domenica 2 febbraio 2014

La coscienza e il cervello di Stanislas Dehaene

di Riccardo Carrara

TITOLO: Consciousness and the Brain: Deciphering How the Brain Codes Our Thoughts

AUTORE: Stanislas Dehaene
(nato il 12 maggio 1965, è un professore al Collège de France, i suoi studi si sono concentrati su una serie di argomenti tra cui: cognizione numerica, la base neurale della lettura e i correlati neuronali della coscienza)

ANNO: 2014
EDIZIONE: Viking
LINGUA: inglese
PAGINE: 336

Le prime recensioni lo definisco “Uno sguardo mozzafiato sulla coscienza” e in effetti l’ultimo libro di Stanislas Dehaene "La Coscienza e il Cervello: decifrare come il cervello codifica i nostri pensieri" presenta una sintesi appassionata sulla storia e le evoluzioni dell’annoso problema della coscienza e una nuova teoria in merito, che vorrebbe risolvere una volte per tutte il dibattito su questa grande tematica.

Come fa il nostro cervello a generare un pensiero cosciente? E perché parte della nostra conoscenza rimane apparentemente nell’inconscio? Queste domande sono alla base del libro che prendiamo in considerazione oggi, nella nuova rubrica domenicale "Neurolibri". Cerchiamo di analizzarlo con ordine, seppur in breve.

S. Dehaene nel suo libro sembra partire (dandolo per scontato) dal presupposto che tutto quanto si può ridurre a materia, tutto è solo fisica. Quindi, anche la storia dell’emergenza della coscienza che sembra rimasta in un “buio medioevale” (citando le parole dell’autore), potrà avere una risposta ultima nella fisica.
“Grazie a Euclide, K.E. Gauss e A. Einstein, possediamo una conoscenza ragionevole sui principi matematici che governano il mondo fisico. Sulle spalle di giganti, come I. Newton e E. Hubble, abbiamo capito che la nostra Terra è solo un granello di polvere in una delle miliardi di galassie che si sono originate da un’esplosione primordiale, il big bang. E C. Darwin, L. Pasteur, J Watson e F Crick ci hanno mostrato che la vita è fatta di miliardi di reazioni chimiche evolute – semplicemente fisica”.

La coscienza allora? Anch’essa è spiegabile dalla fisica o c’è qualcosa in più?

“Come io penso? Cos’è questo “io” che sembra stia pensando? Sarebbe un io diverso se fossi nato in un tempo diverso, in un altro posto, o in un altro corpo?” . Domande che l’autore pone per suscitare e stimolare l’interesse del lettore e poi continua affermando che l’assillante domanda sulla coscienza ha reso perplessi molte brillanti menti del passato, che fino a tutto il 1800 e quasi tutto il 1900 non ci siano stati studi scientifici seri sulla coscienza e che la domanda sulla coscienza sia stata lasciata fuori dai confini della scienza sperimentale per troppo tempo.

“Poi tutto cambia” e a partire dal 1980 il problema della coscienza si pone in prima linea nella ricerca neuroscientifica. 
Scorrendo le pagine si può leggere la storia di come questa prospettiva sia stata stravolta e perché; come la coscienza abbia assunto un ruolo fondamentale e preminente nella ricerca scientifica all’interno dei laboratori.
Questo libro racconta “una sintesi a grandi linee della strategia che ha trasformato un mistero filosofico in un fenomeno di laboratorio”.

Secondo S. Dehaene 3 sono i fattori principali che hanno permesso questo stravolgimento di campo (il passaggio dall’ambito prettamente filosofico ai laboratori di ricerca sperimentale):
- Lo sviluppo di una migliore definizione di coscienza
- La scoperta che la coscienza può essere modificata sperimentalmente
- Un maggior rispetto ai fenomeni soggettivi

Stanislas Dehaene
Il problema della definizione sembra però rimanere nel libro in questione, dove ci si può accorgere che non è effettivamente quello stesso concetto di coscienza che in passato ha arrovellato le menti dei filosofi e dei grandi pensatori ad essere preso in considerazione, ma un concetto più vicino a quello che possiamo definire con il termine consapevolezza.

S. Dehaene vorrebbe risolvere la faccenda terminologica e di contenuto in questa forma: i filosofi, o meglio alcuni filosofi, concepiscono la coscienza in un diverso modo dal suo, loro la chiamano, dice l’autore del libro, “phenomenal awareness” e non esita a definirla come “una nozione ingannevole è porta in un pendio scivoloso verso il dualismo”.

