sabato 15 marzo 2014

Appunti dal Brainforum 2014 - sabato 15

di Riccardo Carrara

Dopo i saluti iniziali di Viviana kasam, Giancarlo Comi e Mario Melazzini, nella cornice del Teatro Franco Parenti di Milano, ha inizio il BrainForum 2014. Un evento che si annuncia fondamentale per l'Italia e la ricerca sul cervello.


La Lectio Magistralis del Prof. Andrea Moro (IUSS - Pavia) ha analizzato il tema del linguaggio e delle caratteristiche che rendono unico quello umano, come per esempio la sintassi. Che cosa succede quando immettiamo delle regole che non esistono? Il cervello viene attivato nelle sue regioni del linguaggio? Come reagisce l'area di Broca a regole che non esistono in nessuna lingua? 
La domanda affascinante che ancora coinvolge i linguisti e i neuroscienziati è se esiste una struttura nervosa per la sintassi. E se questa struttura esiste, a che cosa era deputata prima che l'uomo iniziasse a scrivere?


Una frase in particolare mi ha colpito della Lectio di Moro quando ha parlato che nella scienza e nella ricerca deve esserci spazio per il riconoscimenti del mistero, ossia "il riconoscere i limiti della ragione in quel momento lì".

Poi è iniziata la sessione mattutina: MILANO CAPITALE DEL CERVELLO (mentre nella sala 3 veniva proiettato il film d'animazione sull'Alzheimer "Rughe"). 

Di seguito alcuni spunti dei vari interventi dei ricercatori di Milano.

Giorgio Racagni (Scienze del Farmaco - UNIMI) è uno degli organizzatori dell'edizione italiana della mostra BRAIN (ancora visibile per almeno un mese a Milano) e nell'introduzione del suo discorso lancia l'idea "Nutrire il cervello" da organizzare in occasione dell'Expo2015 (che ha come tema proprio Nutrire il Pianeta - Energia per la vita). Durante la relazione, parla di neurofarmacologia nelle malattia psichiatriche, in modo specifico nella schizofrenia, che viene sempre più vista dai ricercatori come un complesso di tante patologie, che in termini tecnici oggi vengono chiamati endofenotipi. Il ricercatore afferma che sempre più la schizofrenia sembra essere una malattia delle sviluppo e dell'evoluzione e si stanno rile

Michela Matteoli (UNIMI e Humanitas) espone l'attività del loro laboratorio mettendo in risalto i disturbi che coinvolgono le sinapsi (struttura centrale del nostro cervello, base della comunicazione tra i neuroni). Durante l'apprendimento le sinapsi si modificano: più l'ambiente è "arricchito", più nelle sinapsi aumentano i neurotrasmettitori, i recettori postsinaptici e si intensificano le spine dendritiche. Dall'altro lato in molte malattie, come quelle psichiatriche, si ha l'effetto opposto: la diminuzione di neurotrasmettitori, di recettori e di spine dentritiche. 
La ricercatrice presenta tre studi come esempi di alterazioni sinaptiche: 1) Studi sulla proteina SNAP25 (mediatrice della fusione delle vescicole presinaptiche). Alterazioni del gene per questa proteine si sono riscontrate in patologie quali schizofrenia, depressione e deficit di attenzione. Anche in alcuni bambini con autismo sono stati rilevati polimorfismi per questo gene correlati ad un dimezzamento della proteina. 2) Studi sulla proteina eps8 (espressa nelle spine dendritiche). Particolarmente compromessa nei pazienti affetti da autismo, sembra essere importante per l'apprendimento. 3) Studi su astrociti e microglia (cellule del cervello di supporto). La microglia si attiva in particolare nelle infiammazioni e sembrano essere coinvolte nella patologia di Alzheimer, sottolineando una relazione tra infiammazione e malattie neurodegenerative.

Maria Grazia De Simoni (Istituto Mario Negri) si occupa di due patologia acute: l'ictus e il trauma emorragico. In caso di danno acuto, accorrono in loco alcune cellule che dovrebbero sistemare la situazione, ma che posso anche aggravarla e che possono essere seguire grazie all'utilizzo del microscopio a due fotoni usato in vivo.
La morfologia della microglia è fondamentale per la sua funzione: quando non c'è danno fa da "sorvegliante", quando invece c'è un danno la microglia si modifica e aumenta le sue ramificazioni (fenotipo protettivo) fino ad un certo punto, perché quando il danno è troppo grande e inizia a formarsi un ambiente tossico, le cellule della microglia si ingrossano e riducono le loro ramificazione assumendo una forma ameboide (fenotipo tossico) e danneggiando ulteriormente il tessuto neuronale. Quindi la microglia che è coinvolta nel sistema di difesa e nella risposta antiinfiammatoria del tessuto nervoso, può comportarsi in modo protettivo, aiutando i nostri neuroni, ma può anche diventare aggressiva e inglobare fagocitando anche cellule nervose sane. La strategia che si sta indagando in laboratorio è come poter indirizzare la microglia verso il fenotipo protettivo: da qui potrebbe partire lo sviluppo di nuovi farmaci e terapie.

