mercoledì 26 febbraio 2014

Mente-corpo: il rapporto tra intelligenza e cervello, una sintesi

sintesi di Alberto Carrara, LC

Mente-corpo: il rapporto tra intelligenza e cervello è stato il titolo e l’argomento svolto ieri pomeriggio (martedì 25 febbraio 2014) nell’ambito del Master in Scienza e Fede dell’Ateneo Regina Apostolorum di Roma, dal professor P. Rámon Lucas Lucas, LC, ordinario di Antropologia filosofica e Bioetica della Pontificia Università Gregoriana di Roma (PUG).

Ecco, di seguito, una sintesi degli argomenti trattati.



Innanzittutto, la problematica verte su due tipi di problemi relativi al rapporto mente-corpo:

1.     Tema della conoscenza umana
2.     Tema della morte umana

In entrambi, il rapporto mente-cervello è coinvolto. Per farlo, consideriamo il nostro cervello, la struttura forse più complessa sulla terra. I neuroni, cellule speciali, cioè specializzate e plurali nella loro funzionalità. Una pluralità di funzioni. Dalla struttura anatomica a quella fisiologica.
È il più grande sistema elettrochimico esistente sulla terra.

Dalla binarità del sistema di un comune PC, alla bipolarità catodica-anodica delle sinapsi cerebrali.
La questione: perchè il nostro cervello è così enormemente potente rispetto aifabbisogni delle normali funzioni bio-fisiche? Forse per sostenere l’attività psichica, superiore dell’essere umano?
L’encefalo è il terminale nel quale coinvolgono tuttele nostre attività sensoriali. Centro coordinatore della coscienza e di tutte le funzioni superiori, intellettive, linguistiche, concettuali, volitive e morali. La responsabilità morale è collegata a un normale o alterato funzionamento dell’encefalo, ma non ad esso riducibile e identificabile.

Cos’è l’intelligenza allora?
È la capacità che l’essere umano ha di astrarre, di formare concetti, giudizi, etc. Coglie l’universalità nella singolarità, l’astratto nel concreto.
L’intelligenza umana è irriducibile all’intelligenza pratica degli animali che è quella capacità di risolvere problemi in concreto e di comportarsi in rapporto al dato presente.
L’intelligenza astratta umana imposta concetti, forma giudizi, fà ragionamenti; siamo in presenza non solo di un’intelligenza pratica, ma pure di una astrattiva, il linguaggio concettuale e simbolico, la percezione e deliberazione sui valori.
L’intelligenza riceve informazione, crea informazione, scopre e realizza valori. È allora una facoltà spirituale, trascende la materialità.

Non poche tendenze della neuroscienza attuale sostengono un parallelismo stretto tra cervello ed intelligenza. Vingono citati gli esperimenti di Benjamin Libet degli anno Settanta-Ottanta del secolo scorso che pongono questioni a livello della distinzione tra l’Io cosciente, l’inconscio, il libero arbitrio e la consapevolezza. È stato citato il libro: I sette peccali capitali del cervello.

Si è chiarito che il rapporto tra l’intelligenza e il cervello è un vero rapporto.

Si deve però andare oltre il determinismo neuroscientifico.

Alcune distinzioni fondamentali possono aiutare:
·        Causa/effetto: anche se negato da David Hume, l’esperienza comune si impone. Certamente non è un nesso temporale, ma è un nesso intrinseco. Una causa è ciò che influisce sull’effetto e la provoca. Ogni effetto ha una causa proporzionata.
·        Occasione: qualcosa di fortuito, di imprevisto, che non ha un rapporto diretto con l’effetto. L’effetto è occasionato, la causa è un’altra. Non concorre alla produzione dell’effetto. Esempio: trovo un amico e andiamo a far colazione insieme. La sua funzione è quella di fornire l’opportunità (occasione) all’agente (causa).
·        Condizione necessaria: ogni causa è condizione dell’effetto, cioè la causa è necessaria perchè vi sia l’effetto, il contrario non è vero. L’esempio della finestra e del solo quali cause della luminosità della stanza.

Bisogna chiarire che i testi cosiddetti “di intelligenza” non misurano propriamete l’intelligenza, ma le manifestazioni della stessa in termini di rapidità di risposta, etc.

Ci si è poi concentrati sullo stato di coscienza e le diverse alterazioni della coscienza.
Sono stati presentati tre gradi o livelli di profondità dell’alterazione dello stato di coscienza. Il passo successivo è la perdita dell’unitarietà funzionale del tutto che è la persona umana, la “morte encefalica”.

Ma la morte encefalica è la morte della persona umana?
Bisogna chiarire che l’espressione “morte cerebrale” è stata coniata dalla dichiarazione della Commissione Ad Hod di Harvard del 1968. In tale definizione bisogna includere non solo il cervello, ma anche il cervelletto e il tronco encefalico. La cessazione totale e irreversibile dell’unitarietà funzionale dell’organismo come un tutto indicata dall’assenza di attività encefalica.
I problemi filosofici sono notevoli. Gli esperimenti di Schumun non convincono. Infatti, in due riprese, la stessa Pontificia Accademia delle Scienze (PAS) ha analizzato queste ricerche affermando la presenza di residui midollari troncali in grado di rendere ragione della vita di certi individui codiddetti “anencefalici totali”. Anche i casi in cui esseri umani sono venuti alla luce da madri dichiarate “morte cerebralmente” sono stati analizzati. Queste situazioni non pongono alcun problema al fatto che la stessa madre ormai morta, grazie alle tecnologie attuali, si converte in una sorta di “incubatrice naturale”.
Si è chiarito che una pluralità di criteri per stabilire la morte della persona non viene esclusa e ridotta al sono ambito cerebrale. Nonostante l’apparenza dei segni esterni, i parametri per la valutazione della “morta cerebrale”

Tutto ciò aiuta a comprendere un pò meglio il rapporto mente-cervello. La vita non è solo zoé e bios, ma è anche psiché!

Il rapporto è diretto (non causale) tra mente e cervello ed è un rapporto reale.


La presentazione si può trovare qui.


Bibliografia:
R. Lucas Lucas, L’uomo spirito incarnato. Compendio di filosofia dell’uomo, San Paolo, Milano 1993 (20073).
R. Lucas Lucas, Antropologia e problemi bioetici, San Paolo, Milano 2001.
R. Lucas Lucas, Orizzonte verticale. Senso e significato della persona umana, San Paolo, Milano 2007.

R. Lucas Lucas, Spiegami la persona, ART, Roma 2012.

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