La soluzione che propone S. Dehaene è molto semplice (almeno dal punto di vista teorico e delle distinzioni): si deve iniziare a studiare semplicemente la “conscious access”.
Per lui la coscienza è semplicemente questo: siamo consapevoli di ciò su cui abbiamo scelto di focalizzare la nostra attenzione.
“Una volta chiarito come ogni pezzo delle informazioni sensoriali possono aver accesso alla nostra mente e diventino oggetto di risposta”, afferma il ricercatore, “allora l’insormontabile problema della nostra ineffabile esperienza scomparirà”. Come dire, adesso concentriamoci su quella parte della coscienza che molti definirebbero consapevolezza (da distinguere dalla vigilanza e dall’attenzione), perché una volta chiarito quest’aspetto, non ci sarà più nulla da chiarire.

Ne siamo proprio sicuri?

“La Coscienza e il Cervello” non è solo un excursus sul problema della coscienza, ma vuole essere un modo per divulgare una nuova teoria lanciata dall’autore e dai suoi collaboratori.
Contributo speciale di Dehaene, infatti, è la sua ipotesi “global neuronal workspace” che potremmo tradurre come “area di lavoro neuronale globale” e che secondo l’autore potrebbe spiegare perché alcuni processi neuronali portano all’esperienza cosciente.

Dopo 15 anni di ricerca, Stanislas Dehaene e i suoi collaboratori hanno elaborato la teoria del “workspace”, tramite la quale propongono: la coscienza è informazione globale trasmessa all’interno della coscienza; essa sorge da una rete neuronale la cui ragion d’essere è la massima condivisione di informazioni pertinenti in tutto il cervello. Connessioni neurali sincronizzate: solo le informazioni che possono essere condivise tra i moduli entrano nella coscienza.
Grazie a questa “area di lavoro neuronale globale” possiamo tenere a mente qualsiasi idea che lascia una forte impronta in noi, per tutto il tempo che vogliamo; inoltre, grazie a questo sistema possiamo essere sicuri che le nostre idee siano inserite nei nostri progetti futuri, qualsiasi essi siano.

Che cosa significa tutto questo? Dove si troverebbe quest’area di lavoro?
“In uno speciale insieme di neuroni che diffondono messaggi coscienti a tutto il cervello” troviamo scritto nel libro, “cellule giganti che con i loro lunghi assoni incrociano la corteccia, interconnettendosi in un sistema integrato”.

Molto affascinante, non ci sono dubbi, ma lo stesso Dehaene afferma e ammette che molti punti restano ancora da chiarire sul tema e che si tratta solamente di un’ipotesi abbozzata.

Chris Frith (nato il 16 marzo 1942, psicologo e professore emerito presso il Wellcome Trust Centre for Neuroimaging presso l'University College di Londra), che ha recensito il libro di S. Dehaene a pagina 615-616 del volume 505 della rivista Nature il 30 gennaio 2014, si dice poco convinto che il “global neuronal workspace” possa essere sufficiente per spiegare la coscienza.

Chris Frith
In effetti molti dubbi rimangono, soprattutto sul concetto stesso di coscienza e sul fatto che pur arrivando a comprendere pienamente i meccanismi della consapevolezza, si possano esaurire tutte le risposte ai grandi perché che scaturiscono dalla coscienza stessa.

Interessanti potrebbero essere le applicazioni di questi studi. Le ricerche e le ipotesi di Dehaene potrebbero servire ed essere d’aiuto, per esempio, ai pazienti in stato vegetativo o di minima coscienza, perché arrivare a capire meglio i sistemi di “conscious access” o di consapevolezza potrebbe essere la chiave per trovare nuovi metodi per portare questi pazienti “bloccati” in uno stato di coscienza normale.

Altro campo di applicazione rimane quello della coscienza artificiale, dei robot e delle tecnologie computazionali, certamente settore di interesse dello stesso Dehaene.

Il libro risulta uno dei più sofisticati racconti sulle basi neurali e sulle diverse teorie e scoperte neuroscientifiche sulla coscienza finora, quindi è sicuramente consigliabile, se non altro per questo aspetto di sintesi e revisione sullo stato dell’arte.

Concludiamo con un accenno alla parte squisitamente neuroetica che si può trarre dal testo “La Coscienza e il Cervello”. Dehaene scrive: “Sono convinto che, una volta che noi riusciamo a determinare oggettivamente se i sentimenti soggettivi sono presenti nei pazienti o nei neonati, potremo prendere ancor meglio decisioni etiche”.

Che cosa vuole dire con questa frase? Forse ci troviamo di fronte ad un modello di etica o di bioetica sociobiologista? Il materialismo che abbiamo accennatto all’inizio della presentazione del libro, il voler ridurre e ricondurre tutto alla “semplice” fisica, ci può far pensare ad un modello bioetico sociobiologico o anche chiamato evoluzionista o etica descrittiva?  Possiamo affermare che per questo pensatore la natura dell’uomo si possa risolvere nella cultura e viceversa?

Certo, i confini non sono mai così netti e chiari e probabilmente per S. Dehaene si dovrebbe parlare di etica, bioetica e neurobioetica della coscienza.

Buona lettura!

* le traduzioni del testo di Dehaene sono dell'autore di questo post

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