mercoledì 5 marzo 2014

Card. Ravasi: antropologia delle neuroscienze

di Alberto Carrara, LC

Quest’oggi, sul portale di Radio Vaticana è stato pubblicato un riassunto dell’intervento tenuto ieri dal Card. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della cultura, all’Università Deusto di Bilbao, in occasione del conferimento al porporato della laurea honoris causa.

Nella sua lectio magistralis il Ravasi, in perfetta sintonia con ciò che scriveva nel capitolo 8° intitolato L’anima neuronale del suo volume Breve storia dell’anima, mettendo in luce l’autentica figura dello scienziato contemporaneo, uomo al contempo di sapere empirico e di profondità filosofica, centra la sua riflessione sul vasto e complesso settore delle neuroscienze.

La sfida antropologica si gioca oggi a questo livello, quello relativo alla neuroetica che abbraccia la categoria “anima”, quella della coscienza, della responsabilità morale, della religiosità, del rapporto mente-corpo, etc.

Ecco di seguito il testo integrale pubblicato da Radio Vaticana.


Card. Ravasi: "Autentico scienziato è chi sa porre le vere domande"

2014-03-05 Radio Vaticana

“L’autentico scienziato non è colui che sa offrire tutte le risposte ma colui che sa porre le vere domande, cosciente che il suo compito di verificare e perlustrare la ‘scena’ della realtà, ossia il fenomeno, non esaurisce tutte le dimensioni dell’essere, a partire dal suo ‘fondamento’ che è “meta-fisico”. È un passaggio centrale della lectio magistralis tenuta ieri dal card. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della cultura, all’Università Deusto di Bilbao, in occasione del conferimento al porporato della laurea honoris causa.

Il card. Ravasi - riferisce l'agenzia Sir - si è soffermato, in particolare, sul complesso capitolo delle neuroscienze cognitive “che hanno proposto nuove teorie della mente”. I cento miliardi di neuroni “che compongono il nostro cervello - ha spiegato -, analoghi alle stelle della Via Lattea, rendono questa realtà umana un altro microcosmo nel quale, però, non si dibattono solo quesiti fisiologici e biologici, ma affiorano molteplici interrogativi filosofici e teologici”, come quelli relativi alla “categoria ‘anima’, alla questione della coscienza e della responsabilità morale, alla stessa religiosità, al rapporto mente-corpo, con l’evidente coinvolgimento di altre discipline come l’antropologia, la psicologia, l’etica, il diritto”.

Nell’ambito delle neuroscienze, ha avvertito il card. Ravasi, “la relazione tra la teologia e la scienza” esige “un forte rigore metodologico e la chiarezza delle distinzioni essendo comune la realtà sottoposta ad analisi, cioè il cervello e la mente umana”. Distinzione, ma non separatezza, tra scienza e fede è l’auspicio del porporato, giacché esperienza e “trascendenza” sono “distinte nei livelli ma non isolate e incomunicabili”. Non per nulla Max Planck, il grande artefice della teoria quantistica, “nella sua Conoscenza del mondo fisico non esitava ad affermare che scienza e religione non sono in contrasto, ma hanno bisogno l’una dell’altra per completarsi nella mente di un uomo che pensa seriamente’”. Ed Albert Einstein, rammenta inoltre Ravasi, nell’autobiografico “Out of My Later Years” arrivava a coniare una famosa formula: “La scienza senza la religione è zoppa, la religione senza la scienza è cieca”. Ancora attuale il suo appello all’umanità del 1955, anno della morte, posto dal cardinale a sigillo dell’incontro odierno: “Noi scienziati rivolgiamo un appello come esseri umani rivolti ad esseri umani. Ricordate la vostra umanità e dimenticate pure il resto!”. (R.P.)

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