Giancarlo Comi (INSPE-San Raffaele Vita Salute) che ha moderato la sessione mattutina "Milano Capitale del cervello", mette in evidenza come si stia assistendo ad un cambiamento della visione delle diverse malattie neurologiche e psichiatriche, che sempre più vengono viste come insiemi di sottotipi di malattie. Forse fra qualche anno le chiameremo in modi diversi e una stessa patologia sarà in realtà conosciuta con tre o quattro diverse malattie.
Le sfide della neurologia sperimentale oggi sono quindi, oltre allo sforzo enorme di capire meglio quello che succede a livello cellulare e molecolare, l'agire per progettualità, approfondire la fase preclinica (quando ancora la malattia non ha dato origine alle manifestazioni cliniche), arrivare ad un nuovo farmaco, dimostrarne l'efficacia e la sicurezza. 
Per spiegare questi passi fondamentali che deve fare la neurologia sperimentale, viene analizzata la sclerosi multipla, che è l'unica malattia neurodegenerativa che avvisa della sua presenza molto prima della manifestazione clinica. Nel passato, il tempo tra l'inizio della malattia e la prima diagnosi era di almeno 6 anni, oggi, grazie alle neuroimaging, questo tempo è stato schiacciato a solo qualche mese. Un vantaggio enorme per la terapia e il trattamento. Per questa patologia si sono messi insieme diversi enti e istituti (più di 40) e questa sinergia ha permesso di identificare la componente genetica sottesa alla sclerosi multipla. È oggi possibile non solo una terapia precoce, ma una personalizzazione del trattamento.

Nereo Bresolin (Centro Dino Ferrari - UNIMI) parla di come riparare i muscoli. Molte malattie che colpiscono i muscoli possono essere trattate e il muscolo può essere riparato, come la miastenia gravis, le polimiositi o alcune malattie di accumulo. Altre patologie, al momento, non hanno terapie possibili.
Vengono prese in analisi due di queste ultime patologie per capire come lo sviluppo della ricerca potrebbe portare a nuovi approcci e a probabili nuove cure: la distrofia muscolare (che colpisce la fibra muscolare) e la amiotrofia spinale (che colpisce il motoneurone). Le forme più diffuse di distrofia muscolare sono quella di Duchenne e quella di Becker, mentre per la amiotrofia esistono diverse forme e si discute tuttora su quale sia la classificazione più appropriata.
L'aspetto farmacologico è certamente importante, come pure la terapia genica (sostituzione del gene stesso o sua riparazione) che si avvale di vettori per inserire nella cellula il gene che codifica la proteina mancante o malfunzionante. Infine vengono accennati i possibili approcci a livello di terapia cellulare.

Stefano Cappa (IUSS, Pavia) è un grande esperto di linguaggio. L'idea del legame tra linguaggio e cervello è antica nel campo della medicina, si potrebbe dire che risale fin dai primi tempi (Papiro di Edwin Smith).
Oggi esistono sempre più tecniche per vedere il cervello e studiarne il funzionamento, da quelle più grossolane a quelle più sofisticate e recenti. Ogni neuroimaging fornisce un aspetto preciso ed è adatta per un determinato scopo, ma possiamo anche utilizzarle insieme, mescolando le tecniche e fondendole.
Anche la ricerca deve fondersi e potersi mescolare: ricordando l'esempio dei cinesi e dell'elefante, un ricercatore da solo può cadere nell'errore di ritenere la parte che sta osservando (magari da anni) come il tutto, invece il fatto di collaborare, scambiare informazione è importantissimo per lo sviluppo di nuovi approcci e terapie (ed è lo scopo anche di questo BrainForum).
Viene infine fatto un paragone tra le neuroscienze e le mappe di Google, dove possiamo andare dal macroscopico (Mondo) fino al microscopico (vie, piazze, fiumi, canali...). Allo stesso modo le neuroscienze passano dalla macroanatomia, alle sinapsi, ai neurotrasmettitori, alla biologia molecolare.

Fabrizio Tagliavini (Istituto Besta) inizia sottolineando il metodo che viene usato nel loro istituto: la ricerca traslazionale. Questo approccio mette al centro il paziente e ha lo scopo di trasferire le conoscenze acquisite dalla ricerca di base alla clinica delle malattie infettive al fine di migliorare la qualità dell'assistenza ai pazienti. Il suo intervento poi si concentra sulla malattia di Alzheimer, mettendo in rilievo come, seguendo un paziente giovane, è stata scoperta una mutazione del gene del precursore della proteina beta amiloide in omozigosi. Una mutazione molto aggressiva che porta alla produzione di molta beta amiloide modificata. Approfondendo la ricerca è emerso che questa proteina modificata può essere utilizzata come futura terapia nella malattia di Alzheimer nell'anziano.

Carlo Mango (Fondazione Cariplo) conclude la mattinata spiegando l'impegno della fondazione nel finanziamento delle neuroscienze

Il programma del BrainForum continua con film, spettacoli e dibattiti scientifici con alcuni dei migliori ricercatori italiani di neuroscienze.

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