google potrebbe realmente creare la differenza e mettere le basi per una nuova società con al centro la persona (o come preferiscono dire loro "l'utente").

Non ci si può preoccupare solamente di rendere minima la responsabilità aziendale, ma si devono prendere sulle spalle tutte le responsabilità del caso, solo così si è grandi (Big) veramente!

L'occasione ghiotta per Page e Brin potrebbe essere quella di sviluppare e approfondire per primi la neuroetica delle tecnologie, senza aver paura di inoltrarsi in un campo ancora poco esplorato a livello globale.
Questo significherebbe indagare e vagliare tutte le diverse questioni che possono far sorgere le nuove tecnologie, valutando come queste possano estendere o limitare l'autonomia, ma in primis, la dignità di un individuo umano.

Le attività umane e l'umanità stessa come possono essere modificate dalla tecnologia, dall'intelligenza artificiale? Quanto possono migliorarle? Ci possono rendere più umani?

Proprio perché dietro ci sono queste grandi e profonde domande l'etica delle tecnologie rimane ancora avvolta dalla nebbia. Gli stessi avvocati e la legge, in questo campo, devono fare ancora molto.

Un comitato di neuroetica sulle tecnologie potrebbe, nelle mani di Google diventare una piattaforma aperta nel Mondo, per trovare il meglio tra le diverse risposte possibili (il meglio per l'uomo si intende). Google, con le risorse che ha, può farlo.

Anzi, probabilmente il suo stesso investimento nell'intelligenza artificiale potrebbe aiutarli a realizzare il tutto e a mettere nuovamente il pallone nella rete. Questa potente tecnologia diventerebbe la base grazie alla quale costruire questo comitato che alla fine la controllerebbe.

In un'ottica tale, si sorpasserebbe l'enorme problema della diatriba tra comitato interno o comitato esterno all'azienda, che ha sempre portato tante critiche e dibattiti. Il comitato neuroetico fonderebbe le due posizioni in un sistema ancor più grande e dalla visione più vasta e completa, al servizio dell'intera umanità.

Credo che in gioco, non sia solo il futuro e il prestigio di Google, che potrebbe vedersi scalfito sotto forti e decisi colpi, il famoso motto "Don't Be Evil", ma ci sia il destino di tutti noi e la nostra sicurezza e tranquillità. Soprattutto c'è in gioco la nostra esistenza e la nostra dignità.

Ora tocca a Google decidere se diventare così grande!

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